Teatro

Leopardi “fuori misura”: il poeta raccontato da un goffo e dotto professore

Wor(l)ds Festival Lugano, Fuori Misura (Il Leopardi come non ve l’ha mai raccontato nessuno), Parco Ciani, 10 luglio 2019.

Il Wor(l)ds Festival Lugano si è ormai guadagnato un fedele pubblico, che accorre sempre numeroso ad assistere agli interessanti eventi proposti. Ieri sera, ad intrattenere gli spettatori del Parco Ciani, è stato Andrea Robbiano nei panni di Andrea Roversi: un giovane laureato in Lettere e Filosofia che deve accontentarsi di un impiego in un call center sino a che non riesce a realizzare il suo sogno, quello di diventare professore. All’entusiasmo seguono la paura e i dubbi, espressi al custode algerino della sua palazzina, Salim (abilmente interpretato dallo stesso Robbiano), che, forte della sua saggezza popolare, convince infine l’impacciato Roversi a prendere coraggio e recarsi all’Istituto Pietro Verri, scuola in cui studiò da ragazzo, e dove è chiamato a sostituire una professoressa di letteratura.

Ecco allora la “funerea” notizia… Roversi, dopo aver tenuto un siparietto comico (che ha non poco divertito i presenti, i quali hanno spesso applaudito l’attore a scena aperta), dove con grande passione presentava i maggiori scrittori italiani (Pascoli, Carducci, Petrarca, Dante), apprende che l’autore di cui dovrà trattare è niente di meno che Giacomo Leopardi. Si interrompe la musica gioviale, e segue silenzio e disperazione: «Dovrò parlare ai ragazzi di Leopardi…», afferma lo sconsolato professore. Grandi risate fra il pubblico, che non possono che indignare gli estimatori del filosofo recanatese, spesso ricordato per il suo pessimismo, e non per il suo genio. Lo spettacolo delle Manifatture Teatrali Milanesi, Fuori Misura (Il Leopardi come non ve l’ha mai raccontato nessuno), si riscatterà, avendo come fine proprio quello di spiegare le ragioni che condussero Leopardi al suo nichilismo.

Roversi, passando fra gli spettatori-alunni, giunge finalmente all’agognata cattedra, e procede alla sua esitante presentazione: a dispetto di tante riflessioni sull’approccio migliore da adottare con i ragazzi, è un vero disastro. Una serie di gaffe accompagnano il suo esordio da insegnante, ma ecco che il goffo Roversi si trasforma e ci incanta quando inizia a parlare di Leopardi: del mondo in cui viveva (privo delle moderne tecnologie e degli odierni intrattenimenti) e della casa paterna, ove abbondavano libri (ben 20’000 volumi) ma vi erano ben pochi divertimenti. Quella di Leopardi fu infatti un’educazione molto rigida; il giovane rampollo, educato e istruito da un precettore (e abate), all’età di soli 8 anni sapeva perfettamente il latino, e negli anni affina sempre più lo studio dei più variegati saperi.

Uno studio “matto e disperatissimo” – pensava il poeta – lo conduce alla malattia (la medicina, ai tempi, non era giunta agli odierni progressi). In realtà, lo scrittore recanatese soffriva del morbo di Pott, una forma di tubercolosi extrapolmonare che, localizzato nelle vertebre della colonna, distrugge progressivamente i tessuti vertebrali (e prevede diverse complicazioni, non ultima quella cardio-respiratoria). Lungi dall’essere ammirato per il proprio genio, era deriso dai suoi compaesani, incapaci di guardare al di là di quella esile e minuta figura (che raggiungeva un metro e trentanove di altezza). La sofferenza, fisica e morale, lo conducono alla disperazione e al pessimismo, ma anche alla volontà di sopraffare il dolore. Nasce così, in Leopardi, il desiderio di fuga, nel 1819, destinato però a non concretizzarsi. Dopo qualche anno Leopardi viaggerà però molto: Roma, Milano, Bologna, Firenze, Pisa, di nuovo Firenze e, infine, Napoli, ove si spense all’età di trentanove anni.

Il suo essere “oltre misura” lo condusse alla fama, la sua disperazione lo portò a comporre le poesie più belle di tutti i tempi. Lo spettacolo si è concluso con una recitazione dell’Infinito, dove ogni verso ed ogni singola parola, ha assunto un senso proprio, avendoci l’attore spiegato l’universo immaginario e reale che ruotava attorno a Leopardi.

Lucrezia Greppi

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