Riflessione

Il 25 aprile e la difesa della libertà democratica

Formazione partigiana in movimento durante la Resistenza

Il tentativo di “relativizzare” il messaggio antifascista del 25 aprile, richiedendo la contemporanea con-danna del comunismo, va respinto non solo perché «ci sono altri 364 giorni per essere anticomunisti» ma soprattutto perché così ci si priva dalla possibilità di cogliere la lezione storica del fascismo e di avvertire il ritorno dei modi violenti con cui si mira alla destabilizzazione della società democratica e aperta, vengono soppresse le opinioni altrui e si negano fondamentali diritti a determinate parti della società, al fine di ristabilire – con la forza – l’unità e l’identità della nazione con la sua “purezza” e il suo “ordine”. In tale veste, oggi le nuove forme del fascismo vengono accolte come “offerta di senso” in un momento di grande confusione, perché aprono la prospettiva di un cambiamento vero attraverso un “risveglio” della società contro la “decadenza” delle istituzioni liberal-democratiche.

Il fascismo non torna nella forma ideologica del XX secolo, bensì piuttosto come un “governo dei ricchi” che non trascina le persone in una guerra, ma le lega al loro divano. Cambiano dunque i modi in cui si erodono le garanzie della libertà. Si conferma così il fatto che il fascismo inizia nella quotidianità, in modo silenzioso: la normalizzazione di un linguaggio discriminatorio, l’accettazione di ideali autocratici, la svalutazione di principi democratici come disfunzionali e il rifiuto della ragione critica – tutto ciò assumendo un ruolo di vittima autoattribuitosi. Non bisogna infatti né ridurlo al razzismo, né generalizzarlo come parola di demonizzazione contro tutto ciò che viene percepito come “cattivo”. Esso è piuttosto una strategia politica precisa volta a sostituire le libertà istituzionali con strutture autocratiche e lo schema dell’amico-nemico. La distruttività contraddistingue pertanto il fascismo. Con l’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’ideologia transumanista della Silicon Valley, esso assume la sua variante più attuale e minacciosa del Dark Enlightenment o Neo-Reactionary movement (NRx), che include anche una nuova sacralizzazione della politica come viene realizzata da Trump.

Per difendere il significato del 25 aprile bisogna allora sottrarre il termine “fascismo” sia alla retorica di demonizzazione generale, sia al relativismo che lo riduce ad una tragedia storica del passato accanto a molte altre, per restituirgli la sua funzione analitica di evidenziare la reale minaccia della democrazia oggi. Ossia di essere un criterio per riconoscere quando la libertà viene erosa, quando il dissenso viene delegittimato, quando la politica smette di essere spazio comune e diventa strumento di esclusione. In questo senso, il 25 aprile non è né una celebrazione del passato, né una festa solo di alcuni: il suo antifascismo non indica un’identità di parte, ma una forma di responsabilità civile.

Markus Krienke

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