I viaggi di Manuela

Oberwald

Mi sono dunque fermata a Oberwald (v. viaggio della settimana scorsa), 1370 m d’altitudine. Rispetto a Realp, qui le due stazioni, quella a vapore e quella “normale” si fronteggiano. Da lì si dipartono due strade parallele, una conduce lungo la via cosiddetta “storica”, costeggiando la riva destra del Rodano; l’altra porta al villaggio vero e proprio. Prendo la prima con la sua infilata di caratteristiche casette in legno (e base in muratura), tipiche della cultura Walser (che dà il nome al Cantone, Vallese), ma che sono anche un po’ ovunque. Al centro, vicino alla vasca di una fontanella dove approdano i numerosi ciclisti (e anche i rumorosi motociclisti) che percorrono queste contrade, si trovano cartelli informativi che originalmente, in tedesco e in francese, narrano la storia di Oberwald, del tunnel, della ferrovia a vapore e dei suoi musei, in prima persona: “Sono Oberwald…”.  Un passato, menzionato la prima volta nel 1386 e poi le diverse popolazioni che occuparono questi luoghi, Celti, Romani, Germanici…

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