Teatro

Requiem per l’arte?

Dopo il debutto bellinzonese del Museo Villa dei Cedri, la nuova produzione di Opera RetablO è approdata allo Studio Foce di Lugano. Concepita come una sorta di rituale cerimoniale, Requiem for my dream vuole essere una riflessione “sulla perdita d’importanza dell’arte e degli artisti nella società contemporanea”. Tema non nuovo, attraversato dalle avanguardie del Novecento con differenti modalità, nei momenti di crisi e anche di rottura del “patto” con i propri referenti.

S’introduce l’atmosfera a partire dal “foyer” con la consegna perentoria dei cappotti e la lettura di un foglio con norme di comportamento oltre alle spiegazioni e traduzioni di alcuni testi ed elementi di quella che risulta un misto tra performance e installazione. Raccomandazioni ripetute prima di varcare la soglia dello spazio propriamente teatrale, con accento serio, declamatorio e compunto, da una dei tre interpreti, Raissa Avilés. Dentro ci si può muovere liberamente, assistendo ai vari momenti di recitazione e osservando le disposizioni di oggetti. Sabbia, carta, acqua, a richiamare la fragilità di uno statuto. Sul palco una infilata di maschere, a formare un rettangolo, fila di nove per dodici: “volti di sabbia realizzati ricavando dei calchi in gesso da visi di artisti, operatori culturali e compagni di viaggio”.

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