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Le Corbusier, la Weissenhofsiedlung e l’invenzione dell’abitare contemporaneo

Sulle colline della parte occidentale di Stoccarda, la Weissenhofsiedlung raggruppa un quartiere residenziale e al contempo la memoria di un laboratorio a cielo aperto, nato nel 1927 come progetto sperimentale promosso dal Deutscher Werkbund per rispondere alla crisi abitativa del primo Dopoguerra. Tra le case bianche che punteggiano il pendio, quella che colpisce immediatamente è il Doppelhaus progettato da Le Corbusier. È la più iconica: luminosa, con una bella vista sulla città. Oggi è l’unico edificio dell’insediamento visitabile come museo, mentre tutte le altre abitazioni sono private. La Weissenhofsiedlung è più piccola rispetto ad altri esperimenti contemporanei, come il Bauhaus di Dessau-Roßlau. Ma non meno innovativa. Qui si concentrò una straordinaria varietà di linguaggi architettonici, con l’obiettivo di ripensare radicalmente il modo di abitare. Il percorso inizia dal Weissenhofmuseum, presso la casa di Le Corbusier, in Rathenaustraße 1.

L’edificio, costruito nel 1927 per la mostra “Die Wohnung”, è aperto al pubblico dal 2006 e dal 2016 è entrato a far parte del patrimonio mondiale UNESCO. Il museo è organizzato in due metà distinte. La parte sinistra è dedicata alla storia della Weissenhofsiedlung. Il percorso è cronologico e copre un arco temporale dal 1907 fino a oggi. Gli ambienti raccontano le trasformazioni dell’edificio, profondamente modificato già dagli anni Trenta. Tracce delle ristrutturazioni degli anni Sessanta, insieme a segni visibili su pareti e pavimenti, restituiscono la complessità della sua storia. La metà destra della casa restituisce l’atmosfera del 1927. Qui è stato ricostruito il concetto di “casa trasformabile” elaborato da Le Corbusier. Gran parte degli interni originali era andata perduta negli anni Trenta, ma intervenne un restauro negli anni Ottanta.

Visitando questa parte, si ha l’impressione concreta di entrare nella Werkbundausstellung del 1927, che attirò circa 500mila visitatori e presentava non solo nuove architetture, ma anche nuovi arredi e nuove tecniche costruttive. L’idea alla base della Weissenhofsiedlung nasce dalla collaborazione tra la città di Stoccarda e il Deutscher Werkbund, uniti nella ricerca di soluzioni innovative alla carenza di alloggi. Il piano urbanistico fu affidato a Ludwig Mies van der Rohe, che coordinò un gruppo internazionale di architetti. La realizzazione avvenne in tempi rapidissimi. Il risultato fu un insieme di 33 edifici che rappresentavano un campionario delle tendenze più avanzate dell’epoca. Il percorso esterno attraverso il quartiere permette di cogliere questa varietà. Non tutte le case sono sopravvissute: dieci degli edifici originari furono distrutti durante la guerra e nel Dopoguerra, e sostituiti da nuove costruzioni.

All’interno del museo, la visita si apre simbolicamente dalla ex lavanderia, che negli anni della costruzione fu utilizzata anche come ufficio dal giovane architetto Alfred Roth. Da qui si passa agli ambienti domestici, che raccontano la vita quotidiana della classe media colta degli anni Venti, a cui queste abitazioni erano destinate. La “Mädchenzimmer”, la stanza della domestica, testimonia la presenza di personale di servizio nelle case dell’epoca. È esposto un letto originale della ditta Arnold, risalente al 1928. La Frühstückszimmer, nel corpo scala, era concepita come spazio multifunzionale. Il soggiorno e la camera da letto incarnano l’idea di spazio flessibile: i letti scompaiono durante il giorno all’interno di armadi a muro, mentre pareti scorrevoli permettono di ampliare o ridurre gli ambienti. I tavoli sono stati ricostruiti secondo i disegni originali, mentre le sedie Thonet corrispondono al modello 209 selezionato da Roth.

In esposizione si trovano ricostruzioni fedeli. Sulla parete è visibile la riproduzione dell’opera “Abstrakt in Rot” di Willi Baumeister, del 1927. La cucina presenta un piano di lavoro in cemento con lavello integrato e armadi inferiori ricostruiti. Nel 1927 era dotata di un fornello a gas della marca Prometheus, esempio di tecnologia domestica moderna. Il bagno conserva elementi sanitari originali degli anni Venti. L’arredo e la ricostruzione del camino, realizzati nel 1984, riprendono il progetto originale. Infine, il giardino sul tetto rappresenta uno degli elementi chiave dell’architettura di Le Corbusier. Una terrazza ampia, organizzata con vasche per piante disposte a piccolo labirinto. La Weissenhofsiedlung ebbe una storia complessa: già negli anni Trenta fu oggetto di critiche e ostilità, soprattutto durante il regime nazista. Ma oggi, passeggiare tra queste case significa attraversare un momento cruciale della storia dell’architettura.

Amedeo Gasparini

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