Cultura

Metamorfosi: i fenomeni globali e gli impatti collettivi

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, 1622-1625 (Galleria Borghese, Roma)

Recensione del primo numero del 2019 della rivista Cenobio.

Il concetto di «metamorfosi», dal greco metamórphōsis ‘trasformazione’, è denso di potere evocativo e ingloba molteplici significati. Uno di questi coinvolge la mutazione di forme terrestri e divine, trama a cui attinse il poeta latino Ovidio per Le Metamorfosi, poema epico-mitologico che narra di trasformazioni fantastiche, come quella di Dafne che è tramutata in alloro per sfuggire alle brame di Apollo. Il termine, in senso lato, può inoltre indicare i mutamenti di stati fisici del nostro pianeta e, di conseguenza, i fenomeni globali e gli impatti collettivi.

A indagare la metamorfosi in ogni sua sfaccettatura è il primo numero del 2019 del periodico culturale Cenobio, pubblicato a Lugano, e dal 2008 diretto da Pietro Montorfani. I primi contributi con cui si apre la rivista (inseriti nella sezione Incontri) raccolgono gli interventi dell’antropologo Marc Augé, Mons. Alberto Rocca e la filosofa Francesca Rigotti, tenuti in occasione del convegno Metamorfosi. Il clima cambia… e noi?, promosso dall’Associazione NEL – Fare arte nel nostro tempo.

Marc Augé si è soffermato sulle metamorfosi delle culture e ha messo in luce il fatto che la realtà della globalizzazione è assai lontana dagli ideali di una “società Terra” in cui i liberi cittadini, uguali per legge e di fatto, condividono lo spazio nel comune interesse. Secondo l’antropologo francese ci stiamo dirigendo verso un pianeta a tre classi sociali: i potenti, i consumatori e gli esclusi (sia in termini di prosperità economica, sia di accesso alla conoscenza); ha proposto quindi come “antidoto” a questa società malata l’utopia dell’istruzione per tutti, la cui realizzazione appare l’unica via possibile per frenare, se non invertire, il corso dell’utopia nera che oggi sembra in via di realizzazione: quella di una società mondiale ineguale, per la maggior parte ignorante, illetterata o analfabeta, condannata al consumo o all’esclusione, esposta ad ogni forma di proselitismo violento, di regressione ideologica e a rischio di suicidio planetario.

Mons. Alberto Rocca, Direttore della Pinacoteca Ambrosiana, si è dedicato alla cultura giapponese, la cui mentalità è aperta al cambiamento e il concetto stesso di metamorfosi si esprime al massimo del suo potenziale (esemplari, in tal senso, le numerose raffigurazioni dei buddha e l’identificazione della bellezza assoluta nel rinnovamento della natura, la fioritura). In particolare, la tradizione shintō offre una lezione preziosa per far fronte ai cambiamenti. Il santuario di Ise (nella provincia di Mie), viene raso al suolo e ricostruito interamente ogni vent’anni. La generazione che ha costruito il santuario trasmette la sapienza costruttiva alla generazione successiva; questa prassi, ha rimarcato Mons. Rocca, deve ispirarci perché stiamo vivendo in un momento storico in cui basta il salto di una generazione per perdere conoscenze di secoli.

Francesca Rigotti ha invece notato che la nostra è un’epoca di trasformazioni e mutamenti accelerati, che coinvolgono la tecnica (aumento della velocità con la quale si realizzano i processi di trasporto, comunicazione e produzione), il mutamento sociale (instabilità delle pratiche e delle strutture sociali) e la vita individuale (diminuzione del tempo della durata dei pasti, del sonno e dei rapporti umani).

Tocca il tema della metamorfosi anche Variazioni nel clima di Carolina Carlone (2018), raccolta poetica recensita da Jean Soldini nella sezione Interventi. Si tratta di un inno del poeta che non può tacere e che denuncia la disumanizzazione in atto nella cosiddetta civiltà del consumo, materialista e idolatra: «Salirò su un’incudine // mi farò ferro e martello / per forgiare / ancora una parola // che suoni d’umano» (così afferma la poetessa in Ancora una parola).

In Interviste si torna a trattare della metamorfosi. Il colloquio di Sergio Di Benedetto con Ferruccio Parazzoli si apre proprio con una riflessione sulla società moderna, caratterizzata, secondo lo scrittore italiano, da quella che Zygmunt Bauman definisce “liquidità”: la vita è intesa come una corsa all’infinito ove i sistemi di valori fluttuano freneticamente. La poetessa Antonella Anedda, intervistata da Jordi Valentini e Natalia Realini, si sofferma invece sulle metamorfosi e i disastri naturali, come il terremoto avvenuto ad Amatrice, che ci portano a riflettere su quanto il mondo, che noi consideriamo solido e certo, in verità non lo sia affatto: tutto può crollare improvvisamente.

Anche la nuova sezione introdotta nella rivista Cenobio, In Scena, si concentra su uno dei mutamenti più significativi dell’epoca moderna: i fenomeni migratori. A riflettere sul tema è Manuela Camponovo, che qui raccoglie tre articoli apparsi su L’Osservatore, ove recensiva altrettanti spettacoli teatrali messi in scena di recente al Teatro Foce di Lugano: Winnipeg e Piccoli passi (del regista Miguel Á. Cienfuegos per il locarnese Teatro Paravento) e Mare morto (diretto da Simone Gandolfo e con Mirko D’Urso, del Teatro Officina). I tre spettacoli declinano il tema dei migranti, quelli che Marc Augé definiva «gli eroi dei tempi moderni», che, spinti dalla violenza o dalla miseria, fuggono dai loro paesi e cercano spesso invano un asilo; devono quindi lasciare la propria terra per ritrovare il proprio luogo in cui vivere, anche in situazioni di non accoglienza. Se nello spettacolo Winnipeg, che si ispira ad un episodio poco noto di Pablo Neruda – ossia quando il poeta aiutò in Cile gli esiliati spagnoli trasportandoli sulla nave chiamata appunto Winnipeg –, la rappresentazione permette di entrare nel cuore della vicenda, Piccoli Passi ha un’impronta didattica. Adatto anche per i piccoli spettatori (dai 12 anni) racconta la storia di due bambini, diversi per epoca ed origine, ma molto simili: lo spazzacamino Giacomo e l’africano Nadir. Infine, Mare Morto, ispirato alla serie documentaria che Gandolfo aveva realizzata per TvSat 2000 (e basato sulla sua stessa esperienza vissuta in mare a contatto con gli emigranti), racconta la cruda e dura verità, senza filtri, raggiungendo punte di dolorose intensità.

Si segnala che il primo numero dell’anno in corso della rivista Cenobio (gennaio-marzo 2019) è inoltre arricchito dalle xilografie ispirate al cosmo di Ubaldo Monico, e presenta altri contributi. In Intersezioni sono contenuti degli estratti di In un giardino dipinto (2019) di Daniele Morresi; in Inediti troviamo alcune poesie di Cesare Lievi (Le parole, il corpo, la neve) e Pietro Viscardi (Cose impossibili); in Inchiostri Elisa Rossello recensisce Isola gentile del fumettista Sergio Toppi (1987). Istantanee raccoglie numerose recensioni di libri da parte di: Ottavio Ghidini (Massimo Migliorati, Il perdono delle cose, 2018), Jordi Valentini (Marco Vitale, Gli anni, 2018), Matteo M. Pedroni (Chiara Tognarelli, Un tempo migliore. Saggio sul Carducci giovane, 2017), Elisabetta Brizio (Massimo Sannelli, Niímptem. Un diario, 2019) e Marco Maggi (Salvatore Silvano Nigro, La funesta docilità, 2018; Tommaso Pincio, Il dono di saper vivere, 2018; Daniela Brogi, Un romanzo per gli occhi. Manzoni, Caravaggio e la fabbrica del realismo, 2018).

Lucrezia Greppi 

 

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