Musica

La musica elettronica protagonista al LAC

Il sound artist Volker Boehm. ©Stephen Harvey

Meet Music Code, il festival di musica elettronica e digital art, giunto alla terza edizione, propone questo weekend nel Teatrostudio del LAC, alle ore 19.00, due appuntamenti in coproduzione con Oggimusica e LAC Lugano Arte e Cultura, in collaborazione con il Conservatorio della Svizzera italiana.

Sabato 14 marzo si terrà Were You There at the Beginning Were you there at the beginning. È il viaggio di una voce, in cui si dipana una narrazione astratta, da luoghi familiari a paesaggi sonori elettronici remoti, da esperienze contemplative del tempo al tessuto di suoni che si strappano e si frantumano, in una confluenza di gesti sinfonici e forme acusmatiche. Il brano è dedicato alla memoria di Carlo Ciceri.

Nella seconda parte della serata Maria Sappho esegue brani tratti dal suo attuale progetto Frontera, un’esplorazione delle esperienze dei corpi ai confini, articolata attraverso la natività digitale, l’alienazione e l’attività all’interno di spazi reali e immaginari. In questa performance, Sappho presenta brani solistici per pianoforte ed elettronica, tra cui il suo sistema di amplificazione del feedback del pianoforte Sapphnetics, un brano di Colin Frank e una realizzazione di Mariabrice Sapphocatherin di Chilli and Bonbon in Chililabombwe di Brice Catherin, eseguita attraverso l’interfaccia “tappeto magico” ZEMI di Sappho.

Domenica 15 marzo la serata presenta due lavori del musicista, sound artist e programmatore Volker Böhm. Interstices-2.0 è l’attuale revisione del sistema di performance di Böhm, costituito da un mix di segnali digitali e analogici assemblati in un sintetizzatore modulare a rack. In questo set l’artista fa ampio uso di segnali di feedback per esplorare il suono e il ritmo in diversi modi.

La neuroinformatica conosce modelli che descrivono il comportamento delle cosiddette cellule nervose “spiking”. Se tale attività neuronale modellizzata viene interpretata come segnali audio, è possibile generare un ampio spettro di suoni, che vanno dai singoli impulsi ai ritmi complessi e alle trame granulari. Errant it is, titolo del secondo lavoro di Böhm, si riferisce al fatto che non solo l’implementazione esatta di un algoritmo, ma anche le sue deviazioni possono portare a eventi sonori inaspettatamente emozionanti. Allo stesso tempo, il titolo si riferisce anche alla difficoltà di mantenere un controllo preciso sui risultati sonori quando si utilizzano sistemi di feedback: lo spazio risultante corrisponde a un labirinto infinito di cui non esiste una mappa e in cui è necessario ricercare continuamente i percorsi trovati in precedenza.

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