Cultura

In ricordo di Tomasz Stanko

Nella prima metà del Novecento e oltre, il jazz ha veicolato, soprattutto in Europa, una serie di significati anche politici ed ideologici, oltre a quelli strettamente estetico-musicali.

Tomasz Stanko al Cosmopolite Scene di Oslo il 09.04.16.
Foto: Tore Saere

Il senso di libertà connesso all’espressione artistica degli afro-americani, che attraverso la maturazione di questo genere hanno vissuto un riscatto rispetto ai drammi dei secoli precedenti, è stato fatto proprio anche da musicisti di altre zone del mondo (in particolare, l’Europa orientale, ma anche l’Africa meridionale) le cui situazioni socio-politiche potevano richiamare quelle degli afro-americani. Per i Paesi del cosiddetto blocco socialista, in particolare, l’accostamento creativo al jazz attuato da molti musicisti russi, ungheresi, cecoslovacchi, polacchi e romeni è stato vissuto in modo molto significativo, anche come reazione ai pesanti condizionamenti individuali e ideologici subiti per anni. Musica di liberazione e libertà, il jazz è divenuto per molti di loro un viatico esistenziale, un veicolo per esprimere l’insofferenza verso condizionamenti e censure.

Tra i vari Paesi dell’Europa orientale, la Polonia è forse quello che ha espresso alcuni dei jazzmen più significativi, tutti emersi, non a caso, negli anni Sessanta. Scomparso lo scorso 29 luglio a 76 anni, Tomasz Stanko, trombettista e autore, era uno dei personaggi di punta di questo vivace ambiente musicale, nel quale era emerso, mezzo secolo fa, grazie a una serie di collaborazioni con due dei maggiori colleghi nazionali, i pianisti Krzystof Komeda e Adam Makowicz, e poi formando un gruppo col violinista Zbgniew Seifert. La sua carriera, nel tempo, si è aperta a incontri con colleghi statunitensi anche di notevole caratura, quali Cecil Taylor, Lester Bowie e Jack DeJohnette, ma ha avuto il vero punto di svolta con la sua collaborazione discografica all’etichetta tedesca ECM. Lo ricordiamo per la sonorità intensa, malinconica e struggente, assolutamente personale: voce isolata, vibrante e autentica, di un mondo diverso e appartato.

Luca Cerchiari
(Università di Milano-IULM)

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