Arte

Tra radici e visioni globali: la stagione espositiva 2026 del MASI

Ayoung Kim, Delivery Dancer’s Sphere (fotogramma), 2022. ©Ayoung Kim

La stagione espositiva 2026 del Museo d’arte della Svizzera italiana  si apre sotto il segno di una forte vocazione internazionale, intrecciata a un’attenzione costante per la propria collezione e per la storia artistica del territorio. Il programma propone un articolato percorso tra videoarte, pittura, ricerca curatoriale e rilettura del patrimonio museale, coinvolgendo alcune delle voci più significative della scena contemporanea.

Ad inaugurare la stagione, in primavera, è la mostra K–NOW! Korean Video Art Today, un’ampia ricognizione sulla scena artistica contemporanea della Corea del Sud attraverso il linguaggio della videoarte. Allestita nella sala ipogea del LAC, l’esposizione propone un percorso immersivo che riunisce opere di artisti, artiste e collettivi di nuova generazione – Chan-kyong Park, Jane Jin Kaisen, Ayoung Kim, eobchae, Onejoon Che, Sojung Jun, Sungsil Ryu e Heecheon Kim – impegnati in una riflessione sui temi dell’identità, della memoria e delle trasformazioni sociali di un Paese che, in pochi decenni, è passato dalla devastazione della guerra a una posizione di primo piano nello scenario globale. Curata da Francesca Benini e Je Yun Moon, già vicedirettrice dell’Art Sonje Center di Seoul, la mostra sarà visibile dall’8 marzo al 19 luglio 2026.

Jane Jin Kaisen, Olfering (fotogramma), 2023. ©Jane Jin Kaisen

Sempre in primavera, il MASI presenta la personale di Jean-Frédéric Schnyder (1945, Basilea; vive a Zugo), figura centrale della scena artistica svizzera contemporanea. In oltre sessant’anni di attività, Schnyder ha sviluppato una pratica coerente e indipendente, caratterizzata da un marcato eclettismo e da una costante capacità di rinnovare il linguaggio pittorico. La mostra Jean-Frédéric Schnyder. La pittura 2024/2025 si concentra in particolare sulla sua ricerca sul paesaggio, uno dei temi ricorrenti della sua produzione. Il percorso espositivo presenta un nuovo ciclo di dipinti inediti realizzati negli ultimi due anni, alternando piccoli paesaggi en plein air eseguiti in diversi luoghi della Svizzera a tele realizzate in atelier con soggetti eterogenei. Completano la mostra due lavori iconici dell’artista: Billige Bilder (Quadri di poco conto, 2000–2019) e la monumentale Stilleben (Natura morta, 1970). La mostra, a cura di Tobia Bezzola e Ludovica Introini, sarà aperta al pubblico dal 15 marzo al 9 agosto 2026.

Jean-Frédéric Schnyder, Schizzo, 2025. ©Jean-Frédéric Schnyder

A settembre il MASI inaugura Kaari Upson. Dollhouse – Una retrospettiva, la prima grande retrospettiva europea dedicata a una delle voci più intense e originali dell’arte contemporanea statunitense. Attraverso scultura, video, disegno e installazione, Kaari Upson (1970–2021) ha sviluppato un’opera profondamente stratificata, incentrata su temi quali identità, corpo, relazioni, malattia e perdita. La mostra comprende opere emblematiche della sua carriera, tra cui i lavori legati al celebre Larry Project e l’imponente installazione THERE IS NO SUCH THING AS OUTSIDE, presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 2019. Il progetto, frutto di una collaborazione internazionale con il Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk e la Kunsthalle Mannheim, è curato da Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi e sarà ospitato nella sala ipogea del LAC dal 6 settembre 2026 al 10 gennaio 2027.

Kaari Upson, Untitled (Foot Face), 2020-21. ©Esmé Trust / Kaari Upson Trust / Courtesy Sprüth Magers

L’autunno segna inoltre l’avvio della nuova direzione artistica con la prima mostra curata dalla futura direttrice Letizia Ragaglia, intitolata Re-imaginings. Mai-Thu Perret e Una Szeemann in dialogo con le collezioni. Il progetto riunisce le due personali di Mai-Thu Perret (Ginevra, 1976) e Una Szeemann (Locarno, 1975) in un’unica esposizione, invitando le artiste a confrontarsi direttamente con le collezioni del MASI attraverso una selezione di opere da loro scelta. La mostra inaugura un nuovo percorso di ricerca che definisce il MASI come istituzione globale con radici locali, aperta a riletture critiche del proprio patrimonio e del contesto ticinese. Pur attraverso linguaggi differenti, Perret e Szeemann condividono un interesse per la temporalità, la materia e l’immaginario femminile, offrendo nuove chiavi di lettura della collezione e prospettive sul suo futuro. Il percorso espositivo, progettato dall’architetto Marco Palmieri, si estenderà anche a spazi del museo solitamente non destinati alle mostre e sarà visitabile dal 15 novembre 2026 al 16 maggio 2027.

Una Szeemann, The Birds Said You Move V (dettaglio), 2023. Foto: Anna Maysu k

Nel 2026 prosegue infine il focus sulla storia dell’arte del Ticino e sulle collezioni museali all’interno del percorso “Sentimento e osservazione”, con un approfondimento dedicato a Umberto Boccioni (1882–1916). La mostra, costruita attorno ai dipinti prefuturisti donati alla Città di Lugano dagli eredi di Gabriele Chiattone, committente e sostenitore dell’artista negli anni milanesi, offre uno sguardo ravvicinato su una fase decisiva della sua evoluzione artistica e sull’intensità di una ricerca tesa alla conquista di un linguaggio nuovo. L’esposizione, a cura di Cristina Sonderegger, sarà accolta dal 9 agosto 2026 al 24 gennaio 2027.

Palazzo Reali ospiterà inoltre un progetto inedito di Kaspar Ludwig (Norimberga, 1989), vincitore del Premio Culturale Manor Ticino 2026, visitabile dal 17 ottobre 2026  al 4 aprile 2027. Nelle sale del piano terra rimarrà invece visibile fino al 21 giugno 2026 la collettiva “Autoritratti dalla collezione (1928–2021)”.

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