Questo è un racconto a luci rosse. Minori astenersi…

Pupa, la sciantosa
Il cancelletto di legno, dipinto di verde, era affiancato da due pilastrini in granito. Era facile arrivarci, anche per la bambina che, da quella postazione, in cima ad una delle colonnine, poteva spaziare lo sguardo sul piccolo giardino ed osservare la tribù occupata nelle faccende feline. Anche Pupa, nel tempo del calore, sceglieva di salire lassù. Era una bella e imponente gatta, dalle sfumature grigie, il pelo folto e lungo la faceva sembrare ancora più grande; figlia di Codina, va da sé, elegante quanto scorbutica, si portava a spasso la sua coda come fosse uno strascico. Immobile, simile ad una icona devozionale, faceva la bella statuina, mentre di sotto, sulla ghiaia trasformata in arena, i gatti-gladiatori combattevano per conquistarla. Un po’ come per i cervi, in quel frangente, la lotta avveniva senza troppo spargimento di sangue, sembrava più una danza di guerra, a suon di urlacci, lunghi ululati e rochi ringhi; pelo irto, gobba, fauci aperte, unghie sfoderate, orecchie abbassate, per figurare il più possibile minacciosi, si piazzavano di traverso, rispetto all’avversario, lo circondavano e facevano piuttosto delle finte di assalto, mentre all’altro non restava che indietreggiare e magari, onore al più forte, tagliare la corda. Le vere lotte di grovigli per il territorio di solito si svolgevano di notte. In questo caso, alla fine, ne rimaneva solo uno, il vincitore che guardava lassù, alla sua divina, sbavando… Lei, proprio come un’astuta femmina, se la prendeva con la massima calma, non gliela dava subito… scendendo alla fine, Wanda Osiris dei gatti, in tutto il suo peloso splendore, zampa dopo zampa, saltino dopo saltino.
Quello che succedeva a quel punto, aveva sempre sconvolto la bambina. Il maschio si avvicinava, mentre la gatta era già di pessimo umore, all’improvviso, scegliendo il momento più adatto, lui le saltava in groppa, la teneva ferma afferrandola per la collottola e la penetrava, mentre la gatta urlava. Il tutto durava pochi secondi. Dopo di che, il maschio lasciava la presa, scendeva e velocemente si allontanava prima di prendersi una zampata sul muso. Anni dopo, la bambina non più tanto piccola, paragonava una scena simile, più che a sesso, ad un vero e proprio stupro. Ma la natura avrà le sue regole che il cuore e la ragione umani non conoscono.
Pupa ha avuto una vita tranquilla, non particolarmente affettuosa di carattere. Anche la bambina le stava alla larga. Pur essendo la prima ad essere nata in casa, aveva ereditato dalla madre il lato selvatico. Allora la media era di quattordici anni; di lei si ricorda la morte: lo sanno sempre, quando è giunto il momento. Dopo aver visto i documentari sugli elefanti che s’inoltrano, solitari, nella foresta, lei non si stupì che, con le ultime sue forze volesse uscire e nascondersi in un cespuglio. Curiosa e indiscreta la ragazza cercava di capire. Vivendo tra i gatti nulla poteva più impressionarla. Pupa, nell’indifferenza dei suoi compagni, aveva scelto di morire nell’ombra, in solitudine.
Manuela Camponovo
(3. Continua)