Boccioni, dalla quiete dei campi al dinamismo urbano

Umberto Boccioni, Campagna romana o Meriggio, 1903, olio su tela, Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, Donazione Chiattone.
Dal 7 agosto 2026 al 24 gennaio 2027 il MASI dedica a Umberto Boccioni la mostra Verso la liberazione futurista, curata da Cristina Sonderegger. Il progetto ricostruisce una fase decisiva della ricerca dell’artista, dalle prime prove del 1903-1904 agli esiti del 1911, mettendo in luce il passaggio dal divisionismo alla definizione di un linguaggio capace di interpretare la modernità e il dinamismo della vita contemporanea.
Il percorso riunisce quindici opere e prende avvio da un nucleo di dipinti prefuturisti donati alla Città di Lugano dagli eredi di Gabriele Chiattone, stampatore milanese, sostenitore e committente di Boccioni. A questi lavori si affianca una selezione di opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, che permette di seguire le tensioni, le incertezze e le rapide trasformazioni attraversate dall’artista negli anni precedenti la piena adesione al Futurismo.
A fare da filo conduttore è una domanda annotata da Boccioni nel diario, nel marzo del 1907: «Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?». In quegli anni l’artista si misura ancora con paesaggi rurali, campagne e vedute di periferia, ma avverte sempre più nettamente la necessità di superare il naturalismo e di confrontarsi con i nuovi soggetti della città industriale.

Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Controluce), 1909, olio su tela, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione L.F.
Tra le opere esposte figura Campagna romana o Meriggio del 1903, ancora legata alla lezione divisionista di Giacomo Balla. Nei lavori successivi, come Campagna lombarda o Sinfonia campestre, Casolare, Contadini al lavoro o Risaiole e Treno che passa, la pennellata si fa più vibrante e il paesaggio comincia a essere attraversato dal movimento, dalla velocità e dalle tensioni della modernità. In Sera d’Aprile del 1908, una veduta della periferia urbana diventa invece un paesaggio della memoria, sospeso tra osservazione e suggestione.
Il passaggio verso una nuova energia formale emerge nel Nudo di spalle (Controluce) del 1909, ritratto della madre Cecilia Forlani, dove la luce dissolve lo sfondo e trasfigura il dato visivo. Nel Ritratto femminile del 1911 figura e ambiente si fondono attraverso il colore, mentre Visioni simultanee, dello stesso anno, segna l’approdo a una concezione pienamente futurista: forme esterne e interiori, spazio e tempo vengono rappresentati simultaneamente, anche grazie al confronto con il cubismo conosciuto durante il soggiorno parigino dell’autunno 1911.

Umberto Boccioni, Visioni simultanee, 1911, olio su tela, Von der Heydt-Museums Wuppertal.
La mostra conclude il ciclo di dossier con cui il MASI ha approfondito alcune figure centrali dell’arte del Novecento, dopo le esposizioni dedicate ad Alexej von Jawlensky nel 2023 ed Ernst Ludwig Kirchner nel 2024.
L’inaugurazione della mostra, a ingresso gratuito, si terrà giovedì 6 agosto alle ore 18.00.