Letteratura

Dante e il suo tempo: colazione letteraria con Franco Cardini

Sabato 20 marzo alle 11:00, per la terza edizione delle Colazioni letterarie, dedicata alla figura e all’opera di Dante Alighieri, di cui ricorre quest’anno il settecentesimo anniversario della morte,Franco Cardini dialoga con Roberto Antonini sul tempo in cui visse Dante.

L’evento è Promosso dalla Società Dante Alighieri e dal centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura, nell’ambito del programma di mediazione culturale LAC edu, le Colazioni letterarie propongono incontri con personaggi di spicco del mondo letterario e culturale.

Parlare di Dante, dal punto di vista storico, economico e politico, vuol dire analizzare due periodi: quello prima della nascita di Dante, a metà del duecento, quando i banchieri e i mercanti fiorentini si dotarono d’uno strumento creditizio nuovo, il fiorino d’oro, destinato a rivoluzionare economia e finanza di quasi tre secoli, e quello dopo la sua morte quando una disastrosa alluvione mise in ginocchio Firenze e successivamente fu investita dalla Peste Nera del 1348 che ne ridusse gli abitanti di più della metà. Ma quello che fece viva e forte Firenze fu la capacità dei suoi imprenditori che viaggiarono e portarono a Firenze i preziosi materiali coloranti dall’Asia, le lane dall’Inghilterra e dal Maghreb e riuscirono a far convergere queste materie prime in una città che, producendo grazie ad esse quelle stoffe di lana che divennero le più pregiate del mondo, triplicò nel giro di un paio di generazioni il suo livello demografico, riuscì col favore del papa e del re di Francia a divenire una grande potenza economica. Informazione, capacità di cogliere i bisogni del proprio tempo, scelta oculata degli alleati. La Firenze di Dante è anche quella di Giotto e di Arnolfo di Cambio. Quella dei grandi monumenti pubblici laici e religiosi che la fanno bellissima. Ma la grandezza finanziaria senza potenza politico-militare creò una situazione pericolosa; i rapidi arricchimenti avevano generato una spaventosa sete di potere e le lotte politiche – guelfi e ghibellini, poi magnati e popolani – compromettevano la stabilità del ceto dirigente. Ne seppe qualcosa Dante, cacciato in esilio per colpe non sue (ma davvero e del tutto non sue?).

L’iscrizione per la partecipazione può essere effettuata compilando il form raggiungibile tramite questo link.

 

In cima