Teatro

Successo per la commedia dialettale della Compagnia di Flavio Sala

L’allarme non risparmia nessuno, tantomeno gli spettatori decimati in platea quando lo spettacolo ha i numeri per andare in scena. I provvedimenti hanno infatti toccato anche Se la va la go’a i röd, l’ultima produzione della Compagnia Teatrale Flavio Sala che ha così dovuto rinunciare alle sue ultime due delle quattro repliche previste al Teatro Sociale di Bellinzona.

Una cancellazione che, ne siamo certi, verrà recuperata appena possibile anche perché la commedia dialettale del poliedrico attore locarnese ormai va a nozze con un successo annunciato.

Ce l’ha confermato la sala piena che ha accompagnato il debutto di questa produzione che, due anni dopo Un altro bel garbüi rafforza la voglia del pubblico di andare a teatro con piglio spensierato e, in un certo senso, riconoscendosi in un divertimento che parla un dialetto che adotta stilemi teatrali senza pretese e facilmente riconoscibili.

In questo senso possiamo ormai affermare che Flavio Sala incarna quanto di meglio la tradizione del teatro dialettale ha saputo trasmetterci fino ad oggi, erede delle commedie radiofoniche e televisive nate dalla penna di Sergio Maspoli o dall’accoppiata Vittorio Barino e Martha Fraccaroli, dalla poesia di Fernando Grignola o dagli slanci del Tepsi di Yor Milano fino agli scampoli televisivi di fine anno. Senza dimenticare la trentennale e straordinaria epopea del Cabaret della Svizzera italiana di Renato Agostinetti. Elencarli tutti meriterebbe ulteriore spazio e tempo.

Restiamo dunque sull’onesta e genuina prova di Se la va la go’a i röd vista alla prima bellinzonese di mercoledì scorso: uno spettacolo che conferma la validità della scelta degli strumenti necessari per conquistare popolarità in un processo di continuità e crescita artistica.
In questo senso la commedia, scritta da Gionas Caldelari (autore anche dei precedenti successi della compagnia: La solita süpa e Un altro bel garbüi), mette in luce gli aspetti-chiave più importanti.

Innanzitutto la riconoscibilità delle situazioni con la ricorrenza di personaggi che maggiormente sono piaciuti in precedenza e che oggi sono oggetto di affetto da parte del pubblico. Parallelamente a ciò va ancora sottolineato l’uso del dialetto, un ammiccamento al moderno che non dimentica la tradizionale vena ironica e, soprattutto, cavalcando i regionalismi.

Il tutto va certamente shakerato nel vaso  delle sorprese drammaturgiche con una scrittura che conosce le abitudini sic et simpliciter del pubblico nostrano. Vale a dire una trama non troppo complicata, magari a tinte gialle e certamente a lieto fine.

Se la va la go’a i röd ha tutto ciò: è ambientato, come nella precedente commedia, nell’officina del garage Pistoni dove ritroviamo tutti i personaggi (e gli interpreti) del precedente exploit della ditta Caldelari-Sala: Nando, Federer e Sac-à-Poche, i simpatici meccanici scansafatiche, la bella Toyota, vulcanica vamp e Stella e Orazio, la litigiosa coppia dei proprietari.

La trama corre su due binari: la storia della coppia Nando-Toyota avviata alla convivenza e a un’unione tradizionale a cui si aggiunge un intrigo dalle tinte farsesche che vede al centro una simpatica vegliarda mezza sorda con il suo misterioso autista, teutonico e pusher e la coppia dei proprietari del garage. Ma tutto è bene quel che finisce bene e gli applausi non mancano per i beniamini della compagnia. Da Flavio Sala (protagonista e regista) con gli affiatati partner storici: Rosy Nervi, John Rottoli, Moreno Bertazzi, i veterani Leonia Rezzonico, Orio Valsangiacomo e Mileti Udabotti a cui si aggiungono Beppe Franscella, Gian Paolo Caligari e Enea Fonti.

Giorgio Thoeni

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