Letteratura

La fragilità del percorso di Susanna Tamaro

Sold out per Susanna Tamaro all’USI di Lugano, nella sala legnosa dell’Auditorium, dove – attraverso le domande di Ferruccio de Bortoli – nel tardo pomeriggio di martedì 20 – la nota scrittrice italiana ha presentato il suo ultimo libro Il tuo sguardo illumina il mondo. «È la prima volta che Susanna Tamaro presenta in Ticino un suo libro: un piccolo onore per il nostro Cantone», esordisce nei doverosi saluti di casa il Direttore del Corriere del Ticino – organizzatore dell’evento – Fabio Pontiggia.

«Un libro scritto a quattro mani da Susanna Tamaro, in onore di un amico»: a quattro mani, perché scritto da e in memoria di Pierluigi Cappello, scomparso il primo ottobre 2017. Il tuo sguardo illumina il mondo è un libro a contatto con la natura, verde come la copertina, con ricchi interrogativi sul nostro tempo e sulle relazioni che intratteniamo col prossimo. «La promessa era che il libro sarebbe stato scritto assieme», spiega Tamaro. La scrittrice triestina voleva che la sua pubblicazione fosse «il prolungamento della vita di un amico scomparso», il co-autore del volumetto. «L’amicizia è il più bello e nobile dei sentimenti», continua la scrittrice, «ma è anche il più complesso: coltivarla è un’arte. La vita con amici è vita di salvezza.» E in un mondo che corre sempre più veloce, dove sembra non esserci tempo per riflettere e tornare alla propria “essenza umana”, tutto passa – e scorre – con molta indifferenza. «Ci siamo dimenticati dell’importanza di invecchiare»: la vecchiaia percepita come un male da cui star lontano.

«I titoli di Susanna», commenta de Bortoli, «sono sempre pertinenti e ricchi di fascino: l’autrice prende per mano il lettore, in un rapporto con la natura straordinariamente intenso.» Un diario di amicizia che continua metafisicamente: l’amicizia tra Susanna a Pierluigi è eterna. Ma per Susanna è anche «la più pesante pietra all’interno della gerla.» E il perché si capisce: con l’uscita della sua ultima fatica letteraria – Tamaro ha raggiunto la notorietà nazionale con Va’ dove ti porta il cuore del 1994 – la scrittrice ha annunciato che sin dall’infanzia soffre della sindrome di Asperger. «I miei libri vivono nel silenzio: nel mondo pieno di confusione, bisogna fare uscire le parole dal silenzio per condividerle con gli altri. Scrivere è condividere un silenzio; scrivere per me è la cosa più difficile del mondo», affermazione non proprio convenzionale per una scrittrice che, è corretto ricordarlo, è sempre stata e si definisce una “reietta”, un’outsider. «Scrivere per me è un’attività misteriosa. Leggo tanto per preparare i miei libri: preparo tutti gli elementi in dispensa, ma poi il resto non dipende da me.»

Il tuo sguardo illumina il mondo è un libro intimo, che prosegue nell’adolescenza, quando – e l’autrice lo ricorda bene, ma con intuibile riluttanza lenita dal passaggio del tempo – «bisognava sempre essere qualcosa» e «avere il cantante di riferimento», altrimenti non eri nessuno. «Ho affrontato tutta la trafila dei borderline: ogni luogo mi stava stretto» (anche quella comunità più o meno immaginaria, salotto letterario, settariamente avvolto da ideologie snob, simil-aristocratiche e progressiste). Una sofferenza l’esclusione – interiore ed esteriore – di Susanna Tamaro; sofferenza descritta in maniera fitta anche nel suo nuovo libro: «la mia famiglia era disfunzionale», ricorda. I genitori «non erano portati a capire l’altro: una cosa durissima.» Ma tutto passa, tutto scorre: «questo» – come spesso accade – «mi ha dato la possibilità di capire gli altri.» L’autrice ricorda anche i sommarsi e sepolti litigi col padre (che nella vita le ha fatto solo quattro regali): «i miei genitori erano anime diverse. Erano cresciuti dopo la Seconda Guerra Mondiale», cosa che ha creato grande fragilità. «Da cose malate non nascono mai cose sane. E quindi, ad un certo punto, sono diventata genitore dei miei genitori», morti tutti e due in relativa giovane età. Ma poi il perdono: «quello che è stato è stato. Ho cercato – negli ultimi anni – di avere un rapporto bello, intenso e sereno con loro.»

Scrittura e poesia sono state medicine nel travagliato percorso della scrittrice: scoprire il potere dirompente delle parole è stata, appunto, «quella lama di luce, quella feritoia interna nella torre della solitudine che ha portato alla pace interiore.» Per Susanna Tamaro, la letteratura è stata un’arma: «da bambina ero affetta da mutismo»; le parole le rimanevano seppellite in gola. Un pozzo di silenzio. «Scoprire la poesia è stato coprire la voce delle mie parole.» Una forma di liberazione, «uno specchio con cui confrontarsi.» La lettura cambia chiunque: la lettura aiuta ad uscire dal tempo che si vive. «Franz Kafka è stato un autore fondamentale.» Importante anche Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij («quando l’ho letto mi sono anche ammalata»). E oggi? «Oggi siamo poveri di letteratura. Oggi non c’è l’ossatura di una cultura classica»: il lettore consuma il libro, ma tuttavia non lo assorbe.

Il tuo sguardo illumina il mondo non è solo un viaggio interiore di Susanna e Pierluigi: la natura è il tema cardine della nuova pubblicazione di Tamaro. Il terremoto del Friuli del 1976 («affrontato dal genio friulano», come ricorda de Bortoli) è stato uno stravolgimento per l’autrice: «si pensa che tutto sia solido, ma io ho sofferto molto lo stress post-terremoto. Quel giorno ero in pantaloncini corti, maglietta e infradito: nella nudità, nella fragilità della mia vita.» L’abbattimento delle certezze umane. «La forza d’animo è stata sostituita dalla forza di carattere: la forza d’animo è quella parte dell’uomo che lo rende immortale.» Con la forza interiore – la parte più vera, autentica, profonda e assoluta – «emerge la natura dell’uomo.» La forza d’animo prevede il futuro: «quante cose possiamo superare con la nostra forza interiore!»
E a proposito di forza interiore, in contemporanea col terremoto del Friuli, Susanna Tamaro metabolizza anche la sua “discesa romana”, quando la giovane e fragile ragazza di allora – circondata dal caos capitolino – andava alla scuola di Cinecittà, raggiungibile in due ore di mezzi pubblici (già terribili allora). Sono gli anni del tardo terrorismo, della violenza: «anni angosciosi. Mi ricordo perfettamente il rapimento di Aldo Moro, le manifestazioni, la polizia, i lacrimogeni, le bombe …» Una Roma a ferro e fuoco; «la cupezza degli anni Settanta, che abbiamo dimenticato troppo pesto.» Negli anni del terrorismo sono morti circa quattrocentoquaranta persone a causa del piombo e delle cosiddette “gambizzazioni”: «molte persone non si sono nemmeno ravvedute per quello che hanno fatto.» Ma il terrorismo è stato battuto dall’Italia democratica: «una Storia fatta da assassini, che sono passati alla Storia» e che anzi hanno insegnato in cattedra e sproloquiato – ancora oggi – sui giornali (che, all’epoca, non hanno preso/non prendevano le necessarie e nette distanze dai gruppi estremisti dei “compagni che sbagliano”).

Il libricino edito da Solferino «è stato difficilissimo da scrivere. Il dolore era ancora troppo vivo.» Nonostante Susanna abbia approfonditamente conosciuto Pierluigi Cappello per pochissimi anni, lo ha accompagnato con serenità – e sofferenza – fino alla fine del suo percorso terreno. «Era molto turbato da quello che sta succedendo nel mondo. E quando è morto, ho subito pensato a come avrei risolto l’incandescente dolore. Ogni mattina ero disperata.» La scrittrice non riusciva a scrivere («una lama che ha trafitto la mia vita»). Ma alla fine della vita di Pierluigi arrivarono gli angeli: «fin da bambina ho creduto ad un angelo custode.» E quando la situazione s’è messa male, anche Pierluigi ha chiesto aiuto agli angeli di Susanna. «Dimentichiamo che la nostra vita è un mistero. Sono credente – parte molto importante della mia vita – e nei momenti difficili ho sempre sentito qualcuno che mi aiutava.» Qualcosa sosteneva la fragile vita di Susanna Tamaro. E forse aveva ragione lei. Forse, erano veramente le ali di un angelo.

Amedeo Gasparini

 

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