Il conflitto in Ucraina tra escalation e speranza
Quando finisce veramente una guerra? Con la sconfitta militare dell’avversario o quando diventa nuovamente possibile costruire con lui un ordine che non abbia bisogno della guerra? Possiamo avere una tale speranza per il conflitto tra Russia e Ucraina?

25 agosto 2026: mons. Paul Richard Gallagher con il ministro degli esteri russo Lavrov a Mosca (Vatican News)
Sono domande che emergono con urgenza in occasione del 35° Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina (24 agosto), ascoltando le parole del primo ministro britannico Burnham che ringrazia gli ucraini per difendere non solo la patria, ma l’Europa. I «volenterosi» hanno assicurato all’Ucraina ulteriori aiuti per 6,1 miliardi di euro, pensando indubbiamente al nuovo record di civili morti quest’estate, ma anche all’attacco sventato di droni all’aeroporto di Lipsia, che dimostra come Putin consideri anche Paesi europei come parti in guerra. Oppure alla flotta ombra russa. Così non meraviglia il fatto che, per la prima volta, a Kiev sia stato concesso di costruire missili a lungo raggio, per reagire all’intensificarsi degli attacchi russi, soprattutto con i droni. Non è infatti il pacifismo ad assicurare la pace, ma la difesa dei valori della libertà e della democrazia.
Ma proprio in questo momento in cui per il massiccio aumento degli attacchi da parte della Russia si delinea un acuirsi del conflitto, il “ministro degli esteri” del Vaticano, Mons. Gallagher, si è recato a Mosca, per la prima volta dall’inizio della guerra: si teme un’escalation? Il Vaticano compie, in altre parole, un passo che la coalizione dei volenterosi non può realizzare, e lo fa con i mezzi propri: la pace si stabilisce attraverso il dialogo. Esprime in questo modo la nuova consapevolezza geopolitica della Chiesa, che, dopo gli atti significativi di Francesco all’inizio del conflitto, si è rallentata. Fatto sta che finora Putin non è mai stato disposto a sedersi al tavolo delle trattative.
Molto significativo risulta altresì il viaggio di Ratcliffe, direttore della CIA, a Mosca: anche questo un inedito dall’inizio della guerra, sebbene la comunicazione tra Trump e Putin non si è mai interrotta. E sebbene non sia pensabile un coordinamento tra Vaticano e governo americano, questa coincidenza pone una pressione di pace su Mosca.
Dunque, mentre da un lato l’Europa aiuta l’Ucraina a resistere e a difendere quei valori senza i quali non esiste nessuna pace, la pressione su Mosca cerca di spezzare la logica della guerra dalla quale non si esce, una volta che si è permesso il suo dispiegamento. Ed è proprio questo il tema dell’enciclica: l’uomo può diventare preda del potere, le cui logiche finisce poi per assecondare (libido dominandi), oscurando la magnifica humanitas. L’idea dell’Europa era di disinnescare tale logica, ma la storia insegna che non bisogna mai abbassare la guardia. La nuova costellazione del conflitto permetterà di aprire uno spiraglio di uscita inaspettato, prima che sia troppo tardi?
Markus Krienke