Teatro

Sulla giostra del “Sogno”

© LAC 2021

Un felice, triplice debutto, ieri sera: quello del “ritorno in sala”, non scontato con questi chiari di luna (per evocare un personaggio); della nuova stagione 2021-2022, con tutte le incognite che ancora porta con sé; dell’importante, impegnativa produzione in prima assoluta. Si tratta di uno dei grandi classici del teatro, Sogno di una notte di mezza estate, che non teme le reinvenzioni, come viatico di transizione sul confine della “rentrée” autunnale. Andrea Chiodi, con la traduzione e l’adattamento della sua complice, Angela Dematté, si è ispirato anche alla concretezza domestica, come dichiara nelle note di regia, per immaginare il Sogno shakespeariano un gioco, il “come se”, “facciamo finta che” infantili; in quell’intrecciarsi di livelli linguistici e compositivi: la simbologia mitica che affonda in un senza tempo; il fantastico fiabesco di una magia notturna d’iniziazione dove ogni trasformazione e incanto sono possibili; il realismo di una prosaicità ritualizzata rappresentato dalla compagnia di artigiani-comici che con tutta la loro teatralità ciarlatanesca (ma speculare mimesi di senso) hanno permesso al regista di sbizzarrirsi negli effetti comici e parodistici, concedendosi alla risata e agli applausi da scena aperta.

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