Commento

Il primo volume monumentale (di tre) su Kafka di Reiner Stach

Sarà perché quest’anno sono i cento anni dalla scomparsa, ma finalmente è disponibile anche in italiano, il primo volume – di tre – della monumentale biografia di Franz Kafka a firma di Reiner Stach, uno dei massimi studiosi dello scrittore praghese. Kafka. I primi anni (il Saggiatore 2024) ripercorre il periodo dal 1883 al 1911. L’epoca della formazione, dalla fine della Belle époque ai primi accenni della Grande Guerra. L’autore offre un viaggio attraverso il mondo di Kafka, utilizzando una vasta gamma di fonti, incluse lettere familiari, ricordi di compagni di scuola e diari di Kafka e dell’amico Max Brod. Stach esplora non solo il Kafka scrittore, ma anche l’individuo, offrendo il ritratto complesso e multidimensionale di un uomo che ha influenzato generazioni di scrittori e lettori. Dal volume emerge il Kafka scrittore, figlio, ebreo, borghese, fratello, amico.

Reiner Stach ha dedicato vent’anni ai tre tomi ed esplora i molteplici Kafka sotto molteplici angolazioni, tra cui aspetti socioeconomici, politici, religiosi, artistici, culturali e linguistici. Il volume traccia l’evoluzione dell’identità del Nostro, inclusi i suoi rapporti con la lingua tedesca nell’ambiente ceco, i suoi tentativi di matrimonio, la sua alienazione dalla vita quotidiana, lo sviluppo sessuale, le tensioni sociali del tempo. Kafka nacque il 3 luglio 1883 a Praga, circondato da sontuosi edifici dell’Altstadtring. Stach ricorda come nel corso del XIX secolo, la città assunse gradualmente l’aspetto di una scenografia cupa, divenuta famosa poi come “Praga magica”. Il cognome Kafka, derivante da “kavka” (“cornacchia”) era abbastanza comune in Boemia. L’uomo Kafka non si può comprendere senza considerare l’ambiente intellettuale animato da figure come Tomáš G. Masaryk, Egon Erwin Kisch, Rainer Maria Rilke o Franz Werfel. Si sa poco della biografia del padre, Hermann Kafka e della madre, Julie Löwy.

Il fratello minore di Franz, Georg Kafka, visse solo per quindici mesi. A parte la “Lettera al padre”, Kafka non lasciò testi strettamente autobiografici. Da ragazzo si interessava ai sogni – Brod, che aveva letto Sigmund Freud, gli diagnosticò una marcata nevrosi ossessiva. Difatti, lo scrittore si aggrappava ai suoi schemi mentali sin dalla sua tenera età. Durante l’adolescenza, iniziò a vedere il padre come oppressivo, ma le gite al mare che compaiono nella famosa “Lettera” sono molto rare. Kafka aveva tre sorelle minori. Ma con Gabriela Kafka (goffa, scontrosa, maliziosa, pigra) e Valerie Kafka (tranquilla, poco assertiva e senza pretese) non aveva grandi rapporti. La questione ebraica compare piuttosto presto nel volume. Gli ebrei a Praga rappresentavano circa il dieci per cento della popolazione. Per Karl Kraus, il caso Hilsner fu soprattutto un insulto alla ragione umana; per Masaryk un’ignominia.

La prima esperienza sessuale di Kafka fu con una commessa ebrea. La sessualità era per lui un campo minato. A partire dai sedici anni, Kafka sperimentò una crescita inusuale e il suo comportamento cambiò notevolmente durante la pubertà. Ma Hermann non considerò mai il figlio un modello di mascolinità. Il ragazzo studiò legge all’Università tedesca di Praga, ma dopo un solo semestre, perse interesse per la storia giuridica romana. Sin dalla gioventù, Kafka frequentava sanatori, tra cui il famoso triangolo termale di Karlsbad, Marienbad e Franzensbad. Reinard Stach ne ripercorre l’ambiente. Le terme erano luoghi di flirt e ricerca di partner. L’atmosfera era resa ancora più vivace da una clientela internazionale proveniente da Ostenda, Parigi o Istanbul. A Zuckmantel (Zlaté Hory), nella Slesia boema, Kafka intrattenne una breve relazione con Hedwig Weiler – che poi gli avrebbe chiesto di restituirle tutte le lettere.

Kafka era consapevole della dicotomia tra il proprio benessere fisico e l’aspetto del suo corpo rispetto agli altri. Non intraprese mai un viaggio di vacanza da solo. Vegetariano – un affronto per il padre – Kafka iniziò a scrivere amatorialmente presto. Ricorda Reiner Stach, che non fu Brod, ma Oskar Pollak, a cui affidò una serie di manoscritti e del cui giudizio letterario si fidava molto. Ma d’altra parte, Kafka discuteva di letteratura con Brod ed era riluttante a far conoscere a chiunque – anche agli amici – i suoi testi incompiuti. Il 19 giugno 1906 ricevette il dottorato al Karolinum da Alfred Weber, fratello di Max Weber. Kafka aveva un rapporto ambivalente con il denaro, ricorda Stach. La sua avversione per qualsiasi spreco, incluso l’acquisto di oggetti che avrebbero reso la vita più facile, lo metteva in ansia. Avere i pomeriggi liberi per leggere e scrivere era più importante del benessere borghese.

Amava frequentare i caffè: all’Arco, al Continental, all’Edison, al Savoy o al Victoria di Praga si trovavano i quotidiani e i periodici. Kafka era affascinato dall’immersione in immagini di persone non bianche e culture straniere. Appassionato di cinema, studiava le locandine dei film per la strada. L’ufficio di Na Poříčí 8 lo vedeva coma la sua “prigione”. Sebbene il suo superiore Eugen Pfohl riconoscesse le sue abilità linguistiche ed espositive, Kafka si lamentava del fatto che il suo lavoro d’ufficio era assurdamente astratto: trattava percentuali di rischio, determinando premi assicurativi. Ma lui amava scrivere: Kafka è stato in grado di reintrodurre l’elemento della fantasia nella realtà. Nonostante Brod non comprendesse perché il suo talentuoso amico non lavorasse più regolarmente e non si applicasse più seriamente, Kafka non condivideva l’aspirazione di Brod di entrare a far parte del ristretto circolo dei più importanti scrittori germanofoni di Praga.

Leggeva autori come Knut Hamsun, Hermann Hesse, Gustave Flaubert e Rudolf Kassner. Reiner Stach mette in luce la metodologia dello scrittore nel selezionare gli elementi da utilizzare nei suoi testi. Non privilegiava necessariamente gli eventi o le esperienze con maggiore significato oggettivo. Il diario di Kafka, come lo definiva lui stesso, fungeva da vestibolo verso la letteratura, dove la realtà vissuta si trasformava in materia letteraria. Con Max e il fratello Otto Brod andò in vacanza anche sul lago di Garda. I Brod adoravano Heinrich Mann, che frequentava regolarmente Riva. Altri viaggi comprendono Parigi, dove Kafka provò quasi uno shock nella sua prima corsa sul métro. Con Brod sarebbe poi andato anche Zurigo, poi sul lago di Lucerna, Lugano e Como. Mai nella mia vita, avrebbe poi scritto Brod, sono stato così allegro come nelle settimane in viaggio con Kafka.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

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