Testimonianza

Tamaro, il monte di Dio

Evento del 17 ottobre per il trentesimo della consacrazione della chiesa voluta dalla famiglia di Egidio Cattaneo e progettata da Mario Botta

Trent’anni da un evento storico di rilievo nel Ticino: tanti ne sono trascorsi da quando nel 1996 fu consacrata la chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli sul monte Tamaro. Sabato 17 ottobre, nella chiesa voluta dalla famiglia Cattaneo, è stata ricordata e sottolineata tale ricorrenza con la partecipazione di una bella folla di invitati, amici e conoscenti. La giornata all’Alpe Foppa si è aperta con una Messa presieduta da don Claudio Premoli, che all’epoca era parroco a Rivera. È seguito un incontro-dialogo fra l’architetto progettista Mario Botta, il giornalista e critico d’arte del “Corriere della Sera”, Pierluigi Panza, docente all’Università e al Politecnico di Milano, e il giornalista Giuseppe Zois. Nel pomeriggio, un riuscito e avvincente concerto dell’Ensemble di corni della Svizzera italiana. Qui di seguito la sua testimonianza.

Folto pubblico di invitati per la S.Messa celebrata da don Claudio Premoli per i trent'anni della Chiesa di S. Maria degli Angeli sul monte Tamaro

Folto pubblico di invitati per la S.Messa celebrata da don Claudio Premoli per i trent’anni della Chiesa di S. Maria degli Angeli sul monte Tamaro.

La montagna, ogni montagna è un dedalo di sentieri che lungo i diversi fianchi, in confluenza, portano verso la vetta, con tutti i molti significati annessi ad ogni salita, nel fisico e nell’interiorità. Dedalo non è solo un sostantivo: è anche un riferimento al personaggio mitologico di cui ci è rimasto in eredità storica il nome: era un architetto, di più, il primo architetto, geniale inventore.

Sul monte Tamaro è sorta una chiesa entrata nella letteratura mondiale dei luoghi sacri. In molti, sabato, in una giornata di mite solarità autunnale, partendo da sentieri diversi sono confluiti a questa vetta dell’arte e dello spirito. Da 30 anni – dal 1996 – si può parlare del Tamaro come “monte di Dio”, grazie a questo monumento che predispone già in lontananza, nell’avvicinamento, all’elevazione della mente, che è poi – citazione da Giovanni Pozzi – l’essenza della preghiera. Nel 1992, con l’avvio del cantiere di costruzione, è sbocciato questo fiore di pietra che è diventato un itinerario immaginifico per metafore attraverso i poetici, delicati riferimenti alla Madonna, creati dall’intelligenza e dalla sensibilità del cappuccino Giovanni Pozzi. “Monte di Dio” con dimensione potenziata anche dalla scelta della diocesi che decise di tenere qui le “Giornate dei giovani”, con l’aggiunta delle famiglie, dapprima in giugno e ultimamente in settembre (la più recente ha avuto svolgimento lo scorso 12 settembre con l’amministratore apostolico, Alain De Raemy). Indimenticabile e segnante l’incontro dell’11 giugno 1994 con l’allora arcivescovo di Praga, mons. Miloslav Vlk, poi cardinale, costretto a fare il lavavetri durante il potere comunista. Con lui, l’allora vescovo di Lugano, Eugenio Corecco, già provato dalla malattia che l’avrebbe vinto il 1° marzo 1995: volle portare la sua testimonianza di fede e speranza sino alla fine, dalla cattedra della sofferenza.

La chiesa di Mario Botta sul Tamaro ha dato un nuovo corso alla storia del monte. Dalla geniale regia dell’architetto di Mendrisio è nata l’opera che dà una fama nuova ancora più ampia, ancora più internazionale, grazie a questa chiesa che ha visto e vede la convergenza di tre nomi maiuscoli nei loro rispettivi campi di espressione: accanto a Botta, lo scultore e pittore Enzo Cucchi e Giovanni Pozzi firma di alto livello e prestigio del Novecento come filologo, docente universitario a Friburgo, scrittore, basti pensare alle sue ricerche su Angela da Foligno, Maddalena de’ Pazzi, S. Chiara.

Copertina - La Cappella del Monte Tamaro

La copertina del libro pubblicato per la ricorrenza dei trent’anni dalla consacrazione della chiesa sul Tamaro. Reca le firme di Pozzi, Botta e Cucchi ed è edito dalla Fondazione Egidio e Mariangela Cattaneo.

Botta sul Tamaro ha fatto un capolavoro grazie a 4 congiunzioni astrali: Egidio Cattaneo e i suoi tre figli, Rocco, Lorenza e Luca che hanno fatto decollare il progetto della chiesa, affidando il progetto a Botta con il coinvolgimento di Pozzi e di Cucchi, capace di andare al cuore del messaggio e del mistero. Sintesi finale: dopo oltre 4 anni di cantiere, si è levato questo maestoso spartito del monte Tamaro. È il monumento che si staglia verso il cielo, dono d’amore di un padre con i tre figli per onorare la moglie e madre Mariangela. Il nome della dedicazione a Maria degli Angeli è venuto naturale da quello di Mariangela.

Il trentesimo di questa cattedrale, una vela rosseggiante nel mare verde della montagna imponeva una testimonianza di doverosa gratitudine alla memoria di Giovanni Pozzi, una figura di religioso e letterato che merita quella pienezza di riconoscimento non ancora compiuta. Le sue 22 litanie sono da antologia e rappresentano il miglior linguaggio religioso dentro un santuario unico nel suo genere come questa chiesa. Il percorso iconografico creato da Enzo Cucchi guida nel cammino, dalla passerella all’abside, alle formelle sulle due pareti, 11 per parte.

Pierluigi Panza dialoga con Giuseppe Zois e Mario Botta in occasione dei trent'anni della chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli sul monte Tamaro

Pierluigi Panza dialoga con Giuseppe Zois e Mario Botta in occasione dei trent’anni della chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli sul monte Tamaro

Parlando e ricordando Pozzi, mi viene da parafrasare un riconoscimento fatto dal cardinale di Milano, Carlo Maria Martini per P. David Maria Turoldo: ed è un collegamento ideale che ci sta e viaggia anche su un ponte di amicizia che univa/continua a unire il frate, poeta e scrittore friulano al nostro Padre Pozzi.

Al nostro italianista di fama internazionale, cresciuto alla scuola di Gianfranco Contini, vanno rinnovate gratitudine e riconoscenza per il grosso debito che ancora abbiamo e sentiamo verso lui. E questo evento a 30 anni da un monumento che ne perpetua anche da qui il nome – con le sue Litanie – è un modo di metterci un po’ al riparo dal fare soltanto sepolcri tardivi a figure che hanno illuminato il nostro tempo. Possiamo almeno rimediare, proponendoci di essere più attenti a queste voci della Chiesa e della cultura, che ci arricchiscono di conoscenza, di coraggio morale e spirituale, dei veri valori da considerare attraverso le loro pagine, e nel caso di Pozzi hanno fatto tesoro dal vivo generazioni di studenti a Friburgo.

Nella Bibbia e poi con Gesù, la montagna è il luogo privilegiato dell’incontro dell’uomo con Dio. Non credo sia esagerato né irriverente accostare questa chiesa di S. Maria degli Angeli al Tabor: anche il Tamaro aiuta a staccarci dalla quotidianità della terra e dal vortice in cui spesso abbiamo la senzazione di trovarci.

Giuseppe Zois

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