I viaggi di Manuela

Il trasloco

Stan Laurel e Oliver Hardy in “The Music Box”, 1932.

Vi ho spesso raccontato che ci sono tanti modi di viaggiare al di là dello spostarsi fisicamente da un luogo all’altro. Si può viaggiare stando fermi, attraverso la mente, la contemplazione, la fantasticheria, la lettura… C’è chi ha percorso mondi e avventure senza muoversi dalla scrivania, dalla poltrona, dalla stanza. Ma c’è un viaggio con tante di quelle ricadute concrete e metaforiche da trasformarsi in un avvincente, malinconico ma anche promettente itinerario nello spazio e nel tempo.

Ogni volta che qualcuno trasloca si ricorda che l’evento, nella scala dei traumi, si colloca in terza posizione, dopo il lutto e il divorzio, però come probabilmente avviene anche per gli altri due drammi non è qualcosa di definitivo; cambiare casa, a volte città, persino paese, se si sta abbastanza bene nella propria vita, non è un fatto terminale sul piano emotivo, chiude una parte e una porta, per aprirne altre, proponendo uno slancio che dal passato trascina verso l’emozione del cambiamento. Ci dicono i tarocchi che quando compare il simbolo della morte, dobbiamo aspettarci non una fine ma una trasformazione.

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