Commento

L’insipida ballerina di Patrick Modiano

Sarà anche Premio Nobel – e vogliamo ben credere che abbia fatto lavori che fossero meno insipidi di questo – Patrick Modiano che con La ballerina (Einaudi 2025) scrive un breve racconto senza colpi di scena né grosse aggiunte all’immaginario letterario contemporaneo. Il breve romanzo si muove su binari fin troppo familiari nella produzione modianesca. Una Parigi di anni lontani, una giovane donna dai contorni sfumati che insegue il sogno del palcoscenico senza abbandonare il ruolo di madre del piccolo Pierre e il narratore senza nome che custodisce frammenti di una storia destinata a rimanere incompiuta. La struttura narrativa in prima persona affida al protagonista-scrittore il compito di ricostruire le «tessere di un puzzle, separate le une dalle altre per sempre». Metafora che suona ormai logora nella penna di Modiano. I loro destini si erano incrociati quando entrambi cercavano di spiccare il volo, lei sul palcoscenico, lui nel mondo della letteratura.

Ma questa corrispondenza di ambizioni artistiche parallele non riesce a generare tensione narrativa sufficiente. Il romanzo procede tra passeggiate nella Parigi «rischiarata da quella luce che a volte si ritrova nei sogni» – una prosa che oscilla tra l’evocativo e il manierato. Le confidenze taciute e i fitti silenzi che punteggiano il racconto sembrano più espediente stilistico che necessità narrativa. La ballerina non parla mai della sua «nebulosa vita precedente» né del padre di Pierre. Ma questa reticenza, anziché creare mistero, genera solo un senso di incompiutezza frustante per il lettore. L’unico elemento che sembra conservare autenticità emotiva è il rapporto tra il narratore e Pierre, schivo e solitario come lo era stato il protagonista durante l’infanzia. È significativo che sia proprio il volto di Pierre «l’unico che il tempo non ha offuscato» … Quasi che solo l’innocenza infantile possa resistere alla corrosione della memoria che Patrick Modiano ama esplorare.

La contrapposizione tra la Parigi del passato e quella contemporanea, «estranea, chiassosa, un grande parco divertimenti per turisti», suona come un luogo comune nostalgico. Il «viaggio a ritroso nelle nebbie della memoria» che ne scaturisce si risolve in un esercizio di stile un po’ fine a se stesso. La citazione di Boris Kniaseff – «Una disciplina che ti permette di sopravvivere» – riferita alla danza, ma estendibile alla letteratura, contiene forse l’unica verità profonda del romanzo: quella della scrittura come esercizio di resistenza. Peccato che Patrick Modiano sembri qui più sopravvivere che vivere, ripetendo i propri stilemi senza rinnovarli. La ballerina conferma l’impressione di un autore che, raggiunta la consacrazione internazionale, si sia adagiato su una formula che funziona … Ma non sorprende più. Il risultato è un racconto tecnicamente ineccepibile, tuttavia emotivamente inerte. I fantasmi del passato evocati nel finale rischiano di essere più quelli di una produzione letteraria che si auto-replica.

Amedeo Gasparini

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