Letteratura

Premio Strega 2023, annunciati i dodici finalisti

 

Il manifesto del Premio Strega 2023, realizzato da Elisa Seitzinger, ispirato ad Ecate, signora della magia e degli incantesimi, dalla cui chioma escono i dodici libri candidati.

Sono stati annunciati oggi, giovedì 30 marzo, i dodici finalisti della 77a edizione del Premio Strega, scelti tra gli ottanta candidati proposti dagli Amici della domenica. La cinquina finale verrà annunciata il 7 giugno al Teatro Romano di Benevento, mentre l’elezione del vincitore si svolgerà il 6 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Ecco la dozzina finalista, con gli estratti delle relative motivazioni:

Silvia BallestraLa Sibilla. Vita di Joyce Lussu (Laterza), presentato da Giuseppe Antonelli. «Un libro affascinante e imprevedibile» sulla vita di Joyce Lussu: «c’è il romanzo di una vita e dentro una vita romanzesca; c’è la grande storia e dentro una grande storia d’amore: quella tra la sibilla Joyce ed Emilio Lussu; c’è la lingua agile del racconto e dentro le tante lingue parlate da una cittadina del mondo. Romanzo “di fame e di vita” e di fame di vita, vicenda di viaggi e di fughe (in questo senso, romanzo d’evasione), emozionante inno alla resistenza, all’indipendenza, alla libertà».

Maria Grazia CalandroneDove non mi hai portata (Einaudi), presentato da Franco Buffoni. «Una magistrale ricostruzione storica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta» dove l’autrice riesce a ricostruire «ambienti e situazioni (il Molise rurale, la periferia milanese in pieno boom economico, Roma magica di altera e sconsolata bellezza) in modo altamente poetico pur se finemente realistico».

Andrea CanobbioLa traversata notturna (La nave di Teseo), presentato da Elisabetta Rasy. «Un memoir» che diventa subito «un potente romanzo famigliare dei nostri giorni, toccando con originalità e intensità il sentimento delle radici che ognuno di noi a suo modo coltiva»: «il narratore, chiedendo aiuto agli antropologi del passato, si fa etnologo della propria tribù famigliare mentre si muove sulle per lui misteriose tracce della vita del padre, come una sorta di nuovo Telemaco che in cerca di Ulisse si aggira per contrade lontane, qui rappresentate da fragili reliquie: lettere del perduto amore dei genitori, agende di una fitta e difficile quotidianità, reperti medici della depressione paterna che renderà agli occhi del figlio il capofamiglia una figura irraggiungibile e dolorosa».

Ada D’AdamoCome d’aria (Elliot), presentato da Elena Stancanelli. «Un memoir sfolgorante per intelligenza, coraggio e misericordia» che «fruga dentro il cuore del lettore», con protagoniste due donne «avvinghiate l’una all’altra, in una assoluta e reciproca dipendenza»: «Daria, la figlia, che comunica soltanto attraverso il suo irresistibile sorriso, Ada, la madre, catapultata suo malgrado in questa storia d’amore».

Gian Marco GriffiFerrovie del Messico (Laurana Editore), presentato da Alessandro Barbero. «Un romanzo colto e fluviale» che trae spunto da un episodio storico – «nel febbraio del ’44 un milite della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria delle Repubblica di Salò, sede di Asti, viene incaricato di compilare una mappa delle ferrovie del Messico» – per innestarvi «una quantità impressionante di storie collaterali, divagazioni, novelle, sogni, lettere, visioni, che spaziano dal Piemonte al Messico, da Berlino all’aldilà».

Vincenzo LatronicoLe perfezioni (Bompiani), presentato da Simonetta Sciandivasci. Un romanzo che racconta «la migrazione come spinta, inquietudine, e natura dell’uomo, arcaica e futura», con protagonisti Anna e Tom, «due nomadi congiunti», italiani emigrati a Berlino, che vivono una vita «insoddisfacente, estranea, forse persino inautentica, come se, nel crearla, avessero usato le mani e i sogni di qualcun altro».

Romana PetriRubare la notte (Mondadori), presentato da Teresa Ciabatti. «L’infanzia è un equivoco, sembra dire Romana Petri. Prende Antoine Saint-Exupéry, l’autore del libro che ancora oggi forma generazioni di umani, va all’origine di quell’immaginario e ne svela l’altro lato – il lato invisibile della luna. Petri compie il gesto letterario di dissacrare l’infanzia intesa come luogo e tempo d’innocenza. Così Tonio, che tutti conosciamo come autore de Il piccolo principe, animo delicato, capace nei libri di ragionare di fiori e spine, nella vita è stato anche spregevole». Romana Petri inventa così «un nuovo genere di biografia letteraria, tra la ricostruzione esatta alla Emmanuel Carrere (Io sono vivo, voi siete morti) e quella tutta d’immaginazione alla Joyce Carol Oates (Blonde)».

Rosella PostorinoMi limitavo ad amare te (Feltrinelli), presentato da Nicola Lagioia. «Un romanzo storico» che «riesce a essere anche un toccante romanzo famigliare e di formazione, capace di farci riflettere e scuoterci nel profondo», su «una guerra rimossa in tempo reale trent’anni fa, e dimenticata poi», quella dell’ex Jugoslavia.

Igiaba ScegoCassandra a Mogadiscio (Bompiani), presentato da Jhumpa Lahiri. Un libro sulla storia postcoloniale italo-somala che va letto «per uscire dal silenzio, dall’oblio e dalla rimozione che distorce la verità di quell’epoca», «per far i conti con il razzismo non solo di una volta ma di oggi» e «per rendere contemporanea e sempre rilevante la lotta secolare di donne che hanno da dire ma sono condannate a non essere ascoltate».

Andrea TarabbiaIl continente bianco (Bollati Boringhieri), presentato da Daria Bignardi. «Un romanzo forte, elegante, complesso, sul fascino del male ma soprattutto sul fascino della letteratura e dello scrivere» ispirato alla storia di Silvia, la moglie perduta del dottor P. rubata a Goffredo Parise dell’Odore del sangue. «Un libro sul Male che fa male non solo per gli ambienti estremi e i personaggi bui e contorti che evoca, anzi, decisamente non per quelli, ma per come una storia scritta tanti anni fa possa rimanere viva, pericolosamente viva, quando a guardarla, a rileggerla, a tornarci dentro, è uno scrittore letterariamente audace come Tarabbia».

Maddalena Vaglio TanetTornare dal bosco (Marsilio), presentato da Lia Levi. «La storia narrata è ambientata in un paesino di montagna certo più aspro che confortevole. Un giorno la tragedia: Giovanna, una scolara di undici anni si è suicidata e Silvia, la sua maestra, è sparita senza lasciare tracce. Tutto il paese si affanna alla sua ricerca ma senza risultato. La troverà per caso Martino un bambino di città trasferito a forza, per motivi di salute, in quella zona montana. Silvia, accucciata in un capanno abbandonato nel cuore del bosco, muta, stracciata, è ridiventata creatura della terra allo stato primigenio». L’elemento vincente è «la doppia sfaccettatura dello stile letterario con cui la Vaglio si rivela»: da un lato «un linguaggio sfumato con punte di liricità» e dall’altro «il piglio crudo e quasi crudele nel momento in cui ci presenta fatti e personaggi del cupo paese fra le montagne».

Carmen VerdeUna minima infelicità (Neri Pozza), presentato da Leonardo Colombati. Anna e Sofia, la figlia e la madre protagoniste del libro, hanno tutte le caratteristiche «per diventare come i geni delle favole arabe, così ingombranti e vitali da dover per forza uscire fuori dalle loro bottiglie». «Se, come io credo, il romanzo è l’arte di mettersi nei panni degli altri, quello di Carmen è un romanzo perfetto, per l’attenzione, mai giudicante, con cui la figlia posa gli occhi sull’oggetto del suo amore».

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