Riflessione

Lo spettro della guerra navale

Nave da guerra USA in azione nel Mar Rosso

Anche se ne siamo al corrente solo da poco tempo, di fatto già da novembre la guerra a Gaza si è estesa fino al Mar Rosso, dove gli Houthi attaccano le navi mercantili su una delle tratte più importanti per il commercio internazionale. Proprio all’inizio di questa settimana sono state prese di mira le navi Star Nasia (USA) e Morning Tide (GB), come risposta per l’abbattimento di due droni carichi di esplosivi nelle aree dello Yemen controllate dagli Houthi. Infatti, dopo le prime aggressioni dirette alla città portuale israeliana di Eilat, il gruppo ribelle ha scelto di condurre la guerra contro Israele assaltando le navi commerciali occidentali. Per l’Europa la tratta del Canale di Suez quale seconda tratta navale più importante del mondo (il 12% di tutte le merci passa di lì) è essenziale, poiché, tra carburante e assicurazione, la circumnavigazione dell’Africa ha già triplicato i costi di trasporto.

Chi sono gli Houthi? Si chiama così la famiglia leader del movimento Ansar Allah (“partigiani di Dio”), ovvero i separatisti che dagli anni ’90 combattono per diffondere la confessione zaydita, una branca dello sciismo, nello Yemen di maggioranza sunnita. Con la primavera yemenita nel 2011 si sono definitivamente affermati nel nord del Paese. Ispirandosi allo Hezbollah, essi partecipano all’“asse di resistenza” contro l’Occidente (leggi: Israele), guidata dall’Iran, di cui fa parte anche Hamas. L’invasione dell’Iraq da parte degli USA, sostenuta dal governo yemenita, ha rafforzato le loro posizioni anti-occidentali e anti-israeliane. Inizialmente gli Houthi furono brutalmente repressi dall’allora dittatore Ali Abdullah Saleh, ma dopo aver preso il controllo di parti del Paese a partire dal 2011, sono riusciti sempre più ad imporre il loro potere, paragonabile ormai a quello dell’Isis. Negli scontri civili che seguirono, gli Houthi furono aiutati dall’Iran e combatterono contro il governo di Abd Rabbuh Mansur Hadi, appoggiato dalla Comunità internazionale e specialmente dall’Arabia Saudita. Fino al cessate il fuoco del 2022 vi sono stati 160 mila morti, mentre gli sfollati sono 3 milioni e 17 milioni sono esposti a fame ed epidemie. Dal nuovo presidente Ahmed Awad bin Mubarak, nominato lunedì, ci si aspetta una linea decisa contro gli Houthi, che lo avevano rapito nel 2015.

Nel frattempo, l’UE è pronta ad intervenire con l’operazione di difesa marittima Aspides (“Protettore”), sulla quale saranno chiamati ad esprimersi i ministri degli Esteri il prossimo 19 febbraio. L’Italia – il cui commercio navale passa per il 40% attraverso il Canale di Suez – dovrà assumerne il comando e per questo è stata già minacciata dagli Houthi di diventare il prossimo bersaglio. Sarà quindi il ritorno della guerra navale – nel nostro immaginario ormai relegato nel passato – il prossimo passo nella escalation del conflitto a Gaza?

Markus Krienke

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