Massimo Zamboni chiude il festival
A chiudere la ventiduesima edizione di Tutti i colori del giallo è stata una serata sospesa tra parola, musica e memoria, affidata a Massimo Zamboni, musicista, scrittore e anima storica dei CCCP e dei CSI, protagonista di un intenso dialogo con Enrico Bianda prima del reading-concerto tratto da Pregate per Ea. Un finale capace di restituire al festival non soltanto la dimensione letteraria, ma anche quella più profondamente umana e collettiva della narrazione.

Enrico Bianda dialoga con Massimo Zamboni (Foto: Sabrina Montiglio)
Fin dall’inizio dell’incontro, Bianda ha indicato con precisione il centro della scrittura di Zamboni: “Qui la scrittura sembra non serva solo o tanto a raccontare una storia quanto a costruire una specie di geografia emotiva e anche morale”. È forse la definizione più esatta emersa durante la serata. In Pregate per Ea i luoghi non sono sfondo, ma presenza viva: il bosco, le foglie, i campanacci, le acque, il silenzio delle montagne, i nomi precisi degli animali e delle piante custodiscono memorie, colpe, superstizioni e rapporti di potere.
Viene naturale pensare a Leopardi: “E come il vento / odo stormir tra queste piante”. Anche nella prosa di Zamboni il paesaggio non accompagna il racconto: lo genera. La sua è una lingua materica, quasi tattile, che ascolta prima ancora di descrivere. Una scrittura alta ed evocativa, poetica e insieme musicale, capace di trasformare il suono stesso delle parole in struttura narrativa.

Massimo Zamboni (Foto: Sabrina Montiglio)
Non a caso Zamboni ha dichiarato: “La sonorità diventa trama di per sé”. Ed è proprio questa musicalità profonda a rendere unica la sua voce letteraria. Nel racconto della montagna dell’Appennino reggiano — terra d’origine e di ritorno — ogni dettaglio possiede peso e verità: “Gli animali hanno un nome, le pecore non esistono, esistono le massese, le garfagnine, le cornelle”. Nulla è generico, nulla è decorativo. Ogni parola è scelta per restituire dignità concreta alle cose e alle vite raccontate.
Il dialogo con Bianda ha attraversato molti temi: il lavoro sugli archivi, la memoria orale, la lingua burocratica del nuovo Regno d’Italia contrapposta al dialetto essenziale della montagna, la dimensione rituale e quasi sacra che attraversa Pregate per Ea. Colpisce il modo in cui Zamboni riesca a far convivere antropologia e poesia, storia e spiritualità. “Le montagne le trattengono queste storie, non le lasciano scappare via”, ha detto a un certo punto, spiegando come la vicenda di Maria Domenica Gebennini continui ancora oggi a vivere nella memoria collettiva dei luoghi.
Tra i momenti più intensi della serata, il passaggio dedicato alla “giusta distanza” necessaria per raccontare il dolore e la storia. Zamboni, riflettendo sul proprio lavoro di scrittore, ha osservato come siano spesso “i nipoti” a poter narrare davvero, perché abbastanza vicini da custodire la memoria e abbastanza lontani da riuscire a comprenderla. Una riflessione che attraversa tutta la sua opera, sempre sospesa tra ritorno e attraversamento.

Massimo Zamboni (Foto: Sabrina Montiglio)
Poi il dialogo ha lasciato spazio al reading musicale. Accompagnato dai musicisti Cristiano Roversi e Simone Beneventi, Zamboni ha dato voce alle pagine di Pregate per Ea trasformandole in esperienza sonora e quasi liturgica. Nel buio del Cinema Lux le parole sembravano provenire direttamente dal bosco evocato nel libro: “le foglie divenute invisibili si sentono stormire come di giorno mai”. Ancora Leopardi, ancora il vento tra le piante, ancora quella natura viva che nella scrittura di Zamboni diventa presenza spirituale e memoria collettiva.
La sindaca di Massagno Simona Rusconi ha salutato il pubblico sottolineando come la serata abbia saputo raccontare “la spiritualità e la realtà” con rara profondità. Ed è forse questa la cifra più autentica lasciata dall’incontro: la capacità di Massimo Zamboni di unire la concretezza della terra e degli archivi alla dimensione invisibile del mito, del rito e del ricordo.

Luca Crovi, Simona Rusconi e Massimo Zamboni (Foto: Sabrina Montiglio)
La giornata conclusiva del festival era iniziata già al mattino con un incontro molto partecipato nell’aula magna delle Scuole medie di Massagno, fortemente voluto dalla direzione artistica del festival insieme all’istituto scolastico. Ospiti Luca Crovi e Valeria Corciolani, già protagonista della serata precedente, accolti dal professor Simone Pellicioli e dagli studenti, che hanno dialogato con gli autori mostrando attenzione e curiosità verso il genere giallo.
Due allievi delle scuole medie hanno posto domande agli ospiti, dimostrando di conoscere già strutture narrative e dinamiche investigative affrontate durante le lezioni scolastiche e leggendo anche La trappola del tempo di Valeria Corciolani. Un momento significativo, che ha mostrato come il festival riesca a coinvolgere anche le nuove generazioni, costruendo un ponte tra letteratura, scuola e territorio.
La direttrice delle Scuole medie di Massagno, Rosetta Poerio, si è detta particolarmente felice della collaborazione con il festival, auspicando che questo dialogo con gli studenti possa proseguire anche negli anni futuri.
Così si è conclusa l’edizione 2026 di Tutti i colori del giallo: con una voce che non ha soltanto raccontato una storia, ma ha restituito il suono stesso della memoria. E con uno sguardo già rivolto al futuro: il festival tornerà a Massagno il 19, 20 e 21 maggio 2027.
Le Libraie de Il Rifugio Letterario
Lidia e Maria