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Se vogliamo parlare di responsabilità nel rapporto tra adulti e adolescenti…

Hanno avuto una certa risonanza mediatica le notizie di recenti sfide giovanili al volante, messe in atto a Middlesbrough, nell’Inghilterra settentrionale e a Dublino, in Irlanda. Episodi di guida a fari spenti e contromano con un bilancio in pochi giorni di 12 morti: 2 poliziotti e 5 occupanti dai 17 ai 23 anni nel primo scontro; 5 adolescenti tra i 15 e i 18 anni nel secondo incidente, con modalità analoghe che ha provocato anche il ferimento grave di 4 persone.

La cronaca ci porta spesso anche dalle nostre parti a irresponsabili comportamenti, che pongono seri e urgenti interrogativi sui rischi di compagnie anticamera del branco e di derive in violenze in gruppo. Certe strambate pericolose per l’incolumità propria e degli altri ci sono sempre state, certo senza – nel bene e nel male – il clamore mediatico del presente, grazie alla dismisura amplificante dei social. Come sempre, sono chiamate in causa la famiglia, la scuola e la società, ma anche molteplici componenti dei meccanismi che hanno fatto perdere la tramontana e mandato in confusione i navigatori GPS e satellitari, eredi dell’antica bussola.

Fulvio Scaparro

Fulvio Scaparro

Fulvio Scaparro, uno psicoterapeuta di collaudata esperienza, ex-docente universitario alla Statale di Milano e lungimirante analista nei suoi scritti – un libro su tutti per illuminazione, Talis pater – faceva notare già anni fa che il mondo adolescenzial-giovanile ha sempre avuto bisogno del gruppo di pari in cui «riconoscersi, differenziarsi, crescere a contatto con coetanei che parlano la stessa lingua, condividono gli stessi interessi». L’obiettivo più o meno sotteso era e rimane quello di profilare un’identità al riparo dai pregiudizi e dagli stereotipi degli adulti, fino a quando ci si sentirà con la sufficiente autonomia per spiccare il volo, magari alla maniera del Gabbiano Jonathan. La sottolineatura che poneva Scaparro – più volte nel Ticino per conferenze e dibattiti con il Giornale del Popolo dei miei anni – è sulla prevenzione degli aspetti malsani, con evidenziate le insidie di certe appartenenze al gruppo, quando questo plagia nell’assunzione di valori, obiettivi e stili di vita, invece di essere il laboratorio in cui acquisire la propria identità. Da certe compagnie, oltre allo sconfinamento in esiti violenti di un’appartenenza acritica, si può mutuare la rinuncia ad affrancarsi nell’assunzione di compiti, impegni e responsabilità che sono la piattaforma della libertà.

La conclusione di Scaparro, fondatore tra l’altro dell’associazione GeA Genitori Ancora, è che «diventare più liberi ci rende più forti e incisivi nelle lotte per cambiare un mondo che non ci piace». Traducendo: occorre che ci interroghiamo tutti, ai vari livelli di ruolo, sul rapporto di ancoraggio della volontà personale, consapevolezza a quel molo decisivo che è il valore decisivo della relazione (da riscoprire).

Giuseppe Zois

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