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“Materia”: weekend di videodanza al Teatro San Materno

In collaborazione con il POOL – Movement Art Film Festival Berlin, il Teatro San Materno di Ascona propone due serate dedicate alla videodanza internazionale, sabato 14 marzo alle ore 20.30 e domenica 15 marzo alle ore 17.00. Giunta al suo terzo anno, la collaborazione tra il festival berlinese e il Teatro San Materno presenta una rassegna curata da Lisa Ferretti e Sarah Möller, in cui il movimento del corpo dialoga con lo sguardo della macchina da presa. In questi lavori danza e cinema si fondono fino a diventare un’unica forma espressiva, dando vita a coreografie pensate specificamente per lo schermo. Corpi danzanti, fluidi ed empatici, si intrecciano con paesaggi naturali e con gli elementi della materia. Terra, acqua, luce e vento emergono come texture vive nell’immagine cinematografica, entrando in relazione con la pelle e con il gesto, e creando un dialogo poetico tra le forze umane e quelle naturali. Le due serate presentano programmi distinti che riuniscono opere provenienti da diversi contesti geografici e poetiche artistiche, tutte accomunate dall’esplorazione del rapporto tra corpo, paesaggio e materia.

Baleines di Sylvain Dufayard, 2024.

La prima serata, sabato 14 marzo, si apre con Embrace di Shantala Pèpe (Belgio/Regno Unito, 2014), breve momento di sospensione in cui una donna e un uomo condividono un attimo di intimità davanti all’immensità dell’oceano. Il mare ritorna anche in Baleines di Sylvain Dufayard per la compagnia Cie Moussoux Bonté (Belgio, 2024), immersione visionaria in un universo acquatico popolato da sirene, cattedrali sommerse e balene che dormono verticalmente nelle profondità dell’oceano. Con Bele Beltza di Andrea Hackl (Spagna/Francia/Paesi Bassi, 2020) lo sguardo si sposta tra le montagne: una fiaba onirica che attraversa paesaggi interiori e naturali come un viaggio simbolico dell’anima. La relazione tra corpo e ambiente emerge anche in Aria di Azzurra Lugari (Francia, 2014), dove una danza verticale prende forma sul volto di una scogliera, sospesa tra roccia, cielo e mare. Cuore della serata è Insular Bodies di Stephanie Thiersch (Germania, 2020), che propone un’immaginazione ecologica in cui umano e non umano, carne, vento, pietra e acqua si incontrano su un piano comune, generando immagini poetiche di un mondo privo di gerarchie. In Lunar di Natasha Vergilio e Dan Caetano (Germania, 2019) il movimento di un corpo e delle sue ombre diventa il mezzo per evocare l’energia lunare e riflettere sui cicli di vita e trasformazione. Chiude il programma Furthermore di Ran Bensimon, Sita Ostheimer e Yehezkel Raz (Israele/Germania, 2021), una coreografia cinematografica costruita tra distanza e gravità che fonde immaginazione poetica e precisione scientifica grazie all’uso di texture lunari NASA e ambienti cosmici generati digitalmente.

Insular Bodies di Stephanie Thiersch, 2020.

La seconda serata, domenica 15 marzo, continua a interrogare il rapporto tra corpo e natura, aprendo con Competing for Sunlight: Oak di Dagmar Dachauer (Austria, 2017), rilettura contemporanea dell’antica credenza che vede nella quercia un portale verso altre dimensioni. Con Salt Water di Abe Abraham (Stati Uniti, 2017) la forza degli elementi naturali viene messa in dialogo con il bisogno umano di stabilità. Matalapaine – The Skin in the Wind Before the di Vilma Tihilä (Finlandia, 2025) si concentra invece sul momento in cui il corpo percepisce un cambiamento imminente: il paesaggio diventa pelle, respiro e tensione, come l’attesa di una tempesta. In 63°41. Eg var her. di Dina Enoksen Elvehaug, con Berit Einemo Frøysland (Norvegia, 2023), una donna cerca di lasciare tracce di sé attraverso il movimento e gli oggetti, interrogandosi sul desiderio umano di essere ricordati e sulla costruzione della memoria. Il breve video musicale Fluorescent Light, diretto da Evan Benally Atwood per Haley Heynderickx e Max García Conover, con la partecipazione di Yoshiko Chuma (Stati Uniti, 2025), evoca invece la nostalgia di una luce antica contrapponendola all’ambiente artificiale della contemporaneità. Con Salto di Marc Philipp Gabriel con Tizo All (Portogallo, 2020) un corpo emerge dalla terra in un unico gesto di danza, sospendendo il tempo mentre il film riflette silenziosamente sulla relazione tra natura, turismo e sfruttamento. In The Soft Bit di Jana Irmert con Lingji Hon (Germania, 2021) movimento, suono e immagine si intrecciano in una ricerca cinematografica ispirata al Taiji e alle connessioni tra gli elementi. A chiudere il programma è Liquid Identity del duo Broas & Nyberg (Finlandia, 2020), racconto visionario in cui due viaggiatrici spaziali approdano sul pianeta Lilac e intraprendono una missione immaginaria per salvare il mondo.

The Soft Bit di Jana Irmert, 2021.

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