Riflessione

Un raccapriccio senza più argini?

Siamo in presenza di fatti di violenza di ogni genere e modalità che sta spostando sempre più su l’asticella della gravità e dello stesso orrore. In Italia nel 2025 sono stati commessi 97 femminicidi, la maggior parte dei quali in circostanze di crudeltà e/o atrocità agghiacciante (85 donne sono state uccise per mano di un soggetto riconducibile all’ambito familiare-affettivo). La domanda che circola sempre più preoccupata è se sia ancora possibile mettere un argine al dilagare o toccherà rassegnarsi al continuo e progressivo peggioramento. Ogni notiziario porta cronache livide di spavento e paura e anche il raccapriccio pare stia superando ogni limite nella stessa disumanità: lo scempio non si ferma più neppure davanti alla morte. Nei giorni scorsi è stato scoperto lo strazio compiuto sul corpo, di una giovane post mortem, e ora si indaga su dove, come e sugli autori.

La maglietta indossata dal tredicenne autore dell'assalto alla prof. di francese

La maglietta indossata dal tredicenne autore dell’assalto alla prof. di francese

Quanto sta accadendo non può lasciare indifferenti, intanto perché si sta abbassando la soglia dell’età in cui si passa a un’aggressività normalmente inimmaginabile, ma purtroppo esistente e di cui non si finisce di rimanere sconcertati. Gli episodi di bullismo diffuso che emergono sono la punta dell’iceberg. Chi se la sente di intervenire, se il fenomeno sfugge dentro le stesse famiglie? E nella scuola poi, con insegnanti e professori minacciati, colpiti, molestati, accoltellati come si è visto – e con quale gravità – con il tredicenne di Trescore/Bergamo contro la docente di francese? Non bastasse questo già inquietante recente fatto di sangue, si è aggiunto l’arresto di un 17enne di Pescara residente a Perugia per propaganda e istigazione a delinquere. Progettava una strage a scuola come a Columbine, negli USA, dove furono uccisi 13 studenti e un insegnante, con 23 feriti. Gesto successivo il suicidio. Con lui altre 7 perquisizioni di altrettanti minorenni di 5 province da Teramo a Bologna.

Chiara Mocchi

La prof di francese Chiara Mocchi, 57 anni, accoltellata a scuola da uno studente di 13 anni

Una catena di spaventi senza fine. Si insiste sulla barriera preventiva, sulla necessità di educare e comprendere, si dà la colpa a mille fattori, i social in prima linea, che è vero si portano via molte colpe, ma non ne sono neppure esenti. Rassegnarsi o tentare di fermare la tracimazione?

Gli argomenti, spesso di sconvolgente attualità, sono un vortice e non lasciano nessuno fuori servizio. Affrontiamo qualche quesito con Federica Mormando, una psichiatra, psicoterapeuta di scuola adleriana che dagli anni ’80 si interessa anche all’iperdotazione intellettiva di bambini e adulti. Lei spiega il suo multiforme impegno con un esteso dovere di responsabilità e senso civico. Oltre ad avere fondato “Eurotalent Italia” e “Human Ingenium” dedicati all’individuazione e allo sviluppo dell’alto potenziale cognitivo e dei talenti artistici in tutte le età, è anche autrice di diversi libri che spaziano dai cambiamenti d’epoca ai social. Tra i titoli della Mormando: Sì/No – On/Off. Chi ha fatto la storia (ed. Kimerik), Intelligenza artificiale. Una mente a contatto con la nostra (ed. Red); Bambini e ragazzi ad alto potenziale. Crescere con loro. Una guida per i genitori (ed. Red) e Le catene delle stelle (ed. Kimerik).

Federica Mormando

Federica Mormando

Intervista con Federica Mormando

“Ma distruggere è più facile”

Federica Mormando, anche dopo il drammatico fatto di sangue del tredicenne di Trescore si è parlato dell’importanza di costruire ponti e lo ha fatto la stessa docente accoltellata dal suo allievo, poi si è però confrontati con tragedie dirompenti, violenze che lasciano choccati. Distruzione più che edificazione…
Costruire a qualsiasi livello è sicuramente faticoso – ma la costruzione resta – distruggere è facile e non finisce mai.

Traducendo la metafora?
L’autorità smitizzata ha prodotto e continua a fare danni di delegittimazione che riguardano un’ampia fascia di bersagli mirati: genitori, mondo della scuola, della sanità, dell’educazione nei vari ambiti, sport incluso. Lo vediamo bene: quelli che vogliono e si sforzano di educare i figli al rispetto, allo studio, alla fatica che premia, sono pesantemente ostacolati dalla società. Insulti invece che dialogo si diffondono fin dalle scuole elementari, il merito è misconosciuto se non ridicolizzato, la logica ben poco applicata. Gli insegnanti temono aggressioni, come i sanitari, e gli aggressori nell’estasi del loro nefasto potere, non capiscono che il loro fervore distruttivo va anche a loro danno.

In questo scenario senza più confini si sono inseriti internet, i social a portata di tutti, con suggestioni potenti…
Gatto e volpe pinocchieschi sono lontani ingenui ricordi. Qui si comprano armi, si insegna a costruire bombe, i leoni della tastiera si consentono contumelie, diffamazione gratuita, minacce esplicite e reiterate, vandalismi, atteggiamenti intollerabili di indisciplina, una maleducazione dilagante e incontenibile… È nato un mondo a sé, in cui successo e gloria sono dati dalla visione di crimini, regolarmente filmati e postati, in spregio alle punizioni, comunque blande. “Collaborano” a loro volta molti media, che danno più rilievo al crimine che alla scienza o al lavoro di chi vuole migliorare la società. E arriviamo al ragazzino dispiaciuto per non aver ammazzato la professoressa e i genitori. E alla legge che dichiara non punibili i ragazzini, in omaggio a vecchi pregiudizi.

I social al posto della famiglia

Nella fattispecie del tredicenne stupisce che in famiglia non ci sia accorti del materiale accumulato dal figlio…
Sì, ma non è un caso isolato. Fa inorridire anche la vicenda della ragazza uccisa dal suo ex: ragazza che chiedeva consiglio (scontato) alla IA invece che ai genitori. “Colpa mia, non ho voluto controllarlo sui social, ma mio figlio non è un violento e quegli ideali non gli appartengono”, ha detto la mamma del pescarese arrestato. Questo testimonia la mancanza di dialogo e confidenza con i figli che regna in tante famiglie: il dialogo deve nascere insieme ai bambini, ma se gli adulti non dialogano neppure fra loro, come si può pensare che lo facciano con i bambini? Poi, è troppo tardi. E, come succede nelle stragi, nei genocidi, nei riti primitivi, ecco orrendi rituali di accanimento sul cadavere. L’estasi della crudeltà non ha limiti, non soddisfa mai, non è mai un’opera compiuta.

“La sanzione non è solo punitiva”

Rimedi possibili e praticabili?
Soltanto una forza più potente potrebbe arginare l’ondata violenta che percorre la società: la forza della legge impietosa, da cui siamo lontani. Se la paura vince, non da parte dei criminali, ma delle potenziali vittime, la violenza dilagherà ancora.

Toccherà rassegnarsi a un raccapriccio senza più limiti?
Quanto sta accadendo non accredita la speranza che ci sia un soprassalto di reazione al subire ogni sorta di turbamento, orrore e scempio, all’accettazione della brutalità, all’efferatezza, in una parola all’inumanità. Fin dove potrà ancora essere alzata l’asticella dello strazio insopportabile?

Come insegnare il dialogo?
Sento parlare di “lezioni di affettività e di empatia”. Che non si insegnano, si trasmettono, se si posseggono. I media potrebbero dare un contributo frenando nella gara al sensazionalismo, alla morbosità, al particolare rabbrividente. Basta anche con l’illegalità su cui si chiude un occhio se non tutt’e due, sulla convinzione di troppi di farla franca e quindi dell’impunità. La sanzione non è solo punitiva, ha anche un valore formativo quando è motivata. Occorre rilanciare l’idea del bene, della bontà, dell’impegno necessario per realizzarsi, dell’altruismo e della prossimità. Non vedo purtroppo molte tracce di simili contributi. I buoi sono scappati, sono dovunque.

Giuseppe Zois

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