Padre Dini, un prete in uomo dallo spirito libero

Padre Dini mi aveva chiesto se avessi suonato la viola il giorno del suo funerale, quando dissi, scherzando, che Dio non lo avrebbe chiamato perché voleva stare tranquillo in Paradiso. Ahimè, quel giorno è arrivato e purtroppo non sono potuto andare. Così ho deciso, in occasione del suo compleanno che cade il 25 luglio, di far dire una messa per lui qui a Lugano, in Svizzera, in modo da stare faccia a faccia con i ricordi.
Non voglio scrivere troppe cose. In un’era in cui si è perso il valore dell’intimità, dove tutto è esibizione e si dà in pasto ogni cosa, i ricordi che ho di “Babbo Dini” (come lo chiamavo spesso) li voglio tenere ben custoditi e stretti a me. Però qualcosa voglio dirla.
Io non sono stato suo alunno, non ho fatto il liceo classico, non ho imparato il latino e il greco; ma se ho qualcosa di valore, di cultura e di ragione, lo devo al caro Babbo Dini. A 12 anni gli chiesi se potevo entrare nel gruppo giovani del lunedì. Lui mi disse: «Se vuoi vieni; sarebbe per ragazzi più grandi, ma se te la senti, vieni».
Da lì, io, un piccolo acchiappanuvole che frequentava le medie in Conservatorio, iniziai a seguirlo. Non come alunno, ma come discepolo. Ero in mezzo a persone più grandi, più preparate, più erudite e forse anche più intelligenti di me. Ascoltavo! A volte avevo l’ardimentositá, condita con un po’ di timore, di intervenire nel dibattito ed esternare un mio pensiero, mentre Padre Dini mi guardava con quegli occhi che sorridevano, specchio della sua mente piena di luce.
Vorrei essere breve, ma non è facile. Dirò quindi alcuni dei tanti insegnamenti che mi ha lasciato e che non mi sento di relegare nella pur giustissima affermazione che ho letto: “Padre Dini insegnò ai giovani lo spirito critico”.
Nel periodo in cui cominciai a seguire il corso giovani, alla tenera età di 12 anni, andai con Padre Dini a vedere Le anime morte di Gogol, di cui porto ancora dentro il ricordo del finale. Fui folgorato, e da lì cominciò a germogliare la mia vocazione per il teatro. Con Babbo Dini ho visto spettacoli che forse nessun altro prete ti porterebbe a vedere: come Il Magnificat con Paolo Poli, dove insieme a quattro suore si giocava con un bambolotto che rappresentava un bambino per poi metterlo dentro un pentolone; Flowers con Lindsay Kemp, o Il malinteso di Albert Camus. Solo per citarne alcuni.
Con Babbo Dini ho fatto vibrare la mia mente ed egli mi ha portato a capire l’abissale differenza che c’è fra erudizione ed intelligenza. Ma voglio ringraziarla, caro Babbo Dini, soprattutto per due frasi che non dimenticherò mai e che sono state preziose nel mio percorso di attore, musicista e acchiappanuvole che vive dei suoi sogni. Per uno “scapestrato poco di buono”, come ero stato etichettato nella mia parrocchia e non solo, sono state linfa preziosa contro quegli epiteti.
Non ho mai avuto fideismi, non sono mai sceso a compromessi e non ho mai “mercanteggiato”. Tutto questo grazie al suo insegnamento, che si concretizza in questa splendida frase: «L’umiltà non è la modestia, spesso falsa, ma è nobilitare ciò che si fa».
Come ultimo, ma non ultimo, ricordo che spesso, durante l’omelia della festa di Tutti i Santi, lei diceva una frase che rilancio con forza, proprio per non limitare il suo insegnamento al solo avere “spirito critico”: «I santi sono coloro che sanno sempre ricominciare daccapo!». Ecco qua. Non so se si possa avere uno spirito critico se non si ha uno spirito libero. Padre Dini era un prete e un uomo libero. Noi che oggi siamo schiavi della nostra stessa libertà dovremmo darci la possibilità, o forse l’occasione, di ricominciare daccapo.
Ora, chi è riuscito ad apprendere l’insegnamento di Padre Dini, ad avere prima uno spirito libero e poi a fondere la libertà con lo spirito critico: beato lui! Chi invece si è fermato solo allo spirito critico, facendosi forza del suo ruolo e di quello che è diventato: beato lui lo stesso! Perché ha la possibilità di far fruttare il messaggio di questo immenso prete e professore, trovando la nostra santità – già donata da Dio e persa nei meandri del nostro io ipertrofico – ricominciando daccapo per essere finalmente liberi.
Quindi, semplicemente, grazie Babbo Dini di tutto, e grazie a Dio che ce lo ha donato nelle nostre vite.
Ultimissima cosa. Un giorno Padre Dini mi disse che avrebbe lasciato un’omelia registrata per il giorno della sua dipartita. Sembra che non l’abbiano trovata, o forse non ha lasciato indicazioni precise per rintracciarla. Ebbene, magari possiamo farla dire a Padre Dini in tutta libertà e ascoltarla dentro di noi, noi che abbiamo avuto la grande fortuna di conoscerlo, componendo questa omelia con tutte le note di ciò che, nei nostri percorsi, ci ha lasciato.
Ecco… comincia… lo sentite?
Auguri Babbo Dini, buon compleanno.
Roberto Albin