Cultura

L’attualità del pensiero di Carlo Cattaneo

Carlo Cattaneo. Disegno del sig. Barchetta, incisione del prof. Salvioni

Il terzo appuntamento dell’Associazione Carlo Cattaneo ha visto come relatori tre ospiti d’eccezione – Alberto Martinelli, Giorgio Bigatti e Carlo Ossola – che, nella serata di ieri, hanno spiegato al folto pubblico presente all’USI l’attualità del pensiero dell’intellettuale milanese.

Alberto Martinelli, Professore emerito di Scienza politica e Sociologia all’Università degli studi di Milano, si è occupato del federalismo di Cattaneo, considerato dallo stesso come l’unica teoria politica atta a garantire la libertà dell’individuo e dei popoli. Il federalismo di Cattaneo, come sottolineato da Martinelli, coinvolgeva anche la sua ideologia del pluralismo, delle diversità e delle varietà. Egli intendeva infatti il processo conoscitivo come frutto della collaborazione degli uomini. L’eclettico studioso, guardando all’esempio degli Stati Uniti d’America e della Svizzera cantonale, propugnava l’idea di un federalismo democratico, volto a difendere le autonomie regionali e contrastare ogni forma di centralismo. Memore dell’insegnamento di Romagnosi e degli illuministi lombardi, riteneva che «i popoli debbono farsi continuo specchio fra loro, perché li interessi della civiltà sono solidari e comuni; perché la scienza è una, l’arte è una, la gloria è una». All’epoca prevalse l’opinione centralistica, con Mazzini e Garibaldi, ma le sue idee si rilevarono fruttuose nel lungo termine, e si possono scorgere nelle autonomie regionali e nell’Unione europea.

Giorgio Bigatti, Professore di Storia Economica presso l’Università Bocconi di Milano, si è invece occupato delle Notizie naturali e civili su la Lombardia (1844) di Cattaneo, e su come esse vennero riviste negli ultimi trent’anni. In quest’opera, l’intellettuale milanese tiene a sottolineare, da un lato, la necessità di intervenire affinché le potenzialità della regione fossero sfruttate al meglio e, dall’altro, esorta la Lombardia a mettersi al passo dell’Europa che, all’epoca, si era ormai ampiamente modernizzata. L’opera – che consta di alcuni scritti riguardanti il profilo storico-culturale della regione, le risorse territoriali, le reti di scambio e i fattori propulsivi dell’economia lombarda – è stata rimaneggiata in tre antologie: da Norberto Bobbio nel 1971, da Giuseppe Armani nel 1979 e da Angelo Moioli nel 2002. Quello che appare interessante, e che conferma la vitalità dell’opera di Cattaneo e del suo messaggio, è che in base alla scelta di montaggio degli scritti emergono dei testi profondamente diversi.

Ha concluso la serata l’appassionato intervento di Carlo Ossola, ex Direttore dell’Istituto di studi italiani dell’USI (2007-2016) e Professore di Letterature moderne dell’Europa neolatina presso il Collège de France di Parigi (dal 2000). Il critico si è soffermato sugli scritti letterari di Cattaneo e ha sottolineato come il suo approccio sia alle basi della letteratura comparata. L’interesse dello studioso per la letteratura emerge in particolare nell’opera in tre volumi intitolata Alcuni scritti del Dr. Carlo Cattaneo (1846-1847), ove afferma che, dopo essersi dedicato a ferrovie, riforme legislative, tariffe e banche, gli è parso opportuno scrivere «un volume tutto di letterarie divagazioni». Due anni dopo, nel 1839, recensirà su Il Politecnico la Vita di Dante di Cesare Balbo, e scriverà un libro Sulla Scienza Nuova di Giambattista Vico. Al centro di questi testi vi è l’idea che l’individuo è frutto della cultura che lo circonda. In particolare, nel saggio dedicato al Vate, afferma che «i destini delle nazioni si sono complicati fra loro inestricabilmente; e le religioni, le guerre, le finanze, le lettere, le mode, le carte pubbliche, le società industri, fecero di tutta l’Europa un solo vortice», mentre in quello su Vico, emerge l’idea della società come un’azienda, a cui l’individuo collabora traendone beneficio. Anche negli scritti di linguistica di Cattaneo emerge questa tesi; qui sostiene che «l’Europa è un vivaio di lingue», che questa diversità è un bene ed è necessario che tutte le lingue siano mantenute. Il metodo condotto da Cattaneo nei suoi scritti, conclude Ossola, è quello della comparazione per avvicinare, e non per disgiungere. La molteplicità dei modelli, come dichiarato dallo stesso Cattaneo, assicura «la libertà degli studi e prepara da lungi la feconda e varia potenza delle opere». Fu proprio la mentalità di Cattaneo e il suo metodo ad ispirare la nascita della letteratura comparata, istituita formalmente in Francia nel 1830, con Claude Fauriel.

Lucrezia Greppi

In cima