Letteratura

L’incontro con Nadia Terranova a ChiassoLetteraria

La scrittrice Nadia Terranova. Foto: Sandro Messina

Della scrittrice Nadia Terranova ho letto soltanto il  romanzo Gli anni al contrario, perciò è stato un buon motivo incontrarla più da vicino, all’appuntamento anticipatorio, organizzato da Chiassoletteraria. Del romanzo d’esordio ho ripercorso alcune mie note, che mi riservo sempre di lasciare tra le pagine dei libri che leggo. Perché vivo i libri come creature che interagiscono con chi se ne impossessa, diventando materia viva con cui poter creare e dialogare. La trama del romanzo mi è subito sembrata molto ben scritta, scorrevole, funzionale nel far emergere la fatica, il rigore, i destini e l’impegno dei personaggi: due ventenni che crescono negli urti dell’Italia sovversiva, che sono in realtà i genitori dell’autrice del romanzo. L’atmosfera nel descrivere i contesti sociali di un periodo storico, come gli anni di piombo a Messina, è molto densa perché mette in luce i limiti della società dell’epoca, che genera le sue storture, disseminando vissuti dolorosi, in un declino generalizzato.

Non mi soffermo sulla sinossi del romanzo poiché la si trova facilmente in rete. Mi interessa invece disporre dell’incontro a Chiasso per ripercorrere alcuni capitoli della vita vera della Terranova, che si è raccontata ai microfoni della giornalista Rachele Bianchi Porro. La scrittura della Terranova è fluida e lascia trasparire dei sottotesti, dei chiaroscuri, con una narrazione a tratti psicologica, rivelando, come in Gli anni al contrario, il contesto familiare e intimistico sia sorretto da una scrittura che si fa poetica e riflessiva. Le sue radici sono siciliane, e dalla sua terra attinge per tracciare una traiettoria che fa emergere i legami, ricorrendo a una prosa che lascia libera l’immaginazione. I suoi romanzi parlano di verità plurime, e descrivono personaggi controversi con i quali lei stessa si misura e ai quali, pur essendo loro stessi in contrasto con lei, dà spesso ragione. La Terranova non teme l’incontro con verità scomode, come la storia della sua bisnonna, internata in un manicomio, raccontata nel romanzo Quello che so di te, dove la verità si confonde in una zona buia ed entra nelle soglie proibite di un certo vissuto, dentro le stanze della follia. Interrogandosi sui contorni della scrittura, Nadia Terranova ha parlato della sensazione di essere chiamata per raccontare storie fatte di congetture, andando alla ricerca delle parole della bisnonna, dandole voce e spazio. Scrivendo in presa diretta, in modo dunque immediato, spontaneo, senza mediazioni o elaborazioni successive, i suoi romanzi sono reali e non propongono un’unica soluzione, se di soluzione si può parlare. Non le interessa il disamore, ma le interessano tutte le forme d’amore con le loro componenti e i loro risvolti.

Il temperamento avvincente, e la sua vita ricca di aneddoti sono una buona ragione per avvicinarsi ai suoi romanzi, che non la rappresentano alla lettera, perché descrivono mondi diversi tra loro, che poi lei trasforma in storie. Averla sentita parlare mi ha invogliata a conoscerla meglio. Poi anche lei ama Virginia Woolf, alla quale ricorre nelle prime battute del romanzo che ho letto, quando Aurora si chiude in bagno per avere una stanza tutta per sé. Magari non mi troverà d’accordo su alcune cose, ma la partenza con la sua scrittura promette bene, poiché mi ha convinta dell’intensità e della profondità del suo sguardo e della sua opera.

Nicoletta Barazzoni

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