C’è stato un tempo, non così lontano, in cui pronunciare una semplicissima parola provocava una strana reazione “avversa”. Chi osava parlare di “libertà” si trovava davanti, immancabilmente, al medesimo scenario: un misto di stupore e disprezzo, tradito da un sopracciglio alzato; segno sicuro che l’accigliato interlocutore non sarebbe riuscito a trattenersi dal dire «la tua libertà finisce dove inizia la mia». Una reazione pur comprensibile, se si pensa che nell’era Covid c’era chi strillava “libertà” ed intendeva “anarchia”, pretendendo di violare ogni regola, del buonsenso in primis, e di comportarsi come se l’emergenza sanitaria non esistesse.
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