“La lingua rubata” riflette sul potere della parola
In occasione della ventesima edizione del festival Babel (Bellinzona, 11-14 settembre), esce La lingua rubata. Di letteratura, Palestina e silenzio, un piccolo libro della scrittrice palestinese Adania Shibli, che riflette sul potere e sulla fragilità della parola di fronte all’annientamento di un popolo e della sua cultura. Il volume raccoglie anche una conversazione con la saggista Maria Nadotti.
«In Palestina/Israele – scrive Shibli – ti rendi conto che la lingua può essere distrutta, maltrattata, diventare fonte di dolore. Come fidarsi della parola quando proprio il linguaggio ti abbandona?» Eppure, anche di fronte alla crudeltà e alla perdita, la letteratura resiste, cercando modi di dire l’indicibile.
Adania Shibli (Palestina, 1974) ha pubblicato in italiano la raccolta Pallidi segni di quiete e i romanzi Sensi e Un dettaglio minore, finalista al National Book Award 2020 e all’International Booker Prize 2021. Maria Nadotti (Torino, 1949) è giornalista, saggista e traduttrice, impegnata da anni sulla questione palestino-israeliana.
Il libro, tradotto da Nausikaa Angelotti e Daniela Marina Rossi, fa parte della collana «Alfabeti Babel» ed è disponibile in Ticino dall’11 settembre e in Italia dal 25 settembre 2025 (56 pagine, CHF 8.– | € 8.00).