Commento

Un secolo senza Franz Kafka

Sono passati cento anni dalla morte di Franz Kafka, forse lo scrittore più analizzato, commentato ed imitato di tutto il XX secolo. Conosciuto e stimato, ma quasi solo da postumo, per la sua scrittura enigmatica, magica, surreale, Kafka ha esplorato i temi dell’alienazione, l’incomprensione, il paradosso, l’assurdità dell’esistenza umana. Tante le iniziative in questo 2024 che ricordano uno dei boemi più celebri della Storia. Iconico a tal punto da fondersi con Praga – la città dove Kafka ha vissuto tutta la vita – senza conoscere l’esagerata la fama poi attribuitagli. La sua opera è infatti ampiamente letta e studiata in tutto il mondo da anni, rivelando importanti impatti sulla letteratura e la cultura contemporanea. Dire “Kafka” vuol dire evocare un mondo: l’ebraismo, la letteratura, le identità, il confine, il senso di colpa, della solitudine, il rapporto tra genitori e figli, tra individuo e collettività, tra potere e cittadino.

L’esilio è un termine centrale per tentare di afferrare Kafka. L’esilio sono le mura immaginarie attorno all’uomo Franz Kafka, alle sue passioni, manie, incertezze; ai suoi tentennamenti e desideri. L’amore, certo; al centro dell’opera, Ma forse per capire meglio l’universo kafkiano occorrerebbe leggere soprattutto i diari e le lettere. Fonti primarie angoscianti e penetranti. Che rivelano un Kafka timoroso e ansioso. Ma anche innamorato della vita. Non è in caso che l’intera opera del boemo sia associata all’aggettivo “kafkiano”, che indica una situazione assurda e opprimente. Franz Kafka era nato in una famiglia borghese, ma si sentì sempre estraneo e alienato dalla società che lo circondava. Il senso di isolamento e estraneità che permea molte delle sue opere riflette la sua esperienza personale di non appartenenza. Uomo timido e riservato, i suoi scritti riflettono il suo rapporto conflittuale con il mondo esterno.

L’esempio più evidente è Il processo, in cui il protagonista Josef K. si trova in un processo giuridico oscuro e incomprensibile, senza mai conoscere l’accusa specifica mossa contro di lui. Una storia che procede di pari passo con la vita di Kafka e, forse, di ognuno di noi. Una vita “contro”, ma animata da elementi quali impotenza, frustrazione, ingiustizia, burocrazia, abuso del potere. Simili i temi dell’opera più importante pubblicata in vita, “La metamorfosi”. Che segue la trasformazione di Gregor Samsa in un insetto gigante, tra surrealismo, alienazione ed estraniamento dalla società e persino dalla famiglia. La storia si concentra sulle reazioni emotive e psicologiche dei Samsa. Ed esplora la fragilità delle relazioni umane – la prima delle preoccupazioni del prosatore Kafka. Similmente, in Il castello, K. arriva in un villaggio dove il misterioso castello governa su ogni aspetto della vita degli abitanti.

Nonostante i suoi sforzi per accedere al castello, K. si scontra con un muro di silenzio e ostacoli insormontabili. Sarà sempre alieno: non integrabile. Così era Kafka. Forse così siamo tutti noi. Il sogno di Franz Kafka è sempre stato quello di vivere circondato da alte mura, che lo isolassero dal resto del mondo, dai rumori, dalla folla. E che lo proteggessero all’interno del mestiere che più amava: scrivere. Una prosa semplice, diretta, precisa: qualità non sempre evidenti per chi si cimenta in quest’arte. Kafka è logico, simbolista, impenetrabile e imperscrutabile. La sua prosa non è slegabile dalla sua personalità. Non è un caso che il soggetto sia stato osservato a livello teatrale, cinematografico, politico, psicanalitico e sociologico da un secolo. La sua eredità letteraria continua a essere studiata, analizzata e apprezzata. Le sue storie ci invitano ancora oggi a riflettere le contraddizioni umane. Le nostre contraddizioni.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

In cima