Fine ottobre di fuoco su molte piazze non solo in Italia. Come tentare di arginare lo scatenamento della protesta, con schiere di manifestanti e agitatori, spesso anche adolescenti.

Disordini a Milano
La generazione dei nonni che erano giovani negli anni 60 sognava – e prendo a prestito le parole dell’amica giornalista e scrittrice Mariapia Bonanate – “un’Europa costruita dal basso, libera nelle sue comunità e popoli che, superando i sistemi statuali e ideologici precedenti, realizzasse quegli ideali di giustizia e di libertà nell’ordine per cui si batterono i Resistenti (come si legge nel numero di presentazione di “Giovani a Torino” del marzo 1963). La nostra convinzione era che l’Italia avrebbe risolto i suoi problemi solo in un’Europa comunitaria. Su com’è andata, ciascuno ha potuto farsi un giudizio, specialmente confrontandolo con il presente. Siamo in clima di coprifuoco da Milano a Roma, per stare a questo ottobre 2026 che va a alla fine: e come termometro basta aprire o leggere un qualsiasi notiziario, con imbottitura di domande e spavento, di acque tirate dai politici, ciascuno al proprio mulino. Pensassero – in molti – alle responsabilità che hanno e di cui dovrebbero dar conto ai cittadini…
Sempre Mariapia Bonanante, classe 1940, sulla soglia del XXI secolo si dichiarava certa dell’importanza fondamentale del rapporto fra giovani, adulti e anziani: ai primi era assegnato il rinnovamento di cui erano portatori, ai secondi si chiedeva di difendere e conservare i valori reali dell’ordinamento precedente, utilizzando a fin di bene l’esperienza e le capacità di cui sono naturali detentori. “I nostri maestri – ricordava la Bonanate – erano il laico Piero Gobetti con il suo liberalismo popolare, e il cattolico Felice Balbo, con la sua rinnovata filosofia dell’essere come strumento di liberazione dell’uomo”.
Queste erano le battaglie, le polemiche, le utopie di allora. E oggi? Con un volo di un quarto di secolo, planando su quanto accaduto con i soqquadri di Torino, Milano, Bologna – e ancora si è nella paura che possano ripetersi – pare di essere catapultati in un’altra era geologica per le modalità di violenza che si sono viste e soprattutto sulle cause della guerriglia con sabotaggi, devastazioni e saccheggi. Che cosa c’è a scatenare tanta rabbia con protagonisti-vittime al tempo stesso tanti adolescenti, persino un bambino di 12 anni, presentato come “una scheggia impazzita” dell’assalto?
Una miscela di veleni: guerra ibrida, forse potenze straniere nell’ombra a muovere i fili, social-network, famiglie allo sbando, disagio di nuove generazioni senza radici, fra le maggiori cause individuate. E intanto solita guerra parallela nelle interpretazioni e immancabile botta-risposta per colpe, responsabilità, ritardi in interminabili dibattiti.
La cartografia del nuovo potere
Un’analisi tra le più lucide e interessanti è andata in onda nella mattutina “Edicola del GR1” (ore 6, venerdì 23 ottobre) con Enrica Belli come spigliata e abile conduttrice e l’ospite Maurizio Molinari, saggista molto preparato, direttore editoriale di Sapere Aude Editori, esperto in questioni internazionali.

Enrica Belli
Interrogato se sia già possibile intravedere un nuovo equilibrio tra gli Stati, tra le potenze, Molinari, autore del libro “Le mappe per capire il potere. I dieci scenari interconnessi del nostro mondo” (Rizzoli), ha spiegato che “servono nuove mappe, capaci di sovrapporre geopolitiche e geoeconomia. Non basta un’unica mappa perché viviamo in un mondo complesso. Ogni stagione ha una cartografia del potere. Nel nostro tempo è strutturata in maniera diversa. Noi abbiamo tecnologia, ricerca, armi, demografia: devono essere messe tutte assieme…”. E a delineare le nuove mappe oggi, ad avvelenare la vita politica delle democrazie, oltre le potenze straniere nel mirino come Russia, Cina, Iran e Nord Corea, c’è l’incidenza ancora tutta da soppesare, ma già ben presente dell’Intelligenza Artificiale. Basti pensare alle “5 aziende private in California, che sono più importanti degli Stati e ai giganti delle nuove tecnologie”, ha spiegato Molinari citando Elon Musk. Uno dei possibili obiettivi allora è “creare scompiglio, far implodere l’Europa, le democrazie. Siamo sotto attacco e la difesa migliore è dei singoli cittadini”.

Maurizio Molinari al Meeting di Rimini
La destabilizzazione dell’Europa
Alla puntuale osservazione della Bruni sul perché – se l’Europa è sostanzialmente debole di fronte alle grandi potenze ed a quelle emergenti – c’è comunque tanto interesse per destabilizzarla, Molinari ha dato la sua versione. “Fondamentalmente perché il nemico di questi attori è la vita democratica, basata sullo stato di diritto, sulla rappresentanza, sui parlamenti, sui corpi intermedi, sui sindacati, sulle associazioni di volontari, quindi una società formidabile. È la società che ha vinto contro il nazifascismo, contro il comunismo sovietico. La realtà vera è che la democrazia liberale si è affermata nel Novecento e le autocrazie o i populisti considerano questo modello il loro avversario…”.
La rivolta senza ideologie
Puntando poi lo zoom sui disordini di Milano, messa sotto scacco da teppisti teenager, molto interessante l’approccio di Molinari ai protagonisti della rivolta senza ideologie come è stata chiamata, partendo dal fattore inconsapevolezza e dalla necessità di parlare con questi ragazzi e auspicando il superamento del rancore e dell’odio. “Bisogna far loro capire – ha detto – che in ultima istanza la violenza, l’odio, l’avversione nuocciono innanzi tutto a loro stessi… Il disagio giovanile esiste, i social lo cavalcano, lo rendono estremo. Io credo che noi dobbiamo stare dalla parte dei genitori di questi ragazzi che sono le prime vittime. Quando i genitori in lacrime dicono “i miei figli hanno sbagliato”, significa che i genitori stanno dalla parte giusta, comprendono che il veleno sta indebolendo le loro famiglie. Dobbiamo aiutarli, dobbiamo creare una cornice di sostegno per queste famiglie…”.
Sono parole chiare, franche e anche ferme, che sono echeggiate poco in questi giorni nei mass media, con notiziari grondanti cronache, commenti, approfondimenti a non finire, il solito visto da destra e visto da sinistra, con stucchevoli slalom tra “sì, però, ma, forse, tuttavia…”.
Basta messaggi di odio
In molti hanno riportato in primo piano la necessità di mettere paletti ai social. Vista l’emergenza che è ormai internazionale, si batte il chiodo del divieto fino ai 14 anni: necessario, utile, urgente? Le scuole di pensiero sono tante, gli interrogativi molti, ma qualche normativa forse si impone. Maurizio Molinari non ha dubbi sulla necessità di regolamentazione, perché a suo giudizio – peraltro più che condivisibile – “le democrazie si basano fondamentalmente sull’adesione dei singoli. La forza della democrazia, ciò che la distingue da un regime autoritario, è che in questo c’è l’imposizione da parte dello Stato, mentre in una democrazia c’è la volontà dei singoli. A rendere imbattibili le democrazie sono i singoli che le difendono, perché tutelano le loro libertà”.
Il plusvalore coraggioso di Molinari sta nell’indicare ai singoli l’obbligo di capire che “moltiplicare i messaggi di odio, aggredire il prossimo da un punto di vista verbale, indebolisce i nostri diritti. Siamo noi stessi ributtando o rigenerando messaggi di ostilità nei confronti del prossimo, attraverso i social, a generare questa ondata. Se noi per primi iniziamo a ragionare, a capire che si può discutere di tutto ma non odiare il prossimo, la democrazia diventerà più forte e respingerà questo assalto”.

Fulvio Scaparro
Il rifiuto del catastrofismo sui giovani
Pessimismo e catastrofismo non giovano certo a una “buona” educazione, che non è – come ripete il prof. Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, psicoanalista ed ex docente di Psicopedagogia all’Università degli Studi di Milano, una delle figure più autorevoli in Italia sul tema dell’educazione dell’infanzia, dell’adolescenza e della gestione dei conflitti familiari. La sua visione pedagogica mette al centro la tutela dei diritti dei bambini e la responsabilità civile degli adulti.
Un concetto chiave di Scaparro è che “educare non è un mestiere per gente pigra. Educare significa dare regole chiare e saper dialogare” e andando controcorrente rispetto a molte narrazioni mediatiche che descrivono i giovani di oggi in termini puramente negativi o problematici, Scaparro invita gli adulti a evitare descrizioni catastrofiche del futuro dei giovani e a compiere invece un esame di coscienza su come il mondo adulto concepisce l’esistenza e sui modelli che concretamente trasmette”.
Giuseppe Zois