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LuganoMusica, récital di Buchbinder sulle note di Beethoven

Martedì 30 gennaio, alle ore 20.30, la Sala Teatro del LAC ospita Rudolf Buchbinder, in un récital tutto dedicato a Ludwig van Beethoven, di cui il pianista è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi interpreti. Anche il programma della serata è una dedica al di là del tempo: la serata si apre con la Sonata per pianoforte n.3 in do maggiore, op. 2 n. 3 e la Sonata per pianoforte n. 8 in do minore, op. 13 Patetica, appartenenti al primo periodo di composizione di Beethoven. Il récital continua con la Sonata per pianoforte n. 10 in sol maggiore, op. 14, n. 2 e si conclude con la Sonata per pianoforte n. 21 in do maggiore, op. 53 Waldstein.

Durante una lunga e straordinaria carriera, il legame artistico tra Buchbinder e il Maestro romantico si è sempre più rafforzato, tanto da essere raccontato da Buchbinder stesso nel suo libro Una vita con Beethoven. Dagli inizi come studente della Wiener Musikakademie, al suo primo concerto ufficiale, in cui suona il Concerto n.1 op. 15 al Konzerthaus (Mozartsaal) fino alla musica da camera, in trio e in duo con strumentisti ad arco come Szeryng, Milstein e Starker, o con le prime parti dei Wiener Philarmoniker. La sua interpretazione delle 32 Sonate di Beethoven è considerata oggi uno dei caposaldi nella storia della interpretazione beethoveniana. Buchbinder ha eseguito il ciclo delle 32 Sonate più di 50 volte, a Berlino, Buenos Aires, Dresda, Pechino, San Pietroburgo, Zurigo, Milano, Vienna, Monaco (e anche a Padova nel 1988) ed è stato il primo pianista ad eseguirle tutte al Festival di Salisburgo nel 2014.

«Beethoven era il più romantico dei compositori» ha detto Buchbinder in un’intervista al Guardian. «Quando Beethoven scriveva espressivo – cosa che faceva molto spesso – intendeva qualcosa di profondamente emotivo, qualcosa di estremo, qualcosa che avrebbe fermato il tempo come lo conosciamo». È in un animo storicamente classicista che il grande pianista riconosce la tensione romantica del sublime, tra le composizioni di un Beethoven appena arrivato a Vienna e quelle del periodo di maggior “eroicità” della scrittura musicale. La sua “espressione” è ciò che non ha mai voluto celare e che gli ha permesso di esprimersi usando il tempo come se fosse uno strumento.

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