Commento

Il testamento ideale dell’anticollettivista Dario Antiseri

I dubbi del viandante (Rubbettino 2025) di Dario Antiseri, scomparso l’11 febbraio 2026, si rivela oggi, involontariamente, come il suo testamento intellettuale e politico. Da prospettiva cristiana, uno dei filosofi più significativi del panorama italiano contemporaneo, Antiseri aveva dedicato un’intera esistenza a un nucleo coerente di grandi temi – libertà, scienza, anticollettivismo, rapporto tra fede e ragione. E questo breve libro li raccoglie tutti con la lucidità e la passione che lo hanno contraddistinto. Un’opera che, riletta oggi, acquista il peso specifico di un congedo. Il volume si presenta come un viaggio tra i sentieri della conoscenza. Scienza, filosofia e fede s’intrecciano in un dialogo serrato con i grandi interrogativi dell’uomo. E nella bisaccia del viandante si trovano molti compagni di strada: Albert Einstein, Karl Popper, Ludwig Wittgenstein, Hans-Georg Gadamer, Blaise Pascal, Søren Kierkegaard.

Attraverso di loro, Antiseri affronta una serie di questioni che gli erano da sempre care. Cioè l’identità e il destino dell’Europa, le ragioni della democrazia e i veleni che ne corrompono le fondamenta, la difesa della libertà individuale, il rapporto tra cristianesimo e politica, la riforma della scuola e dell’università. Il cuore teorico del volume è la riflessione sulla natura della conoscenza scientifica e sui suoi limiti strutturali. Dario Antiseri segue la lezione di Popper. Ovvero che nessuna teoria è dimostrabile come assolutamente vera, mentre è sempre possibile confutarla attraverso fatti contrari. Il ricercatore non procede per via induttiva e metodica, ma si avvicina ai fatti attraverso scelte intuitive tra teorie possibili. Ne consegue che non esiste alcun metodo per trovare una nuova teoria, nessun metodo per accertarne la verità, nessun metodo per stabilire se un’ipotesi universale sia anche solo probabile. Nella scienza, dunque, nulla è certo o assoluto.

«La scienza è fallibile, perché la scienza è umana», ha scritto Popper. E tutta la conoscenza resta congetturale, interpretazione alla luce di aspettative e teorie pregresse. Non esiste giustificazione definitiva nemmeno per una confutazione. «Tutta la nostra conoscenza è interpretazione alla luce delle nostre aspettative, delle nostre teorie, ed è perciò, in un modo o nell’altro, ipotetica». Una posizione che potrebbe sembrare paralizzante, ma che Antiseri trasforma in un invito alla responsabilità intellettuale. È nella consapevolezza della nostra fallibilità che si rivela la forza autentica della ragione umana. Inciampare in un problema, proporre una soluzione ipotetica, sottoporla alla discussione, imparare dagli errori … Questo è, per Antiseri, il ritmo ineludibile della ricerca. L’autore cita anche Friedrich von Hayek: «Il compito di gran lunga più difficile e di primaria importanza per la ragione umana è quello di comprendere razionalmente le proprie limitazioni».

Nella fallibilità, insiste l’autore, non si deve scorgere la colpa umana, ma la sua condizione. È su questo terreno che si innesta la critica al costruttivismo, uno dei bersagli polemici più cari all’autore e filo conduttore di molte sue battaglie intellettuali. Il costruttivista crede che tutte le istituzioni sociali siano il frutto di piani intenzionali, progetti consapevolmente elaborati da individui o gruppi. Da questa convinzione nasce, come versione distorta, la teoria popperiana della cospirazione: se ogni evento sociale è il risultato di una volontà precisa, allora ogni evento negativo – la povertà, la disoccupazione, le epidemie, i disastri – deve avere un responsabile che ha agito nell’ombra. Quello che il costruttivista non comprende, risponde Antiseri, è che sebbene le istituzioni siano tutte frutto dell’azione umana, solo una minoranza è il risultato di progetti deliberati.

La grande maggioranza è cresciuta spontaneamente, come conseguenza non premeditata di azioni. Ignorare le conseguenze inintenzionali delle azioni umane intenzionali significa fraintendere alla radice il funzionamento della società e aprire la strada a pericolose semplificazioni tanto sul piano teorico quanto su quello politico. Chiude il ragionamento una riflessione sullo storicismo, anch’essa di schietta matrice popperiana. Il corso della storia è influenzato dal sorgere e dallo sviluppo della conoscenza umana. Ma è proprio per questo che non può essere previsto! Poiché non possiamo sapere in anticipo quali teorie o scoperte emergeranno, non esiste alcuna teoria scientifica dello sviluppo storico capace di fondare previsioni affidabili sul futuro. Lo scopo fondamentale dello storicismo è dunque privo di basi solide. Un libro, questo di Dario Antiseri, che non offre certezze – e non lo vuole fare. Offre la dignità intellettuale del dubbio e la libertà che ne deriva.

Amedeo Gasparini

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