Festival FIT

Immagini, parola e immobilità

Dopo il “prologo” di Fedra, una sorta di passaggio di consegne dal LAC al FIT, il Festival si è aperto ufficialmente nella prima giornata, la prima anche del mese, ieri. Nel pomeriggio la novità è stata costituita dalla fruizione dei materiali di Lingua Madre – capsule per il futuro (premiato, riconoscimento Hystrio, progetto di Carmelo Rifici per supplire alla chiusura del teatro durante il secondo confinamento), sia attraverso le postazioni nella Hall, sia con quello che è stato definito il “salotto cinematografico” nella Sala 4, allestito con varie fogge di poltroncine e sedie (scomodissime quelle in metallo, nonostante i cuscini) e luci soffuse. Un’occasione per il pubblico di trovarsi in una situazione d’intimità, raccolta, ma insieme ad altri per scambiare magari opinioni, dopo l’isolamento domestico, questo secondo gli organizzatori.

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