Editoriale

I lati oscuri della Belle époque: folla, antisemitismo e uomo forte

Non solo dipinti in Art nouveau, decorazioni floreali, donne-muse, frutta da tavola e cristalli variopinti. Non solo i piaceri da bordello, gli incontri tra il fumo dei sigari nelle sale caffè, o l’emergere di nuove avanguardie artistico-letterarie. Accanto a questi elementi iconici da Belle époque si accostava anche una realtà oscura. Quella di Cesare Lombroso, Émile Durkheim, Scipio Sighele e Friedrich Nietzsche; delle teorie razziali, delle scoperte sulla psicologia sociale, della manipolazione delle folle, delle proposte eugenetiche, della violenza politica. L’impennata dell’industrializzazione aveva portato ricchezza e pace dopo la guerra franco-prussiana. Ma anche malattie: TBC, MST e alcolismo. Non era tutto oro durante la Belle époque. Che i vari Alfons Mucha, Gustav Klimt, Paul Cézanne o Claude Monet, non traggano in inganno quando si guarda a quell’epoca. In Francia, in particolare, erano tre gli elementi di preoccupazione.

1) L’antisemitismo moderno, esploso tra Russia e Francia nella seconda metà dell’Ottocento. 2) L’avvento delle folle e l’emancipazione delle masse. 3) L’emergere dell’uomo forte in seno al partito-Stato. L’antisemitismo attecchì molto in Francia ed ebbe il suo apice con il caso di Alfred Dreyfus. Contagiò parecchi movimenti artistici e letterari e fu veicolato anche dalla rivoluzione bolscevica. Quanto alle folle, la loro presa di coscienza fu equamente istigata dal Bolscevismo. Il collettivismo della folla, strumentalizzato a destra quanto a sinistra prima e dopo la Grande Guerra, portò ad un aumento della violenza nelle città europee. Gustave Le Bon (Psicologia delle folle) aveva avvertito. «L’avvento delle folle segnerà forse una delle ultime tappe delle civiltà occidentali, un ritorno verso quei periodi di incerta anarchia che precludono al sorgere di nuove società». Così andò, con due guerre mondiali nell’arco di un ventennio. Le folle non sanno riflettere o ragionare.

Inoltre, «non potendo pensare se non attraverso immagini, si lasciano impressionare che da quelle». José Ortega y Gasset (La ribellione delle masse) sostenne che «la supremazia delle élite è terminata. Le masse, liberate dalla sudditanza nei loro confronti, hanno fatto irruzione nella vita in modo determinante, provocando uno sconvolgimento profondo dei valori civili culturali e nelle modalità della condotta sociale». A differenza del Marxismo, secondo Ortega y Gasset la massa non coincideva con una classe sociale. La massa è trasversale alla società. Tocca ricchi e poveri, alto e basso. Secondo Mario Vargas Llosa (Il richiamo della tribù), per Ortega y Gasset la folla «guarda in modo trasversale uomini e donne di classi sociali diverse, uniformandolo in un essere collettivo nel quale si sono fusi, abdicando alla propria individualità sovrana per acquisire quella della collettività» (ibid.).

La massa «è un insieme di soggetti che hanno smesso di essere individui, unità umane libere e pensanti, dissolvendosi in un amalgama che pensa e agisce al posto loro, più sulla base dei riflessi condizionati […] che di ragioni» (ibid.). Abdicare alla ragione è tipico dell’individuo prigioniero del collettivismo della massa che acquisisce maggiore unità anche in virtù della costruzione del nuovo Stato-nazione. La Belle époque coincide con la crescita del nazionalismo. Che, secondo lo scrittore peruviano è «tipica manifestazione di un’egemonia crescente della dimensione […] gregaria su quella individuale. Rifiuta come mito l’idea che una nazione si costituisca sulla comunione di razza, religione o lingua» (ibid.). Non sorprende che questi sentimenti siano stati sfruttati dagli uomini forti del tempo. Georges Boulanger, aspirante dittatore francese, si appellava sempre al popolo, contro banchieri, ricchi, oligarchi, ebrei.

Il fondatore del boulangismo, antesignano del populismo come metodo di offerta politica, auspicava un movimento autoritario che federasse le sensibilità antiparlamentariste e antidemocratiche più disparate. Dalla sinistra radicale ai bonapartisti. Dai cattolici conservatori ai monarchici. Idee simili le aveva anche Édouard Drumont, fondatore della Lega Antisemitica in Francia, che propugnava un populismo antisemita e la sottomissione al capo. Antisemitismo, folla e uomo forte erano il lato oscuro della Belle époque. Affermarono le basi per lo sviluppo dei totalitarismi in Europa. Uno dipendeva dall’altro. L’antisemitismo e l’intolleranza erano necessari per creare una società totalitaria. Il ruolo delle folle che supportassero il regime autoritario era altrettanto cruciale. Infine, l’uomo forte che infiammava la folla e creava divisione per calcolo politico rappresentava il vertice politico del nuovo totalitarismo.

Amedeo Gasparini

www.amedeogasparini.com

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