Editoriali e commenti

USA, Giorno dell’Indipendenza: un 4 luglio divisi più che mai

 

“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta” (Theodor Adorno)

Si festeggia oggi, 4 luglio, la Festa dell’indipendenza degli Stati Uniti, ma quest’anno niente parate, i fuochi d’artificio saranno un po’ meno “spettacolari”, l’atmosfera un po’ meno festosa, e l’aria che si respira è sicuramente più amara. Il Paese che dovrebbe festeggiare libertà e unione, è più diviso che mai.

È ben noto che la festa del 4 luglio (conosciuta anche come Festa dell’Indipendenza) è tra le feste nazionali più attese dagli americani, in quanto commemora la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.
Il 4 luglio 1776, il Congresso continentale dichiarò che le tredici colonie americane non erano più soggette, ne subordinate, alla Monarchia della Gran Bretagna; ma ora erano stati uniti, liberi e indipendenti.
Ma tra le strade, di unità in queste ultime settimane se ne vede ben poca, e la libertà in qualche modo è stata confusa per qualcosa che assomiglia all’anarchia. La sempre più accentuata divisione tra “bianchi” e “neri” ha portato una più profonda frattura tra i cittadini americani.

Gli Stati Uniti si dipingono come il paese dove i sogni sono realizzabili e la libertà è alla base di tutto. Sì, la teoria è questa, ma la verità è che la libertà americana vede a colori: invece di essere uniti sotto i colori del rosso, bianco e blu; è divisa dai colori del bianco e del nero.
La ramificazione del tema sul razzismo è strumentalizzata a tal punto da essere diventata tra le armi più utilizzate e potenti in campo politico, in particolare modo durante le campagne elettorali…
Non esiste solo il razzismo dei bianchi verso i neri, c’è anche quello dei neri verso i bianchi. Servono pochi granelli di odio e violenza per contaminare un paese, dividerlo e rovinarlo.

Chiunque si senta oppresso ha diritto a far sentire la propria voce, ha diritto a rivendicare la propria libertà, ha il diritto di manifestare per avere giustizia se questa non gli è garantita o data; ma tutto questo non giustifica atti di violenza e crudeltà. Martin Luther King disse: «La mia libertà finisce dove comincia la vostra»… Essere liberi vuol dire anche rispettare la libertà degli altri. Eppure, pare che questo concetto così fondamentale sfugge a molti.
A inizio giugno «The Guardian» ha mandato in onda l’azione più umana avvenuta dopo il la morte di George Floyd: un poliziotto americano parla con i manifestanti «Io e la mia squadra siamo con voi. Siamo qui oggi per garantire che voi abbiate una voce, che possiate essere sentiti, non pensate neanche per un secondo che le azioni compiute da “quel” poliziotto con Floyd rappresentino quello che siamo e quello in cui crediamo noi. I poliziotti come me, fanno questo lavoro per aiutare le personee non per far loro del male. Diteci di cosa avete bisogno, noi siamo qui per voi». A fine discorso, i manifestanti hanno chiesto al team di poliziotti di marciare con loro. E così è stato. Atti così possono essere un esempio per le future generazioni, e possono essere la chiave per cambiare e migliorare un paese; possono muovere i passi verso un futuro migliore.

Invece, vandalizzare negozi e attività di vari commercianti (indipendentemente dal colore della loro pelle), utilizzare la violenza , rovinare opere pubbliche decontestualizzando il periodo storico a cui esse appartengono, esigere di cancellare il passato storico… non è sicuramente la via che porterà a un cambiamento. Gesti di inciviltà e ignoranza non sono giustificabili per esprimere il proprio dissenso. Distruggere e voler cancellare storia e cultura sono tra le cose più pericolose che un popolo possa fare, perché senza queste la massa è facilmente “controllabile”.
Non esistono parola più vere di quelle pronunciate da Roberspierre: «Il segreto della libertà sta nell’educare le persone, mentre il segreto della tirannia è nel tenerli all’oscuro».

M.Elisa Altese

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