La targa presso Hallam Street, eretta quest’anno, reca un’iscrizione asciutta: Stefan Zweig, scrittore austriaco, abitò qui, appartamento 71, dal 1936 al 1939. Secondo la scheda ufficiale dell’English Heritage, Zweig fu il primo inquilino di quell’appartamento, dove si trasferì nel marzo 1936 insieme alla segretaria e compagna Lotte Altmann. All’inaugurazione era presente Eva Alberman, nipote dello scrittore, accompagnata dalla pronipote. Un dettaglio rende quell’indirizzo diverso da molte altre targhe blu di Londra. Il numero 49 compariva nella “Sonderfahndungsliste G.B.”, la lista nera compilata dai nazisti con i nomi di chi avrebbe dovuto essere arrestato in caso di invasione riuscita del Regno Unito. Su oltre trenta destinatari di targhe blu presenti nell’elenco, quello di Zweig è uno dei soli due indirizzi citati in modo esplicito, l’altro è la casa di Herbert George Wells. Una prima domanda per una targa a Hallam Street era stata respinta nel 2012.
Secondo English Heritage i legami di Zweig con Londra non erano abbastanza solidi. E la sua notorietà in Gran Bretagna non aveva mai raggiunto i livelli toccati altrove in Europa. Nel 2021 la questione tornò pubblica. Ma con una torsione inattesa. Una lettera aperta a English Heritage, firmata da un elenco di scrittori e studiosi – tra cui Julian Barnes, Antonia Byatt, Tom Stoppard, Timothy Snyder e Mark Mazower – chiedeva sì una targa per Zweig, ma non a Hallam Street, bensì all’11 di Portland Place. Qui lo scrittore aveva affittato un appartamento dall’ottobre 1933. Fu lì, sostenevano i firmatari della lettera, che Zweig completò la biografia di Erasmo da Rotterdam, un libro concepito come difesa di un ideale paneuropeo proprio negli stessi mesi in cui i suoi libri venivano bruciati in Germania. La targa del 2026 non è a Portland Place, ma a Hallam Street, dove Zweig visse più a lungo.
In condizioni normali, l’approdo di Zweig a Londra non avrebbe avuto nulla di sorprendente. Cosmopolita per formazione, il viennese aveva visitato la città già nel 1906, studiando manoscritti al British Museum e innamorandosi di William Blake, pur faticando con la lingua inglese e senza riuscire a farsi degli amici. Negli anni della fama internazionale tornò più volte in Inghilterra. E dal 1933, mentre restava formalmente residente a Salisburgo, cominciò a trascorrervi lunghi periodi. Prima al Brown’s Hotel di Mayfair, poi a Portland Place. Fino a qui, un itinerario non diverso da tanti altri nella vita di un autore che si spostava di continuo. Nel febbraio 1934, mentre a Vienna si consumava la breve e sanguinosa guerra civile austriaca tra il governo di Engelbert Dollfuss e lo Schutzbund socialdemocratico, la polizia austriaca perquisì senza mandato la villa di Zweig sul Kapuzinerberg, a Salisburgo, alla ricerca di armi. Non trovarono nulla.
Per un pacifista dichiarato come Zweig, quella perquisizione fu un’onta insopportabile. Si rifugiò a Londra, chiudendo la propria vita austriaca. A quel malessere personale, che di lì a poco si sarebbe tradotto anche nella fine del matrimonio con Friderike Maria Zweig e nel legame con Lotte, si sommava il malessere più ampio di un continente che si richiudeva su sé stesso: i libri messi al bando e bruciati in Germania dopo il 1933, la crescente ostilità verso gli ebrei in Austria, l’incombere dell’Anschluss. Eppure, in una lettera all’ex moglie, Zweig descrisse l’atmosfera londinese come serena. Nell’ottobre 1935 notò il nuovo complesso residenziale al 49 di Hallam Street. Cinque mesi vi si trasferì con Lotte. Poi nel settembre 1939 passò a Bath. Ottenuta la cittadinanza britannica nel 1940, lasciò l’Inghilterra per New York. Nell’agosto 1941 si spinse fino a Petrópolis, dove mise fine a suoi giorni il 22 febbraio 1942.
Amedeo Gasparini
La targa presso Hallam Street, eretta quest’anno, reca un’iscrizione asciutta: Stefan Zweig, scrittore austriaco, abitò qui, appartamento 71, dal 1936 al 1939. Secondo la scheda ufficiale dell’English Heritage, Zweig fu il primo inquilino di quell’appartamento, dove si trasferì nel marzo 1936 insieme alla segretaria e compagna Lotte Altmann. All’inaugurazione era presente Eva Alberman, nipote dello scrittore, accompagnata dalla pronipote. Un dettaglio rende quell’indirizzo diverso da molte altre targhe blu di Londra. Il numero 49 compariva nella “Sonderfahndungsliste G.B.”, la lista nera compilata dai nazisti con i nomi di chi avrebbe dovuto essere arrestato in caso di invasione riuscita del Regno Unito. Su oltre trenta destinatari di targhe blu presenti nell’elenco, quello di Zweig è uno dei soli due indirizzi citati in modo esplicito, l’altro è la casa di Herbert George Wells. Una prima domanda per una targa a Hallam Street era stata respinta nel 2012.
Secondo English Heritage i legami di Zweig con Londra non erano abbastanza solidi. E la sua notorietà in Gran Bretagna non aveva mai raggiunto i livelli toccati altrove in Europa. Nel 2021 la questione tornò pubblica. Ma con una torsione inattesa. Una lettera aperta a English Heritage, firmata da un elenco di scrittori e studiosi – tra cui Julian Barnes, Antonia Byatt, Tom Stoppard, Timothy Snyder e Mark Mazower – chiedeva sì una targa per Zweig, ma non a Hallam Street, bensì all’11 di Portland Place. Qui lo scrittore aveva affittato un appartamento dall’ottobre 1933. Fu lì, sostenevano i firmatari della lettera, che Zweig completò la biografia di Erasmo da Rotterdam, un libro concepito come difesa di un ideale paneuropeo proprio negli stessi mesi in cui i suoi libri venivano bruciati in Germania. La targa del 2026 non è a Portland Place, ma a Hallam Street, dove Zweig visse più a lungo.
In condizioni normali, l’approdo di Zweig a Londra non avrebbe avuto nulla di sorprendente. Cosmopolita per formazione, il viennese aveva visitato la città già nel 1906, studiando manoscritti al British Museum e innamorandosi di William Blake, pur faticando con la lingua inglese e senza riuscire a farsi degli amici. Negli anni della fama internazionale tornò più volte in Inghilterra. E dal 1933, mentre restava formalmente residente a Salisburgo, cominciò a trascorrervi lunghi periodi. Prima al Brown’s Hotel di Mayfair, poi a Portland Place. Fino a qui, un itinerario non diverso da tanti altri nella vita di un autore che si spostava di continuo. Nel febbraio 1934, mentre a Vienna si consumava la breve e sanguinosa guerra civile austriaca tra il governo di Engelbert Dollfuss e lo Schutzbund socialdemocratico, la polizia austriaca perquisì senza mandato la villa di Zweig sul Kapuzinerberg, a Salisburgo, alla ricerca di armi. Non trovarono nulla.
Per un pacifista dichiarato come Zweig, quella perquisizione fu un’onta insopportabile. Si rifugiò a Londra, chiudendo la propria vita austriaca. A quel malessere personale, che di lì a poco si sarebbe tradotto anche nella fine del matrimonio con Friderike Maria Zweig e nel legame con Lotte, si sommava il malessere più ampio di un continente che si richiudeva su sé stesso: i libri messi al bando e bruciati in Germania dopo il 1933, la crescente ostilità verso gli ebrei in Austria, l’incombere dell’Anschluss. Eppure, in una lettera all’ex moglie, Zweig descrisse l’atmosfera londinese come serena. Nell’ottobre 1935 notò il nuovo complesso residenziale al 49 di Hallam Street. Cinque mesi vi si trasferì con Lotte. Poi nel settembre 1939 passò a Bath. Ottenuta la cittadinanza britannica nel 1940, lasciò l’Inghilterra per New York. Nell’agosto 1941 si spinse fino a Petrópolis, dove mise fine a suoi giorni il 22 febbraio 1942.
Amedeo Gasparini