
Via Nassa 64 oggi (Foto: Jo Locatelli)
La prima culla del Ticino universitario è stata in Via Nassa 66, nell’ex-Palazzo vescovile, di cui è diventata proprietaria nel 1939 la Compagnia S. Teresa del Bambino Gesù. Qui infatti, grazie alla disponibilità delle Teresine, il 27 aprile 1992 è nato l’Istituto Teologico di Lugano, voluto dal Vescovo Eugenio Corecco e il 20 novembre del 1993 è decollata la Facoltà di Teologia, prima istituzione universitaria nel Cantone. E il 21 aprile del 2021 il Consiglio di Stato ha ratificato l’affiliazione della FTL all’USI, Università della Svizzera italiana. L’allora Consigliere di Stato, Giuseppe Buffi, così come i successori a partire da Gabriele Gendotti, hanno sempre riconosciuto al Vescovo Corecco la lungimiranza di questa istituzione e dello storico passo che ha aperto il campo alle Facoltà che poi hanno iniziato i corsi, dall’Accademia di Architettura a Comunicazione, cultura e società; Scienze biomediche; Scienze economiche e Scienze informatiche. Oggi la Facoltà di Teologia è istituzione internazionalmente riconosciuta e affiliata all’USI.

Mons. Eugenio Corecco (1931-1995)
Non fu un iter facile per il coraggioso progetto di Corecco nei dieci anni del suo episcopato – dal 1985 al 1995 – che videro anche riportato nel Ticino il Seminario diocesano, pure questo accolto dalle Teresine in Via Nassa.

Maria Teresa Candian
Qui di seguito pubblichiamo la testimonianza di Maria Teresa Candian, responsabile della Compagnia S. Teresa, con i toccanti ricordi tratti dal libro Le Teresine di Via Nassa di Giuseppe Zois (Edizioni Ritter), pubblicato per i cent’anni che saranno festeggiati il 17 marzo nella Casa delle Teresine in Via Nassa 64 a Lugano. Per l’occasione alle 15 ci sarà nella cappella “San Pio X” una concelebrazione eucaristica presieduta dall’Amministratore apostolico Alain De Raemy con il Vescovo emerito Pier Giacomo Grampa e un buon numero di preti che qui si sono preparati al sacerdozio. Al termine ci sarà un momento di convivialità, sempre in Via Nassa 64.
Quella sera del commosso grazie e dell’ultima benedizione di Corecco
Avevamo avuto diversi incontri con il Vescovo Eugenio Corecco, ma quella sera fu segnante. Era la fine di agosto del 1994, in chiusura degli esercizi spirituali della nostra Compagnia. L’avevo invitato a portarci una benedizione e un saluto, come era nella nostra tradizione. Lo si sapeva ammalato e sofferente, tanto che ormai ci eravamo rassegnate alla sua comprensibile assenza. Non stava proprio bene, quella sera. Fu faticoso e con diverse soste l’arrivo in cappella, ma non volle mancare. Scese dall’entrata di Via Motta e percorse il sentiero del giardino, per lui molto disagevole in quelle condizioni, accompagnato dall’amico don Willy Volonté. Gli si leggeva sul volto il dolore. Ci confidò che sentiva il dovere di esserci per esprimerci la sua riconoscenza: “Grazie per tutto quello che avete fatto! Senza voi, io non sarei potuto partire, non ce l’avrei fatta nel sogno e nell’impresa della Facoltà di Teologia e del Seminario di nuovo a Lugano”. Non era stato facile per noi il passo storico necessario per l’imponente operazione complessiva che era cominciata, ma ci convincemmo che quella era la strada sulla quale i tempi nuovi ci portavano. Corecco ci diede il riconoscimento fondamentale. Dopo aver recitato una preghiera, ci diede la sua benedizione. Fu il nostro ultimo incontro, perché poi le condizioni di salute peggiorarono e il Vescovo morì il 1. marzo 1995. Si sa che la gratitudine è un sentimento della vigilia, spiace però che spesso – in questo tempo senza memoria – manchi il ricordo delle origini, in virtù delle quali è potuta partire la Facoltà, che ha poi spianato la pista all’USI.
Da 35 anni al nr. 64, la Casa per studenti di USI, Supsi, Conservatorio e apprendisti
Da 35 anni, Via Nassa 64, oggi è un terminal per l’arrivo di molti giovani di provenienza intercocntinentale, con presenze ticinesi, svizzere e italiane ma anche dall’Est d’Europa, dall’Asia all’America Latina (Colombia, Venezuela, Brasile…) passando per l’Africa. La “mission” è sempre la stessa: dare accoglienza andando incontro ai sacrifici sostenuti dalle famiglie per il futuro dei loro figli, quindi offrendo condizioni economiche sostenibili. Uno sforzo, da sempre, oltre a quello del rispetto, dell’ordine, della disciplina, è quello di favorire al meglio l’ambientamento, con un aiuto quindi anche nell’accompagnare all’inserimento.
Maria Teresa Candian