Poesia

“Decimo Dan”, il diario lirico di Marco Plebani

Marco Plebani (Jesi, 1978), insegnante di Lettere, dopo l’opera prima Un giorno qualsiasi (OTMA 2011) ha recentemente pubblicato Decimo Dan (Edizioni La Gru 2022), una silloge che raccoglie liriche composte in oltre due decenni, dal 1999 al 2021. Il titolo dell’opera fa riferimento al massimo grado delle arti marziali, inteso come quel più alto livello di consapevolezza che la poesia fa raggiungere. Nella prefazione alla silloge Pier Marino Simonetti spiega: lo scrittore «dispensa ritmo e musica, insieme a una creatività espressa al di fuori dei canoni convenzionali e tramite una lingua tagliente, articolata in settenari ed endecasillabi che introducono a un mondo interiore ricco e pronto a spiazzare ogni lettore». L’opera è suddivisa in tre tempi, quelli di una giornata: antimeridiano, pomeriggio e sera e, infine, la notte. A chiusura della silloge troviamo una postfazione redatta da Ricardo Pérez Márquez: il poeta, «quale giovane Orfeo», spiega, «semina sogni agrodolci, con la sua estasiata lirica, mentre spunta dalle zolle il suo accattivante fraseggio, un dolore di morbida tessitura, uno sguardo di placido amante».

Nel seguito proponiamo per i nostri lettori tre poesie tratte da Decimo Dan:

 

Antimeridiano

Istruzioni per l’uso

 

Leggimi, lettore, se questo vuoi:

fallo con voce

bassa,

lenta,

modulata,

 

medianica,

 

affrettata ove è necessario.

 

Che tu possa, lettore, aderire

a codesti dettagli inconoscibili;

impara, però, predisposto silenzio.

 

 

Pomeriggio e sera

Semisonetto autunnale

 

Tuo spigolocentrico carattere

oggi mannoia più dogni altra cosa

perché regalo immeritata rosa.

 

Te lo regalerei questo autunno

che primavere precoci promette,

anziché di rimirarlo ardente

su cangianti foglie rosso serale.

Inzuppato nel vino di Bacco,

abete che Natale ancor non accoglie.

Cartocce foglie di magnolia

chil fluido piovorno volge alla Terra.

Sotto forma di stormo di rondini

arriverai in un giorno dipresso.

 

Notte

Giovani di ieri

 

Giovani di ieri di sera al bar:

 

vedo tempie imbiancarsi,

neve caparbia sui rami sottili,

illusioni ricombinarsi.

 

Giovani di ieri di sera al bar:

 

volgersi con amarezza leggera,

sconvolgersi coscientemente d’alcool,

arriva a noi unestranea sera.

 

Giovani di ieri di sera al bar:

 

ci stiamo disgregando ad uno ad uno,

ci stanno disgregando piano piano,

ci state disgregando e mallontano……

 

……un polpastrello tocca la mia tempia, sono vivo.

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