Al Festival tante teste, e tante voci
Dallo scambio con un’artista di arti visive sul Locarno Film Festival sono emerse riflessioni su cinema e arte. Ci siamo interrogate sui grandi meccanismi dell’industria quanto sulle specificità dell’arte, senza entrare nei dettagli della kermesse.
Una giostra attorno alla quale gravitano le arti, l’arte, la cultura e le sue infinite dimensioni e manifestazioni. Quando il festival si ferma Locarno abbassa piano i riflettori, dopo che per dieci giorni si è spogliata del suo abito per affondare nel cinema e in molto altro, immergendosi in un vortice. Tornando allo scambio con l’artista di arti visive sono emerse interpretazioni di certo opinabili ma degne di ascolto sulle quali vale la pena soffermarsi. Secondo lei non sempre il festival sfugge e si sottrae a logiche commerciali e consumistiche, che hanno livellato e colonizzato l’arte. Pur capendo i compromessi a cui un festival inevitabilmente si deve attenere, e riconoscendo di appartenere ai melanconici che anelano ai veri film d’autore si chiede come sia possibile accostare un cineasta come Béla Tarr o Andrej Tarkovskij a un prodotto come lo Squalo. Aggiunge anche la questione dello spazio al cinema americano, per non parlare della lingua ufficiale. Sono realtà che se paragonate mostrano da un lato la ricerca artistica e dall’altro il lato più commerciale. Il mare è pieno di pesci e il festival deve scegliere le sue correnti. È un’organizzazione culturale che deve includere e non escludere, deve fare scelte artistiche in totale autonomia, deve parlare a un pubblico ampio, dagli appassionati, agli estimatori raffinati ai meno esperti, tenendo insieme livello artistico e accessibilità.
Non mi schiero nelle posizioni dicotomiche tra i colti da una parte e la massa dall’altra perché ci vuole equilibrio, dal momento che la ragione spesso sta nel mezzo delle cose. Il festival deve cercare di accontentare anche gli scontenti senza perdere la faccia. Ci sono film d’autore interessanti e altri che non vanno snobbati perché non rientrano in una visione elitaria del cinema, senza scivolare in un intellettualismo e in un’idea ristretta di cultura, soprattutto pensando a tutti quegli artisti, ai creativi, che danno tutto di loro per creare. Perciò li onoro andando al festival, anche se ci sono film che mi hanno parlato e altri che sono rimasti afoni. A un film noioso e insignificante preferisco un film brutto, che mi fa pensare e mi mette in discussione.
Nicoletta Barazzoni