Andiamo al cinema?

Il Papa visto da Wenders e il ritorno dei dinosauri

Jurassic World – Il regno distrutto

Regia di J.A. Bayona. Con Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Rafe Spall, Justice Smith, Daniella Pineda. Genere Azione – USA, Spagna, 2018, durata 128 minuti.

A 25 anni di distanza da uno dei maggiori successi degli anni ‘90, i dinosauri sono tornati a giganteggiare sul grande schermo. Con Steven Spielberg passato alla produzione, la regia è finita nelle mani di Juan Antonio Bayona, astro in ascesa dell’horror contemporaneo. Spetta a lui il compito di rivitalizzare una saga che, nell’ultimo episodio risalente al 2015, aveva dimostrato una certa stanchezza, nonostante una risposta di pubblico più che lusinghiera, tale da renderlo il quarto maggior incasso nella storia del cinema. Merito del fascino che le creature preistoriche esercitano da sempre sull’infanzia? Parrebbe di sì. Tanto che Bayona è partito proprio dal pubblico dei più piccoli e dalla paura insita nelle fiabe dell’infanzia per dare una nuova svolta al ciclo. Il sogno originario di John Hammond di costruire un pacifico parco a Isla Nublar è crollato sotto la hỳbris della Masrani Corporation, che ha generato nuove specie di dinosauri attraverso incroci genetici, portando alla devastazione dell’Indominus rex. Sventata quella minaccia, ora è un vulcano in eruzione a spingere i rettili verso una nuova estinzione. Che fare? Salvare queste creature, nonostante il potenziale pericolo, o lasciarle soccombere? È questo il dilemma etico che arrovella i protagonisti, la dottoressa interpretata da Bryce Dallas Howard e l’addestratore di Velociraptor che ha il volto ironico di Chris Pratt. La soluzione consisterà nel trasportare i dinosauri altrove: la grande sfida del film è di conseguenza quella di passare dalla spettacolarità delle grandi foreste amazzoniche, alla claustrofobia degli spazi chiusi di una villa gotica… In un pot-pourri di generi che, se a qualcuno farà storcere il naso, potrà affascinare molti altri per la sua audacia e incoscienza.

CONSIGLIATO A: gli amanti del genere catastrofico o di quei simpatici lucertoloni che, forse mai come questa volta, sono stati progettati per terrorizzare i piccoli e grandi spettatori…

SCONSIGLIATO A: chi è in cerca di un’esperienza intellettualmente stimolante.

 

Papa Francesco – Un uomo di parola

Regia di Wim Wenders. Con Jorge Mario Bergoglio. Genere Documentario – USA, 2018, durata 96 minuti.

È stata annunciata come un’operazione unica nella storia, non solo del cinema, ma anche della Chiesa. E, da questa prospettiva, l’ultimo film di Wim Wenders mantiene la promessa. Chiamato da Monsignor Dario Edoardo Viganò, allora Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, l’autore tedesco, tra i maggiori cineasti contemporanei, ha accolto la richiesta di realizzare un film sul Papa. Ne sono seguiti alcuni incontri con Bergoglio che hanno segnato a livello esistenziale Wenders, e che figurano nel film in tutta la loro forza: basta un primo piano di Francesco che si rivolge alla macchina da presa a far fluire in tutta la straordinaria limpidezza il suo messaggio. Prova ne è stata, durante le proiezioni all’ultimo Festival di Cannes, la sincera commozione della platea, persino di quella più distante dalla dottrina cattolica. Un film che punta diritto ai laici, verrebbe da dire, anche perché della “parola” di Francesco è stata selezionata la parte inerente a temi politici, economici e sociali: l’ambiente, la lotta alle disuguaglianze del pianeta, l’immigrazione, la disoccupazione. Illustrato efficacemente dai materiali provenienti dagli archivi vaticani, Papa Francesco – Un uomo di parola trascura tuttavia almeno due aspetti. Il primo è, paradossalmente, Wenders stesso: non solo il regista sceglie – con apprezzabile umiltà – di stare sempre fuori campo, ma tende anche a nascondere la propria “mano”, rinunciando del tutto alla propria poetica in favore di una forma documentaria più che convenzionale. La seconda mancanza è quella dell’elemento spirituale: Papa Francesco emerge come il più formidabile uomo di comunicazione del nostro tempo e come il politico a cui tutti darebbero la loro fiducia in cabina elettorale… ma meno, forse, come uomo mosso anzitutto dalla fede. Un vero peccato, considerata l’irripetibilità dell’operazione.

CONSIGLIATO A: tutti, data l’irripetibilità dell’operazione e la capacità di Francesco di “bucare” con il suo messaggio anche lo schermo cinematografico.

SCONSIGLIATO A: gli amanti del cinema di Wim Wenders, che qui faranno fatica a ritrovare la poetica del loro autore di riferimento.

Francesca Monti

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