Lutto

Addio a Jürgen Habermas, illuminista fino all’ultimo

Jürgen Habermas nel 2011 a Berlino

Jürgen Habermas nel 2011 a Berlino

Il filosofo tedesco Jürgen Habermas, spenstosi a 96 anni il 14 marzo, è considerato uno dei più importanti pensatori politici del dopoguerra. La sua opera e il suo intervento pubblico sono stati caratterizzati da un instancabile impegno a favore della ragione, dei valori democratici e della tradizione dell’Illuminismo.

Habermas crebbe a Gummersbach in una famiglia politicamente adattata al regime nazista e appartenne alla cosiddetta generazione dei Flakhelfer. Il confronto con le immagini dei campi di concentramento liberati nel 1945 rappresentò per lui uno shock decisivo e il punto di partenza della sua riflessione. Da quel momento ritenne che violenza e fanatismo ideologico potessero essere superati solo attraverso il dialogo razionale e la comprensione pubblica. La comunicazione, intesa come discussione razionale tra cittadini liberi, divenne il concetto centrale della sua filosofia.

Habermas divenne noto già nel 1953 con un duro articolo di giornale contro Martin Heidegger, accusato di non aver preso una distanza sufficiente dal nazionalsocialismo. In seguito lavorò all’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte come assistente di Theodor W. Adorno e divenne una figura centrale della teoria critica. Durante il movimento studentesco del 1968 si oppose alle tendenze radicali e mise in guardia contro le derive violente.

Nel corso della sua carriera Habermas ricoprì importanti incarichi accademici, tra cui a Francoforte e al Max-Planck-Institut di Starnberg. A livello internazionale fu considerato una delle voci più influenti della filosofia politica della Repubblica federale. Tra le sue opere principali figurano Teoria dell’agire comunicativo (1981), la teoria discorsiva del diritto e della morale e il monumentale lavoro tardo Anche una storia della filosofia (2019).

L’importanza di Habermas non risiede tanto in un singolo libro canonico quanto in un progetto complessivo: l’autocomprensione delle società democratiche moderne. Dopo la catastrofe del nazionalsocialismo egli sostenne una filosofia sobria e aperta al confronto internazionale e una cultura politica fondata non su miti nazionali, ma su procedure democratiche. In questo contesto sviluppò il concetto di patriottismo costituzionale, secondo cui l’identità politica dovrebbe basarsi sull’adesione ai valori e ai diritti democratici.

Anche come intellettuale pubblico Habermas intervenne spesso nei dibattiti politici. Particolarmente significativo fu il suo ruolo nello Historikerstreit degli anni Ottanta, quando si oppose con decisione ai tentativi di relativizzare l’Olocausto. Per lui Auschwitz rappresentava una rottura della civiltà che impone un impegno permanente a favore dei diritti umani e del diritto internazionale.

Fino in età avanzata Habermas continuò a partecipare alle discussioni contemporanee, ad esempio sul futuro dell’Europa, sulla democrazia e sulla guerra in Ucraina. Difese il diritto all’autodifesa, ma allo stesso tempo mise in guardia contro l’escalation militare e insistette sulla necessità della ragione politica anche in tempo di guerra.

Habermas rimase un pensatore instancabile che non solo teorizzò il discorso pubblico, ma lo praticò quotidianamente. Nonostante le perdite personali e le crescenti preoccupazioni per gli sviluppi politici, mantenne fino alla fine la fiducia nel progetto incompiuto dell’Illuminismo e nella capacità dei cittadini liberi di apprendere attraverso il confronto razionale.

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