Anniversari

In viaggio con Pinocchio e Collodi: le mostre del bicentenario

Un pezzo di legno, un burattino ribelle, un naso che cresce a ogni bugia. Pinocchio è entrato nell’immaginario collettivo con immagini così familiari da rischiare di nascondere la complessità del personaggio inventato da Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Collodi. A duecento anni dalla nascita dello scrittore, il 2026 offre l’occasione per tornare alle origini della storia e seguirne le infinite trasformazioni: non soltanto quelle del protagonista, sospeso tra materia inanimata e aspirazione all’umanità, ma anche quelle di un libro che, dalla pubblicazione a puntate sul Giornale per i bambini alla diffusione internazionale, ha attraversato linguaggi artistici, epoche e interpretazioni. Le mostre organizzate in Italia per il bicentenario restituiscono un ritratto composito di questo patrimonio: accanto alle esposizioni dedicate all’evoluzione iconografica del burattino, trovano spazio documenti originali, prime edizioni, opere contemporanee e persino manufatti in porcellana. Ne emerge anche un Collodi meno noto: giornalista satirico, osservatore della società ottocentesca, traduttore e autore di libri scolastici, ben oltre il successo di Le avventure di Pinocchio.

 

Modena, le metamorfosi di Pinocchio

Locandina della mostra Pinocchio a rotta di collo, tratta dal cortometraggio Il burattino e la balena di Roberto Catani.

Al Museo della Figurina di Palazzo Santa Margherita, a Modena, Pinocchio a rotta di collo. Metamorfosi di un burattino (fino al 7 febbraio 2027) affronta il personaggio attraverso due chiavi di lettura: il capovolgimento dei valori e la continua trasformazione della materia. La mostra mette in dialogo illustrazioni e animazioni contemporanee con figurine, giocattoli d’epoca, libri illustrati, periodici e altre testimonianze della fortuna popolare del racconto. Pinocchio vi appare come una figura instabile, refrattaria a ogni forma definitiva: passa dal vegetale all’animale, dall’inanimato all’umano, mentre si muove in un universo nel quale le regole vengono continuamente rovesciate. Tra la dimensione politica dei disegni dal film di Roberto Catani, quella fluida del video di Gianluigi Toccafondo, le atmosfere oscure di Marco Corona, la teatralità di Luca Caimmi e l’installazione metamorfica di Beatrice Pucci, la mostra restituisce la ricchezza di un personaggio che continua a sfuggire a ogni definizione. L’esposizione è curata dal Museo della Figurina in collaborazione con l’associazione culturale Hamelin.

 

Firenze, lo scrittore e il giornalista dietro il burattino

A Firenze, il percorso celebrativo si concentra anche sullo scrittore e sul contesto culturale in cui nacque il suo capolavoro. Alla Biblioteca Marucelliana, la mostra C’era una volta… un re? Collodi scrittore per l’infanzia (fino al 6 novembre 2026), curata da Erica Vecchio, parte dalla celebre apertura di Pinocchio per esplorare l’intera produzione destinata ai giovani lettori. Dai Racconti delle fate, tradotti da Collodi, ai libri scolastici con protagonisti Giannettino e Minuzzolo, l’esposizione restituisce l’ampiezza di un’attività letteraria spesso oscurata dalla fama del burattino. Di particolare interesse sono i documenti che ricostruiscono la pubblicazione a puntate sul Giornale per i bambini, insieme ai disegni originali, alle incisioni e alle prove di stampa di Enrico Mazzanti, primo illustratore di Pinocchio. Materiali che consentono di osservare non soltanto la genesi editoriale dell’opera, ma anche il ruolo delle immagini nella costruzione della sua fortuna.

Un secondo capitolo fiorentino si è aperto il 15 ottobre all’Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti, a Palazzo Corsini Suarez, con C’era una volta… Un Re! Carlo Lorenzini detto “Collodi” tra satira, giornalismo e letteratura per l’infanzia (fino al 15 giugno 2027). Curata da Elisa Martini e Benedetta Gallerini, la mostra amplia lo sguardo dalla letteratura per ragazzi alla figura pubblica di Lorenzini, attraverso documenti originali, prime edizioni, giornali d’epoca, volumi rari e opere d’arte. Fra i materiali esposti figurano la firma autografa di Lorenzini nel registro dei soci del Gabinetto Vieusseux, datata 30 giugno 1865, la prima edizione in volume di Pinocchio del 1883 e il Giornale per i bambini del 1881. Una sezione è dedicata all’artista Vinicio Berti, con dodici dipinti a olio presentati in questa selezione per la prima volta. Il percorso restituisce così la complessità di un autore che fu anche giornalista satirico e osservatore critico della società del suo tempo.

 

Sesto Fiorentino, il burattino di porcellana

Un legame meno immediato è al centro di Pinocchio tra le porcellane. Collodi e la Manifattura Ginori (fino al 31 dicembre 2026), allestita alla Biblioteca Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino. Curata da Sabrina Egiziano con la collaborazione di Oliva Rucellai e Rita Balleri, l’esposizione ricostruisce il rapporto fra lo scrittore, la manifattura e il territorio. Il percorso riunisce manufatti Richard Ginori decorati con soggetti ispirati alle Avventure di Pinocchio, un testo promozionale sulla manifattura scritto da Lorenzini — allora diretta dal fratello Paolo — e una selezione di tavole illustrate dedicate al Campo dei Miracoli e al Paese dei Barbagianni. Disposte in ordine cronologico, le illustrazioni permettono di seguire l’evoluzione dell’immaginario figurativo del romanzo, mentre gli oggetti in porcellana mostrano come il personaggio abbia oltrepassato i confini del libro per entrare nella cultura materiale e nelle arti applicate.

 

Alatri, verità e bugie di Pinocchio

Foto: Pagina Facebook Museo Civico di Alatri

Anche il Lazio partecipa alle celebrazioni con Dimmi un’altra buggia (fino al 29 novembre 2026), mostra curata e realizzata da Guido Gabriele, in arte GraficamenteScorretta, al Museo Civico di Alatri. Un racconto fatto di immagini, segni, ironia e immaginazione, capace di accompagnare il visitatore in una riflessione sul confine tra realtà e narrazione, tra ciò che vediamo e ciò che scegliamo di raccontare. Un’esposizione che  invita a guardare le cose da un’altra prospettiva e a lasciarsi sorprendere da un linguaggio visivo immediato, ironico e contemporaneo.

 

Livorno, il viaggio continua

Locandina della mostra Pinocchio. Le avventure visive di un burattino, tratta da un’opera di Ferenc Pintér. Collezione Sergio Cereda.

Il Museo della Città di Livorno propone infine la mostra Pinocchio. Le avventure visive di un burattino (dal 1° novembre 2026 al 10 gennaio 2027), in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Carrara, Aliarte APS e il Comune di Livorno. L’esposizione si articola lungo due direttrici: il rapporto fra Lorenzini e la città labronica e la storia delle interpretazioni artistiche del suo personaggio più celebre. Il primo percorso si riallaccia alla ferrovia Leopolda e a Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno, pubblicato nel 1856, nel quale il giovane Collodi raccontava con ironia il territorio e le origini della città. Il secondo ripercorre invece l’evoluzione iconografica di Pinocchio, a partire dall’edizione del 1883 illustrata da Enrico Mazzanti fino alle interpretazioni di Jacovitti e Roberto Innocenti, accostate a dipinti, sculture e opere contemporanee. Il percorso, costruito a partire dalla Collezione Sergio Cereda, comprende anche edizioni storiche delle biblioteche civiche e lavori di artisti come Mario Madiai, Ugo Nespolo e Fabio Leonardi. Una sezione dà spazio anche alle opere inedite degli allievi della Scuola di Fumetto e Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, mettendo in relazione la memoria visiva del personaggio con le nuove generazioni di illustratori.

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