Saggio convincente, ben documentato e ben scritto, Gli irresponsabili (Einaudi 2025) di Johann Chapoutot spiega chi ha portato Adolf Hitler al potere. Ma tende a concentrarsi troppo sui conservatori e sui liberali come unica ragione per cui i nazisti arrivano al governo nel 1933. In realtà, essi gettano le basi parlamentari e programmatiche, più che quelle politiche. Chapoutot denuncia (solo) i liberali autoritari, ma dimentica il resto del contesto. All’inizio degli anni Trenta, una combinazione di forze politiche liberali e conservatrici, media reazionari ed élite imprenditoriali si trova a perdere gran parte del sostegno popolare che ha accumulato. Si chiede dunque come mantenere il potere senza una maggioranza politica, senza un parlamento, senza democrazia. Si tratta di una coalizione “centrista estremista” che crede di essere destinata a governare per sempre. Una coalizione che si sente minacciata da rivolte popolari sempre più urgenti e che sembrano impossibili da gestire.
Lo spettro del socialismo si agita nelle strade. E per fermarlo, la soluzione migliore, quella che garantisce la stabilità, è un’alleanza con l’estrema destra che la porta al potere. Uno scenario sinistro, una storia in cui una marea nera si alza improvvisamente … Ma con lei, anche una élite miope che intende sfruttare la cosa per i propri fini. Una scelta che si rivela drammaticamente irresponsabile. Una scelta che è importante conoscere, soprattutto oggi, quando qualcuno potrebbe pensare di rifarla. Si parte dalla fine, con il gabinetto Hitler-Papen: tre nazisti su dodici. Hermann Göring, collegamento tra il NSDAP, la borghesia imprenditoriale e il grande capitale. Le SS esistono già dal 1925, ma erano una milizia politica come tante altre. La fine della Repubblica di Weimar è un evento monumentale. La democrazia è la prima vittima dei nazisti, ma anche dei liberali e della destra.
Chapoutot sfata anche alcuni miti: «I nazisti sono saliti al potere democraticamente» (falso). «Hitler è stato eletto dai tedeschi» (mai). «La crisi ha portato i nazisti al potere» (falso). «Gli estremisti/populisti/estremisti hanno ucciso la democrazia di Weimar» (falso). Gli irresponsabili, omaggio allo scrittore Hermann Broch, decidono freddamente che l’unico modo razionale e ragionevole per rimanere al potere ed evitare qualsiasi vittoria della sinistra è quello di formare un’alleanza con i nazisti. Herbert Hoover dichiara che i pagamenti delle riparazioni devono essere sospesi, con grande rabbia della Francia. La Germania è il principale ponte industriale e finanziario degli americani in Europa, con grande soddisfazione dei tedeschi. Il primo ministro francese Pierre Laval è furioso per non essere consultato dagli americani. Il Presidente della Repubblica Paul von Hindenburg non è lì per strappare un testo che ha giurato di rispettare.
Secondo Carl Schmitt, è il presidente del Reich il vero leader, non solo dello Stato, ma anche il leader politico del Paese. Hindenburg coltiva però le ossessioni di un uomo di destra. Mostra un’indifferenza quasi minerale nei confronti delle questioni sociali. Alfred Hugenberg viene definito da Chapoutot il “Führer dimenticato” della Germania dal 1928 al 1931. Attraverso la sua attività mediatica, trasforma la sfera pubblica e il dibattito tedesco in incubatori di idee di estrema destra per tutti gli anni Venti. Nel 1909 diventa presidente del Consiglio di amministrazione della Krupp. Durante la guerra, è cofondatore del comitato Ucraina libera. Che tra il 1915 e il 1918, sostiene l’indipendenza della regione e che, una volta staccatasi dalla Russia, diventa un protettorato economico del Reich. Per Hugenberg, la sconfitta della Germania nella Grande Guerra è una catastrofe. Si organizza co-fondando il DNVP (Deutschnationale Volkspartei) e il RDI (Reichsverband der deutschen Industrie).
Nell’agosto 1929, fonda una Commissione nazionale per il plebiscito contro il Piano Young, che compone una Freiheitsgesetz, una cancellazione unilaterale delle riparazioni, dei processi per alto tradimento e delle pene detentive per i firmatari del piano. Per Guglielmo II – il cui razzismo, antisemitismo e convinzioni social-darwiniste sono ben noti prima del 1914 – Hitler era il leader di un forte movimento nazionale. Schmitt offre al potere esecutivo un vademecum di argomentazioni gesuitiche e solidità, segnalando così la sua disponibilità a diventare il Kronjurist, il giurista di corte, dei liberali autoritari. Nel 1932, parlando ai leader economici bavaresi, Franz von Papen afferma che «la condizione indispensabile per una ripresa duratura dell’economia» era «la riforma della Costituzione del Reich tedesco». In diverse occasioni, evoca l’idea del sacrum imperium. Ma non ha ambizioni imperialistiche in Europa o per la razza bianca. Considera la missione dell’Europa dal suo punto di vista cristiano e cattolico.
Von Hindenburg non ha alcuna intenzione di affidare la cancelleria ai nazisti e non ha alcun rispetto per il caporale boemo. Joseph Goebbels osserva significativamente: «Molti di noi temono che questo governo farà così tanto che non ci resterà più nulla da fare». La strategia elettorale e legalistica del Führer non porta da nessuna parte e parte delle SA spinge per un colpo di Stato. Una scissione è l’incubo di Hitler e della sua cerchia ristretta. Hitler pretende la carica di cancelliere e Papen gli offre quella di vicecancelliere. Nel frattempo, Hindenburg riceve una richiesta da eminenti personalità del mondo economico che lo esortano a nominare il leader nazista capo del governo. Ma Hitler ha anche i suoi problemi interni: Chapoutot spiega che l’ala anticapitalista del partito sbatte la porta quando Otto Strasser si dimette nel 1930 e pubblica un famoso testo intitolato “I socialisti lasciano il NSDAP”.
La linea del partito nazista è di destra, filocapitalista, ostile al movimento operaio, alle sue rivendicazioni e ai suoi scioperi. E visceralmente contraria al marxismo. Esiste una forte correlazione positiva tra il protestantesimo e il voto ai nazisti, così come tra il voto al NSDAP e i bassi tassi di disoccupazione. Ricorda Chapoutot che dove la disoccupazione era più alta, il NSDAP registra risultati elettorali più bassi. I piccoli e grandi imprenditori, l’industria e le banche, l’industria pesante e i grandi proprietari terrieri sono tutti convinti che l’ipotesi nazista fosse la soluzione più credibile e ragionevole per garantire la stabilità del Paese (cioè porre fine al parlamentarismo) e prevenire qualsiasi rischio di guerra civile (cioè stroncare sul nascere qualsiasi insurrezione comunista). Come Hjalmar Schacht, il mago della finanza ed eroe della rinascita monetaria tedesca del 1923-1924, Schmitt detesta il liberalismo politico.
Schmitt ripudia «questo tipo di Stato totalitario […] che interferisce indiscriminatamente in tutti i settori, in tutte le sfere dell’esistenza umana». Inoltre: «Il suo volume si sta espandendo in modo mostruoso. […] L’attuale Stato tedesco è totalitario a causa della sua debolezza». Schmitt denigra i partiti politici e la loro pratica di nominare candidati. Lotta per i liberali autoritari e si oppone al ritorno di Papen alla cancelleria. Nel 1932, Goering è nominato ministro dell’Interno del più grande Stato tedesco, la Prussia. A capo di un’imponente forza di polizia di 90mila uomini. Impara rapidamente come sfruttarla al meglio. Si arriva così al 30 gennaio 1933. Alle 11:30, un nuovo cancelliere di 43 anni, cittadino tedesco da meno di un anno, presta giuramento. Il vecchio Hindenburg assiste alla cerimonia come se fosse assente.
Amedeo Gasparini
Saggio convincente, ben documentato e ben scritto, Gli irresponsabili (Einaudi 2025) di Johann Chapoutot spiega chi ha portato Adolf Hitler al potere. Ma tende a concentrarsi troppo sui conservatori e sui liberali come unica ragione per cui i nazisti arrivano al governo nel 1933. In realtà, essi gettano le basi parlamentari e programmatiche, più che quelle politiche. Chapoutot denuncia (solo) i liberali autoritari, ma dimentica il resto del contesto. All’inizio degli anni Trenta, una combinazione di forze politiche liberali e conservatrici, media reazionari ed élite imprenditoriali si trova a perdere gran parte del sostegno popolare che ha accumulato. Si chiede dunque come mantenere il potere senza una maggioranza politica, senza un parlamento, senza democrazia. Si tratta di una coalizione “centrista estremista” che crede di essere destinata a governare per sempre. Una coalizione che si sente minacciata da rivolte popolari sempre più urgenti e che sembrano impossibili da gestire.
Lo spettro del socialismo si agita nelle strade. E per fermarlo, la soluzione migliore, quella che garantisce la stabilità, è un’alleanza con l’estrema destra che la porta al potere. Uno scenario sinistro, una storia in cui una marea nera si alza improvvisamente … Ma con lei, anche una élite miope che intende sfruttare la cosa per i propri fini. Una scelta che si rivela drammaticamente irresponsabile. Una scelta che è importante conoscere, soprattutto oggi, quando qualcuno potrebbe pensare di rifarla. Si parte dalla fine, con il gabinetto Hitler-Papen: tre nazisti su dodici. Hermann Göring, collegamento tra il NSDAP, la borghesia imprenditoriale e il grande capitale. Le SS esistono già dal 1925, ma erano una milizia politica come tante altre. La fine della Repubblica di Weimar è un evento monumentale. La democrazia è la prima vittima dei nazisti, ma anche dei liberali e della destra.
Chapoutot sfata anche alcuni miti: «I nazisti sono saliti al potere democraticamente» (falso). «Hitler è stato eletto dai tedeschi» (mai). «La crisi ha portato i nazisti al potere» (falso). «Gli estremisti/populisti/estremisti hanno ucciso la democrazia di Weimar» (falso). Gli irresponsabili, omaggio allo scrittore Hermann Broch, decidono freddamente che l’unico modo razionale e ragionevole per rimanere al potere ed evitare qualsiasi vittoria della sinistra è quello di formare un’alleanza con i nazisti. Herbert Hoover dichiara che i pagamenti delle riparazioni devono essere sospesi, con grande rabbia della Francia. La Germania è il principale ponte industriale e finanziario degli americani in Europa, con grande soddisfazione dei tedeschi. Il primo ministro francese Pierre Laval è furioso per non essere consultato dagli americani. Il Presidente della Repubblica Paul von Hindenburg non è lì per strappare un testo che ha giurato di rispettare.
Secondo Carl Schmitt, è il presidente del Reich il vero leader, non solo dello Stato, ma anche il leader politico del Paese. Hindenburg coltiva però le ossessioni di un uomo di destra. Mostra un’indifferenza quasi minerale nei confronti delle questioni sociali. Alfred Hugenberg viene definito da Chapoutot il “Führer dimenticato” della Germania dal 1928 al 1931. Attraverso la sua attività mediatica, trasforma la sfera pubblica e il dibattito tedesco in incubatori di idee di estrema destra per tutti gli anni Venti. Nel 1909 diventa presidente del Consiglio di amministrazione della Krupp. Durante la guerra, è cofondatore del comitato Ucraina libera. Che tra il 1915 e il 1918, sostiene l’indipendenza della regione e che, una volta staccatasi dalla Russia, diventa un protettorato economico del Reich. Per Hugenberg, la sconfitta della Germania nella Grande Guerra è una catastrofe. Si organizza co-fondando il DNVP (Deutschnationale Volkspartei) e il RDI (Reichsverband der deutschen Industrie).
Nell’agosto 1929, fonda una Commissione nazionale per il plebiscito contro il Piano Young, che compone una Freiheitsgesetz, una cancellazione unilaterale delle riparazioni, dei processi per alto tradimento e delle pene detentive per i firmatari del piano. Per Guglielmo II – il cui razzismo, antisemitismo e convinzioni social-darwiniste sono ben noti prima del 1914 – Hitler era il leader di un forte movimento nazionale. Schmitt offre al potere esecutivo un vademecum di argomentazioni gesuitiche e solidità, segnalando così la sua disponibilità a diventare il Kronjurist, il giurista di corte, dei liberali autoritari. Nel 1932, parlando ai leader economici bavaresi, Franz von Papen afferma che «la condizione indispensabile per una ripresa duratura dell’economia» era «la riforma della Costituzione del Reich tedesco». In diverse occasioni, evoca l’idea del sacrum imperium. Ma non ha ambizioni imperialistiche in Europa o per la razza bianca. Considera la missione dell’Europa dal suo punto di vista cristiano e cattolico.
Von Hindenburg non ha alcuna intenzione di affidare la cancelleria ai nazisti e non ha alcun rispetto per il caporale boemo. Joseph Goebbels osserva significativamente: «Molti di noi temono che questo governo farà così tanto che non ci resterà più nulla da fare». La strategia elettorale e legalistica del Führer non porta da nessuna parte e parte delle SA spinge per un colpo di Stato. Una scissione è l’incubo di Hitler e della sua cerchia ristretta. Hitler pretende la carica di cancelliere e Papen gli offre quella di vicecancelliere. Nel frattempo, Hindenburg riceve una richiesta da eminenti personalità del mondo economico che lo esortano a nominare il leader nazista capo del governo. Ma Hitler ha anche i suoi problemi interni: Chapoutot spiega che l’ala anticapitalista del partito sbatte la porta quando Otto Strasser si dimette nel 1930 e pubblica un famoso testo intitolato “I socialisti lasciano il NSDAP”.
La linea del partito nazista è di destra, filocapitalista, ostile al movimento operaio, alle sue rivendicazioni e ai suoi scioperi. E visceralmente contraria al marxismo. Esiste una forte correlazione positiva tra il protestantesimo e il voto ai nazisti, così come tra il voto al NSDAP e i bassi tassi di disoccupazione. Ricorda Chapoutot che dove la disoccupazione era più alta, il NSDAP registra risultati elettorali più bassi. I piccoli e grandi imprenditori, l’industria e le banche, l’industria pesante e i grandi proprietari terrieri sono tutti convinti che l’ipotesi nazista fosse la soluzione più credibile e ragionevole per garantire la stabilità del Paese (cioè porre fine al parlamentarismo) e prevenire qualsiasi rischio di guerra civile (cioè stroncare sul nascere qualsiasi insurrezione comunista). Come Hjalmar Schacht, il mago della finanza ed eroe della rinascita monetaria tedesca del 1923-1924, Schmitt detesta il liberalismo politico.
Schmitt ripudia «questo tipo di Stato totalitario […] che interferisce indiscriminatamente in tutti i settori, in tutte le sfere dell’esistenza umana». Inoltre: «Il suo volume si sta espandendo in modo mostruoso. […] L’attuale Stato tedesco è totalitario a causa della sua debolezza». Schmitt denigra i partiti politici e la loro pratica di nominare candidati. Lotta per i liberali autoritari e si oppone al ritorno di Papen alla cancelleria. Nel 1932, Goering è nominato ministro dell’Interno del più grande Stato tedesco, la Prussia. A capo di un’imponente forza di polizia di 90mila uomini. Impara rapidamente come sfruttarla al meglio. Si arriva così al 30 gennaio 1933. Alle 11:30, un nuovo cancelliere di 43 anni, cittadino tedesco da meno di un anno, presta giuramento. Il vecchio Hindenburg assiste alla cerimonia come se fosse assente.
Amedeo Gasparini