Teatro

L’amor borghese da Shakespeare ad Ortoleva

“La dodicesima notte (o quello che volete)” di Giovanni Ortoleva. © LAC Lugano Arte e Cultura / Foto Luca Del Pia

Un paranoico che si dichiara savio, un idiota in costume d’Arlecchino e un uomo pazzo d’amore: sono questi tre bizzarri personaggi ad aver accolto i primi spettatori de La dodicesima notte (o quello che volete) di William Shakespeare diretta dal giovane regista fiorentino Giovanni Ortoleva. Tre “maschere” che non tarderanno a cadere, nello svolgersi di una trama fitta di equivoci come nell’originale commedia secentesca, ma arricchita da dettagli rivelatori, intessuti nei vestiti di scena ed evocati nella suggestiva scenografia. Riannodando i fili dell’intricata vicenda, si scoprirà che l’uomo nel suo grigio completo era sì perseguitato, ma dal sogno erotico dell’ascesa sociale, che il buffone di corte è ben più saggio degli inquieti soggetti che lo circondano, e che il folle innamorato è in preda a una passione masochistica, crogiolandosi nel dolore per un amore non corrisposto. Un desiderio tossico nutrito dalle note melanconiche che il Duca Orsino (Giovanni Drago) chiede ancora ed ancora all’Idiota-Feste (Francesca Osso) dall’alto del “regno” da cui troneggia, illuminato da una sinistra luce verde. Un veleno, o un virus, che non risparmia nessuno nell’antica Illiria, «la terra dell’illusione» (illusion) e della «malattia d’amore» (illness), come l’ha definita il regista. Un disperato regno del (dis)amore, abitato da abili ingannatori ed ingenui ingannati, su cui aleggiano dei putti alati e festosi che sembrano aver scagliato il loro dardo su tutti i personaggi e nessuno.

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