Marionette

Un Molière non scontato

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Musicateatro - Molière, Arlecchino e il drago

Molière, Arlecchino e il drago di Musicateatro

Dopo il debutto in febbraio al Teatro Foce di Lugano, la nuova creazione di Musicateatro, Molière, Arlecchino e il drago, viene rappresentata dal 19 aprile nell’ambito della rassegna “Racconti al Museo”, sfruttando lo spazio più intimo appunto del Museo delle marionette del vicino Cassarate.[/free_content

Si tratta di uno spettacolo articolato in tre parti che s’ispirano alle vicende del commediografo francese, dei rapporti con il re, Luigi XIV, suo mecenate ed estimatore, e quelli con Domenico Biancolelli, storico Arlecchino in Francia. Il racconto, introdotto da Michel Poletti, parte dagli anni Sessanta del 1600 e dal momento in cui Molière, dopo i suoi successi comici, desiderava dedicarsi alla nobile arte della tragedia che non gli venne per niente facile, poiché sonori fischi accolsero il suo tentativo di opera eroicomica e di fanciulle in pericolo. Gli arrivò in soccorso l’amico Coviello, l’alter ego di Arlecchino, con cui si alternava sul palco, che gli suggerì una sorta di sodalizio: superando le resistenze delle rispettive troupe (cioè di lavorare insieme), giunsero ad un compromesso che sfociò nella poco nota commedia-balletto con musiche di Lully, Il signor di Pourceaugnac, antesignana in un certo senso della più famosa Il borghese gentiluomo. Una satira contro uno dei bersagli preferiti da Molière: la categoria dei medici e qui brevemente ne vediamo una caricatura dal caratteristico becco che vuole accanirsi sul protagonista, minacciandolo di salassi, clisteri e chissà quali altri veleni (in Italia, detto per inciso, l’opera venne riadattata da Alberto Franchetti e messa in scena alla Scala di Milano per la prima volta il 10 aprile 1897).

Molière, Arlecchino e il drago

Molière, Arlecchino e il drago di Musicateatro

Si arriva così a degli estratti da Il borghese gentiluomo che, acquisite ricchezze e aspirando allo stile di vita della nobiltà, si trova alle prese con insegnanti di danza, d’armi e di filosofia, dalle cui interazioni possono scaturire gag e lazzi all’infinito. Mentre l’altro estratto è la “turcheria”, quando il protagonista viene ingannato da Coviello mascherato da valletto del Gran Turco, il quale a sua volta è Cleante amato dalla figlia di Jourdan ma da questi rifiutato perché non è nobile. La messinscena prevede l’inserimento di un fantasioso turco grammelot, interpretato da Yor Milano. Citiamo anche la servetta-tormentone, ideazione originale, che appare ogni tanto con i suoi commenti e accento “locale”. Non mancano intrusioni d’animaletti, il topo o il ragnetto… Un lavoro brillante, complesso, che si può gustare a più livelli, con l’azione di una trentina di marionette appositamente costruite, accuratamente abbigliate, e animate, dal regista, Michel Poletti con Gaia Arcelli e Lucia Bassetti: quest’ultima firma anche le musiche, ispirate all’epoca e a Lully, mentre le voci sono del già citato Milano, e di Giuseppe Cardascio, Michel Poletti, Piercamillo Moretti, Vito Gravante. Un’altra opera che, al di là dell’intrattenimento immediato, è esito di ricerca, documentazione e dell’amore che Poletti nutre per la storia culturale e teatrale, a dimostrazione che il “gioco”, ovviamente, è sempre una cosa seria.

Ancora in scena al Museo delle marionette il 25 e 26 aprile alle ore 16. In maggio ci sarà la ripresa di Burattini alla francese, seguita da una nuova produzione rivolta ai bambini: Il segreto di Pulcinella (dal 30 maggio).

Manuela Camponovo

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