Uomini, dèi e bellezza nell’arte giapponese al MUSEC

Pittura su kakemono di Matsumoto Fuko, Il poeta Saigyo, 1880-1890. ©2026 FCM, Lugano – Collezione Perino
Dal 19 febbraio al 17 maggio 2026 il MUSEC – Museo delle Culture di Lugano presenta Pittura e poesia. Uomini e dèi nell’arte giapponese dell’età moderna, mostra a cura di Moira Luraschi allestita nello Spazio mostre di Villa Malpensata. L’esposizione nasce attorno a due importanti nuclei recentemente acquisiti dal Museo: sessantadue kakemono – rotoli verticali realizzati tra il XV e il XX secolo e donati da Claudio Perino – e sei monumentali paraventi dipinti del Periodo Edo (1603–1868), parte della collezione di arte dell’Asia orientale riunita da Maria Francesca Di Milia (1949–2022) e oggi in deposito a tempo indeterminato al MUSEC. Il progetto offre al pubblico un viaggio nella cultura visiva giapponese attraverso cinque secoli di storia, mettendo in dialogo arte, letteratura, filosofia e spiritualità. La mostra è accompagnata da due cataloghi, dedicati rispettivamente ai kakemono della Collezione Perino e ai paraventi della Collezione Di Milia (Edizioni Fondazione culture e musei), presentati al pubblico per la prima volta.

Kakemono di Kubota Beisen, La poetessa Ono no Komachi prega per la pioggia, 1890 ca. ©2026 FCM, Lugano – Collezione Perino
A differenza della tradizione occidentale, la pittura giapponese si è sviluppata prevalentemente su supporti mobili come carta e seta. Paraventi, porte scorrevoli, rotoli da appendere, ventagli e kimono non erano solo superfici decorative, ma elementi integrati nella vita quotidiana, destinati a dialogare con lo spazio e con le circostanze. I kakemono, esposti nel tokonoma delle case tradizionali, venivano scelti in base alla stagione, all’occasione e agli ospiti; i paraventi, oltre a suddividere gli ambienti, esprimevano il rango e il gusto dei proprietari attraverso scene ampie e preziose, spesso arricchite da foglia d’oro. Con il mutare dell’abitare contemporaneo, questi oggetti hanno perso la loro funzione originaria per entrare nel circuito collezionistico internazionale come opere d’arte autonome. Le opere riunite al MUSEC documentano la ricchezza di scuole, tecniche e linguaggi che hanno segnato l’evoluzione della pittura giapponese tra XV e XX secolo.

Pittura su kakemono di pittore non identificato,
Bijin, Periodo Meiji (1868-1912). ©2026 FCM, Lugano – Collezione Perino
Pur riconoscendo la centralità di natura e paesaggio nell’iconografia nipponica, la mostra pone l’accento sulla figura umana: uomini e donne, divinità, spiriti, filosofi e protagonisti della letteratura. Un universo popolato da poeti erranti, celebri bellezze, samurai, attori del teatro nō e personaggi del folklore, restituito attraverso cromie intense, raffinati inchiostri monocromi e fondi in oro. Cuore concettuale del percorso è il principio delle “tre perfezioni” – poesia, calligrafia e pittura – considerate in Asia orientale un’unità inscindibile e la massima espressione intellettuale. Nei kakemono, immagini e versi si intrecciano evocando figure come Confucio e Laozi o i grandi poeti della tradizione, i cui ritratti assolvevano anche a funzioni educative e commemorative.

Pittura su kakemono di pittore non identificato,
Samurai a cavallo, periodo Meiji (1868-1912).
©2026 FCM, Lugano – Collezione Perino
Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche. Un ampio spazio è dedicato ai paraventi (byōbu-e), protagonisti tra XV e XIX secolo grazie anche alla Scuola Kanō, che contribuì a definire un’estetica del potere al servizio dell’élite dei samurai. Una sezione esplora il genere delle bijinga, le «immagini di belle donne», che nel Periodo Edo celebrarono geisha e cortigiane, per poi trasformarsi, dalla seconda metà dell’Ottocento, in espressione di nostalgia per un Giappone tradizionale in mutamento. Parallelamente si afferma un rinnovato interesse per l’iconografia dei samurai, raffigurati in momenti intimi e meditativi.
Paesaggi e nature stagionali, dai monocromi di ascendenza cinese alle composizioni simboliche popolate da animali e piante, testimoniano la profonda sensibilità per il ritmo del tempo e delle stagioni. La sezione dedicata a divinità ed eroi riflette il sincretismo religioso giapponese, dove buddhismo e shintoismo convivono da secoli in un immaginario abitato da bodhisattva, kami e figure leggendarie. Chiude il percorso uno sguardo sulla vita quotidiana e sull’energia delle classi urbane del Periodo Edo, attraverso opere legate alla tradizione ukiyo-e. Accanto alle celebri xilografie, la mostra valorizza la pittura ukiyo-e destinata a una committenza colta e benestante.

Pittura su kakemono di Uehara Konen, Shojo
danzante con vaso di sake, periodi Meiji e Taisho (1868-1926). ©2026 FCM, Lugano – Collezione Perino