Cultura

Mirko D’Urso ci racconta i dieci anni del MAT, problemi e prospettive

Il MAT (Movimento Artistico Ticinese) ha compiuto dieci anni, cosa è cambiato da quando avete iniziato?
L’idea iniziale del MAT era quella di poter far confluire sotto lo stesso tetto la formazione di tre sezioni, danza, teatro, musica. Abbiamo cominciato con un numero discretamente alto di allievi di teatro in quanto, prima della nascita del MAT, sono stato co-direttore, insieme a Corrado d’Elia, della sede luganese di Teatri Possibili. Tutti avevamo però la percezione di essere una sorta di succursale della sede centrale di Milano.
Il MAT doveva invece essere una realtà territoriale.
Allora avevamo un’ottantina di allievi di teatro, cinque di musica e una ventina di allievi di danza. Ad oggi la sezione danza è esplosa con 280 allievi, 200 sono quelli di teatro e un centinaio quelli di musica e canto.
Per il primo anno avevamo delle sale messe a disposizione dal Comune, il vecchio spazio AIL di fronte al Cinestar. Nel 2009 arrivammo qui, a Pregassona, già sapendo che non si trattava di una soluzione definitiva.

 

Adesso avete un serio problema logistico…
Sì, perché affittiamo da un privato ma Cantone e Città, per progetti legati alla piazza sul fiume, alla pista ciclabile, alla riqualifica del quartiere Cornaredo, andranno ad espropriare questo terreno. Noi avevamo proposto un progetto alternativo, che andava secondo il nostro punto di vista a migliorare il loro, con la piazza attorno il Centro artistico, ma non è stato nemmeno valutato.
È un peccato perché il nostro è un discorso più generale, non riguarda solo noi, abbiamo numerosi spazi prove e sono diverse le compagnie ticinesi che ne hanno usufruito gratuitamente. Ma abbiamo anche altri due spazi molto grandi che, sistemati con pochi soldi, potrebbero diventare sale prove sia per il teatro, sia per la danza. Sono anni che sento Comune e Cantone parlare della ricerca di spazi per le prove delle compagnie…

Quindi ormai è certo, qui sarà demolito tutto?
Abbiamo già fatto le battaglie possibili, portato una petizione con 5000 firme anche di autorità politiche e culturali, ma per il Cantone è impossibile cambiare il progetto e così nel 2020-21 dovremo andarcene. Considerando che in questa struttura attuale abbiamo investito circa 220.000 franchi di soldi privati per ampliare e metterla totalmente a norma a livello di sicurezza, lo riteniamo davvero uno smacco.

Avete individuato qualche alternativa?
Sì ma i problemi sono i costi, perché per una struttura come la nostra bisogna calcolare 150.000 franchi all’anno, faremmo veramente fatica ad investire così tanto solo per l’affitto. E abbiamo la responsabilità di 580 allievi e una quarantina d’insegnanti, molti del territorio, con i quali si è creato un rapporto di stima reciproca, come Camilla Parini, Nadia Calzolaro, Simon Waldvogel, il più giovane Davide Casarin.

Per l’alternativa vi hanno promesso un sostegno o dicono: arrangiatevi…?
A livello non ufficiale il sostegno è pieno, ci aiuteranno a trovare una soluzione, dicono, ma non ci credo molto; a livello pratico attualmente non c’è nulla di concreto in previsione, né per gli spazi né per le sovvenzioni. Del resto non abbiamo mai ricevuto sostegni cantonali, ad esempio.

Mai?
Neanche per la rassegna che organizziamo come MAT, un paradosso perché quella dei Teatri Possibili, che era gestita dalle stesse persone, con la stessa dinamica, era sostenuta.
Il rapporto con il Comune è invece buono, loro ci seguono, vengono a vedere i nostri saggi e le compagnie legate al MAT, ma per trovare una soluzione dovremo essere autosufficienti.

Aiuti privati?
Dovremo senz’altro fare capo a sponsor che stiamo infatti cercando, ma anche in questo caso la ricerca non è facile.

Nel frattempo lo scenario teatrale ticinese è mutato anche per l’arrivo del LAC: vi ha portato vantaggi?
Con Carmelo Rifici non c’è stato subito un ottimo feeling anche perché io dico sempre quello che penso, ma poi ci siamo capiti e lui si è fidato. Ora abbiamo un ottimo rapporto, personale e professionale.
In 10 anni di Rassegna indipendente MAT abbiamo ospitato artisti di un certo calibro, come Eugenio Allegri, Serena Sinigaglia, Corrado Accordino, Corrado D’Elia, Saverio La Ruina, Fausto Paravidino, Fabrizio Falco. Molti di loro sono stati anche invitati in questi ultimi anni da LuganoInScena. Così si è pensato di unire le forze e da due anni a questa parte collaboriamo per la programmazione della rassegna MAT-LUGANOINSCENA. Entrambe le parti ne traggono vantaggi, a livello organizzativo e di visibilità per il MAT e a livello del numero di spettatori per Luganoinscena.
I titoli li decidiamo insieme, la metà dei quali sono scelti dal sottoscritto e l’altra metà da Rifici. Può risultare quindi anche una diversità di gusti, ma in ogni caso il linguaggio teatrale scelto per questa rassegna è ben definito.

Riscontro?
Nel 2017-2018 è stato ottimo. Stiamo facendo un po’ più fatica in questa stagione, anche perché le proposte sono tutte di lunedì e anche i nostri allievi non riescono ad esserci sempre. Molti sono studenti, impegnati con la scuola e ovviamente anche nel frequentare i nostri corsi.

Sarà importante anche per loro andare a teatro.
Infatti organizziamo regolarmente delle uscite al LAC, al Foce e al Sociale per andare a vedere spettacoli non direttamente legati alla nostra realtà… Crediamo che un allievo di teatro debba necessariamente frequentare i teatri e la creazione di nuovo pubblico è uno degli obbiettivi principali che ci poniamo a livello di diffusione artistica nel cantone.

E per il resto, come vede mutato il contesto teatrale?
Per tanti anni il Ticino è stato soprattutto una terra musicale. Il teatro di parola si è sviluppato negli ultimi vent’anni. Oggi c’è molto fervore, anche nella danza. Talvolta si ha perfino l’impressione che ci siano troppe proposte. È anche vero che ci sono molte compagnie che nascono, fanno un paio di spettacoli, e dopo un paio d’anni spariscono.
In generale vedo un buon livello. Interessante anche l’unione di realtà artistiche come quella del collettivo Treppenwitz che ad esempio ha fatto registrare tre date tutte esaurite al Foce per il loro ultimo spettacolo.

Quanto agli sbocchi artistici per chi frequenta il MAT, quali potrebbero essere?
Il MAT non è attualmente un’Accademia. Il nostro obbiettivo è quello di diventarlo, ma per poter realizzare questo progetto ci vorrà anche l’appoggio di Comune e Cantone.
Cerchiamo di preparare al meglio gli allievi che abbiano voglia di effettuare le selezioni per essere ammessi in accademie teatrali, di danza o in conservatorio.
Alcuni nostri allievi sono stati presi in importanti Accademie italiane o alla Scuola Dimitri. Altri sono andati a studiare a Londra. Dopo i 3 anni di formazione base, per chi non è interessato ad una formazione professionale, ci sono i progetti LAB dove gli allievi-attori mettono in scena dei veri e propri spettacoli, seguiti da un regista professionista e che vengono inseriti nella rassegna Home del Teatro Foce. L’obbiettivo è quello di responsabilizzarli maggiormente e di farli cominciare ad impegnarsi come se fossero all’interno di piccole compagnie indipendenti, curando anche la promozione dello spettacolo e la ricerca di scenografia e di costumi.

Alcuni progetti amatoriali vengono finanziati a livello cantonale, che ne pensa?
Sono assolutamente contrario a questa prassi perché in questo modo si tolgono risorse alle produzioni professionali del territorio.

L’eterna questione della precarietà di cui si parla spesso e questo va anche ad incidere sulla qualità, perché poi un artista deve occuparsi di tutto se non può permettersi di assumere un professionista, per l’amministrazione, ad esempio.
È così, anche se in Ticino a livello teatrale non mancano di certo le idee. C’è tanta nuova linfa.
Secondo me il Cantone e i comuni dovrebbero scegliere ogni anno alcuni progetti da sostenere maggiormente in modo che queste produzioni non “muoiano” dopo 4-5 repliche fatte sul nostro territorio.
Io sono stipendiato in qualità di direttore e insegnante della mia scuola e quindi posso ritenermi fortunato, ma conosco tanti colleghi che lavorano moltissimo e nonostante ciò fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. E come dice lei, nella maggior parte dei casi è impossibile poter assumere qualcuno che si occupi dell’amministrazione della compagnia e della promozione degli spettacoli.
Credo inoltre che nelle Commissioni e Sottocommissioni ci dovrebbero essere unicamente persone non coinvolte direttamente in attività artistiche che ricevono a loro volta delle sovvenzioni. È una questione di conflitto d’interessi e in questo modo non si trasmette di certo una bella immagine. Sarebbe utile inoltre una maggior presenza in teatro dei membri della Sottocommissione Teatro per valutare al meglio la qualità delle produzioni. Ad esempio, molto raramente li vedo in rassegna Home, che è quella delle compagnie locali.

Sì questa è una delle critiche ricorrenti…
E poi, per la richiesta di sovvenzioni, c’è una lunga prassi da seguire. Nell’era del digitale dover stampare sette copie in carta azzurra con una presentazione dettagliatissima, perché su questa base viene fatta la selezione, lo trovo assurdo… Ricordiamoci che la cultura non è solo marketing.

Parliamo di produzioni ticinesi e della difficoltà di promuoverle fuori cantone…

Ci sono compagnie che producono uno spettacolo nuovo ogni anno.
Personalmente penso che uno spettacolo debba nascere da una reale motivazione di voler raccontare qualcosa. Semmai occorre concentrarsi sulla necessità di andare oltre alle quattro o cinque repliche ticinesi. La maggior parte delle compagnie locali riesce a farne tre al Foce, una al Paravento o alla Cambusa e, se gli va bene, un’altra a Chiasso o a Bellinzona. Così facendo si investe in un progetto anche da trentamila franchi che nasce e muore nel giro di un mese. Forse a livello cantonale bisognerebbe sostenere queste produzioni sull’arco di tre anni per dare così la possibilità alle compagnie ticinesi di valore di poter fare tournée anche in Italia.
Gli spettacoli della mia compagnia vengono spesso scelti in teatri d’oltre confine, ma nel contesto nel quale ci possiamo muovere noi (teatri medio-piccoli), molto spesso si rischia di registrare una perdita economica.

Ma il pubblico? Colpisce il fatto, emerso dalla ricerca dell’Osservatorio culturale del Cantone, recentemente presentata, che i due terzi delle produzioni non superi i 2000 spettatori…

Il mercato è quello che è, anche il LAC è tutt’altro che sempre esaurito durante le proposte teatrali.

Credo che siano già cifre gonfiate quelle dei 2000 spettatori. Eccezion fatta per le realtà che propongono molte matinée scolastiche. Ad esempio la mia produzione Amore ricucito è stato lo spettacolo più visto della rassegna Home 2016-2017 con 430 spettatori su 3 date; era andato bene anche a Locarno e poi abbiamo fatto quattro-cinque repliche in Italia, comunque a 2000 penso non siamo arrivati. Raggiungere quella cifra è un’eccezione.
Poche compagnie arrivano a quel numero, Trickster, con le sue installazioni, Finzi Pasca… che poi sono quelle che fanno tournée, o qualche compagnia storica che come dicevo prima, propone i propri lavori soprattutto ai bambini. Tra l’altro, la mia percezione è che nella stagione attuale ci sia meno pubblico nelle sale ticinesi. Ovviamente non seguendo tutti gli spettacoli e non avendo dati a disposizione, è solo una sensazione. Le proposte sono sempre di più. A Lugano, ma anche a Chiasso, Locarno e Bellinzona. E il bacino di utenza è sempre lo stesso.
Ci sono poi gli stessi spettacoli che vengono replicati nei vari teatri. Da una parte questo credo sia positivo perché fino a poco fa era quasi un tabù che un teatro riprendesse una produzione già rappresentata altrove in Ticino. D’altro canto si rischia di avere lo stesso numero di spettatori, o poco più, ma nell’arco di diverse repliche dislocate sul territorio.
Grazie al cielo ci sono le eccezioni, come quella già citata del Collettivo Treppenwitz, compagnia in un certo qual modo legata al MAT visto che Simon Waldvogel e Camilla Parini sono nostri insegnanti. A giorni debutterà (primo febbraio ndr) la mia nuova creazione Mare morto, che parla del tema dei profughi e della loro odissea per raggiungere l’Europa. Uno spettacolo nato dall’esperienza del regista e drammaturgo Simone Gandolfo che ha trascorso tre mesi sulla nave della guardia costiera italiana per la realizzazione di un documentario per tv 2000 che aveva come tematica appunto il salvataggio in mare di questi disperati. Neve permettendo avremo sicuramente un buon pubblico. Da una parte perché in questi anni mi sono creato un pubblico affezionato e d’altra parte perché il MAT è sicuramente un grande serbatoio di pubblico.
In ogni caso dovremo “competere” con Icaro di Finzi Pasca che in quegli stessi giorni sarà al LAC.

Non è detto che Finzi Pasca faccia sempre il pienone anche se quello è uno spettacolo di culto, ma in ogni caso ciò che manca a Lugano è una sala di media grandezza… 1000 posti finiscono per essere troppi per il teatro. Non è così?
Sì, soprattutto perché lo spazio per ricavare al LAC una sala da 400 posti si poteva trovare.
C’è poi un discorso legato al pubblico fidelizzato. Difficilmente il pubblico del LAC si sposta a vedere spettacoli al Foce, nonostante ci siano in cartellone spettacoli di altissimo valore artistico. Un esempio concreto: Fausto Paravidino al LAC ha 600 persone, al Foce ne ha 100-120. Credo che la collaborazione tra LuganoInScena e Home, Rassegna MAT e FIT stia comunque portando dei benefici in tal senso.
Anche la collaborazione tra Luganoinscena e singole compagnie ticinesi scelte da Rifici, si sta rivelando positiva, soprattutto per quanto concerne la parte mediatica e organizzativa degli eventi.

Non c’è il pericolo di una sorta di monopolio?
Sono il primo a dire che un’unica linea artistica diventa “dittatoriale”. In principio questo era il mio timore, ma devo dire che collaborando ora direttamente con Carmelo Rifici per la rassegna MAT-LIS, le scelte artistiche dei co-direttori di questi progetti vengono ascoltate e accettate.
E poi bisogna anche guardare in faccia la realtà. Rassegne come quelle del MAT o Festival come quello del FIT, se non vengono sostenuti economicamente in un certo modo a livello cantonale e comunale, non riescono a sopravvivere. Per questo la collaborazione con Luganoinscena è vitale.

Però queste manifestazioni erano sempre molto seguite anche prima.
Certo, sia il Festival Internazionale, sia la rassegna MAT. Quest’ultima faceva spesso registrare dei “tutto esauriti” forse proprio grazie all’idea che si trattasse di una rassegna indipendente. Però economicamente, a livello organizzativo, si faceva molta fatica. Per cui, parlo per quanto mi concerne, la strada della collaborazione è l’unica possibile per continuare.
Non è sempre facile collaborare. Anche con il Teatro Sociale avevamo iniziato un certo tipo di discorso, ma loro sono molto concentrati su spettacoli legati al territorio o su classici più commerciali. Lo scorso anno avevano accettato di mettere in stagione (non in abbonamento) lo spettacolo Animali da bar della compagnia Carrozzeria Orfeo. Purtroppo però la promozione era stata pessima e in teatro c’erano solo una ottantina di spettatori, tutti portati dal MAT.

Per concludere, prospettive?
La scuola cresce sempre di più, almeno a Lugano. Abbiamo aperto anche una piccola sede per il teatro a Bellinzona, ma lì facciamo invece molta fatica.
A livello di MAT vogliamo continuare a far crescere i nostri allievi, chiedendo loro un impegno minimo bisettimanale e concentrarci sempre di più sulla qualità del lavoro fatto in classe.
Sono in tanti a mettersi in contatto con noi perché lavoriamo con serietà e trasparenza.
Ad esempio l’Accademia di balletto del Bolshoi di Mosca ci ha contatto e a metà febbraio organizzerà presso la nostra sede delle audizioni-stage.
Non posso non citare l’Accademia MTS Musical! The School di Milano che ha scelto il MAT per far partire anche a Lugano un percorso pre accademico di Musical.
In giro ci sono molte offerte di pseudo corsi venduti magari a pochi franchi ma sono realtà destinate a morire in breve tempo…
Resta poi ovviamente la grossa preoccupazione del discorso logistico.
L’obiettivo è di restare a Lugano o dintorni, Manno o Lamone può andare, ma se ci trasferissimo a Mezzovico, Melide o Gravesano… occorrerebbe ricominciare tutto da capo. La priorità quindi è trovare uno spazio adeguato. Speriamo che il Comune possa fare qualcosa e anche magari il Cantone, anche se non sono molto ottimista in tal senso. E questo nonostante il fatto che portiamo un indotto non indifferente non solo a livello culturale, ma anche commerciale. Siamo presenti a molte fiere, Expoticino, Mondobimbi, Make your Move, facciamo una quindicina di corsi all’interno dei vari doposcuola. Abbiamo avviato inoltre un progetto con le elementari della Gerra, inserito nell’orario scolastico. Quindi lavoriamo anche sulla formazione esterna. Quello che Comune e Cantone fanno fatica a capire è che il MAT è una risorsa e non un costo.
Diamo lavoro a molte persone e a livello artistico non è così scontato.

Anche ad operai e tecnici immagino, per la struttura e per gli spettacoli…
Certo. Quindi la speranza è di poter continuare la nostra attività anche in una sede diversa.
Il MAT è stata la prima realtà che ha avuto l’idea di creare un polo multidisciplinare. Da lì ne sono nati altri, come ad esempio la Pop Music School di Meneguzzi, anche se l’impostazione didattica-formativa che hanno è opposta alla nostra, e quindi non è considerato da parte nostra un competitor. In Ticino rimaniamo senz’altro la realtà più grande e in Svizzera tra le più grandi.

Negli altri cantoni esistono delle Accademie di prosa.
Sarebbe un mio progetto averne una qui, ma dovrebbe essere appoggiato da Cantone e Comune per un discorso di riconoscimento pubblico, quello che esiste per Dimitri, la SUPSI. Ma naturalmente ci vogliono spazi e soldi. MI hanno già detto: “bisogna stare attenti che non diventi una fucina di disoccupati”… è chiaro che se già si parte con questa idea…
Ci sono realtà come il Conservatorio che è una scuola privata, riconosciuta, sovvenzionata, con una qualità alta e frequentata anche da moltissimi allievi che arrivano da fuori cantone.

Ma lì c’è dietro una forte tradizione e un pubblico di melomani. Il teatro è un’altra… musica…
Sì ma per avere una tradizione, si deve pur cominciare a creare e a pianificare il futuro…

Manuela Camponovo

Il MAT in cifre

  • Anno di Fondazione: 2008
  • Ragione Sociale: SAGL
  • Numero Allievi: 580
  • Insegnanti e collaboratori: 40
  • Sezioni: 5 (Teatro, Danza, Musical, Canto e Musical)
  • Spazio attuale: 2 Sale di teatro, 2 sale di danza, 6 sale di musica
    700 m2 di spazio utilizzato per la didattica
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